Dai sorrisi di Hegseth alla “profezia” della portavoce di Trump: l’attentato all’Hilton al centro delle teorie del complotto
“Fight, fight, fight“. La stessa parola ripetuta tre volte da Donald Trump dopo che un cecchino, durante la campagna elettorale del 2024, lo colpì a un orecchio in un comizio a Butler, Pennsylvania. A distanza di quasi due anni, sabato 25 aprile il presidente degli Stati Uniti ha dovuto “lottare” contro un nuovo attentatore, ma la minaccia più grande questa volta potrebbe essere il mondo dei complotti. Dopo solo poche ore dalla sparatoria nella hall dell’hotel Hilton di Washington, dove si stava tenendo una serata di gala con i corrispondenti alla Casa Bianca, sui social è diventata virale una parola: “staged“, messa in scena. Che gli Stati Uniti siano anche la terra delle cospirazioni è cosa nota, ma se a fomentarle sono una portavoce presidenziale profetica e un segretario alla Guerra troppo sorridente, la loro diffusione si alimenta. Anche politicamente.
Candid photograph of Secretary of Defense Pete Hegseth after walking out of a press briefing by President Donald Trump at the White House, following a shooting incident during the annual White House Correspondents’ Association dinner, in Washington, D.C.
???? REUTERS/Kylie Cooper pic.twitter.com/02GxZQMBO4
— MeidasTouch (@MeidasTouch) April 26, 2026
Tutto è iniziato quando su X si è diffuso una scatto dietro le quinte dell’agenzia Reuters. Nella foto si vede il capo del Pentagono, Pete Hegseth, sorridente e rilassato poco dopo l’attentato. Stesso atteggiamento che ha mantenuto anche durante la conferenza stampa di Trump alla Casa Bianca dopo la fuga dall’Hilton. Di fianco al segretario alla Guerra, quasi divertita, c’era anche la portavoce del presidente, Karoline Leavitt. Nei giorni prima dell’attentato la portavoce, in un’intervista a Fox News, aveva dichiarato: “Il discorso di stasera sarà il classico Donald Trump. Si spareranno alcuni colpi”. Quest’ultima frase per il mondo cospirazionista è stata la prova della messa in scena. L’espressione inglese però, “shots fired“, può anche significare “frecciate pesanti”, ovvero quelle che il tycoon avrebbe dovuto tirare ai giornalisti quella sera nella ballroom dell’hotel.
Fox’s Aishah Hasnie: Karoline Leavitt’s husband leaned over and told me right as the WH Correspondents Dinner was starting, “You need to be very safe.”
“He was very serious when that said that to me, and he kinda looked around the room and said, ‘There are some–'”
*Call drops* pic.twitter.com/Q4rjP6KXn8
— Chris Menahan ???????? (@infolibnews) April 26, 2026
La lista delle “prove” dei complottisti però è lunga. In molti sui social fanno riferimento a una clip, sempre di Fox News, che coinvolge la corrispondente Aishah Hasnie. La giornalista ha chiamato in diretta l’emittente dall’Hilton raccontando di essere seduta di fianco al marito di Leavitt, Nicholas Riccio. Nella telefonata Hasnie racconta di come Riccio l’abbia avvisata di stare “molto attenta“, perché “ci sono alcuni…”. A quel punto la linea cade, poco prima che vengano sparati i primi colpi di fucile. La giornalista su X ha spiegato poi che la chiamata è stata interrotta solo perché si trovava in una zona notoriamente con scarso segnale: “Mi stava dicendo di stare attenta alla mia sicurezza perché il mondo è impazzito. Esprimeva la sua preoccupazione per la mia incolumità”. In un altro video virale invece si vede un uomo avvicinarsi al presidente e alla first lady Melania, sussurrare loro qualcosa e mostrare un biglietto: poco dopo iniziano gli spari.
Un’inchiesta del Wall Street Journal ha rivelato che i livelli di sicurezza presenti all’Hilton hotel di Washington erano inferiori a quelli che si possono trovare “allo stadio o a una festa“. Un ulteriore elemento che ha alimentato la fervida immaginazione dei complottisti online. In molti si chiedono infatti come sia possibile che un uomo armato fino ai denti abbia potuto avvicinarsi così tanto al presidente degli Stati Uniti. Una teoria che è piaciuta anche all’Iran. L’agenzia di stampa nazionale Tasnim ha scritto che l’attacco “ha suscitato dubbi e molti interrogativi fin dai primi minuti. Trump vuole forse sfruttarla in vista delle prossime elezioni di metà mandato negli Stati Uniti, o intende usarla contro l’Iran o un altro Paese?”. Sui social del governo iraniano poi è stato pubblicato un video stile Lego, ormai arma digitale preferita dai pasdaran, in cui si ironizza sull’attentato, lasciando intendere il sospetto che fosse tutta una messa in scena.
Se l’episodio di Butler nel 2024 aveva aiutato Trump ad accrescere i consensi in vista delle elezioni, bisognerà ora vedere se anche l’attentato di sabato lo spingerà verso un successo al voto di midterm a novembre. Una spinta di cui il tycoon al momento avrebbe sicuramente bisogno. In molti credono per questo alla messa in scena, compreso lo scrittore di romanzi polizieschi Don Winslow. L’autore americano dopo l’attentato ha ripreso un suo post scritto nelle scorse settimane: “Prevedo seri diversivi da parte dell’amministrazione per distogliere l’attenzione dai fallimenti su tutti i fronti”. Considerando che il noto scrittore è un fiero oppositore del mondo repubblicano non c’è niente di cui stupirsi. Il problema è che si tratta di una teoria diffusa anche nel mondo Maga, la base forte di elettori di Trump. Spinti dal malcontento per la guerra in Iran, in molti hanno iniziato a remargli contro, già da qualche mese. Il primo era stato a fine anno l’ex commentatore di Fox News, Tucker Carlson, prima uno dei più fervidi discepoli del tycoon. Nel suo seguitissimo podcast aveva sostenuto, senza prove, che l’Fbi avesse insabbiato i dettagli della sparatoria di Butler. Una teoria circolata e alimentata poi dall’ex direttore del Centro nazionale antiterrorismo statunitense Joe Kent, da poco dimesso. Lui stesso un mese fa nel podcast di Carlson ha detto che le indagini sull’attentato del 2024 erano state archiviate senza ulteriori dettagli da parte dell’amministrazione. Alla lista dei “Maga pentiti” si aggiunge Tim Dillon, comico che aiutò Trump in campagna elettorale. Nel suo podcast l’11 aprile ha detto: “Ammetti di averlo inscenato a Butler“.