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“Estubata e non più sedata, quadro neurologico promettente”, migliora la bimba di 6 anni sopravvissuta a Catanzaro

Il trasferimento dalla Calabria a Genova è stato gestito in regime di massima continuità assistenziale. Sabato i funerali della madre della bimba e dei sui fratellini
“Estubata e non più sedata, quadro neurologico promettente”, migliora la bimba di 6 anni sopravvissuta a Catanzaro
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La bambina di 6 anni coinvolta nella tragedia familiare avvenuta a Catanzaro è attualmente ricoverata nel reparto di Terapia Intensiva dell’Istituto Giannina Gaslini in prognosi riservata, ma il quadro clinico mostra segnali incoraggianti. Secondo quanto riferito dal bollettino diffuso dalla direzione dell’ospedale pediatrico genovese, nella notte tra venerdì e sabato la piccola “è stata autonomizzata dalla ventilazione meccanica ed estubata” e da oggi “non è più sedata”. I medici aggiungono che “il quadro neurologico appare, al momento, promettente”, pur mantenendo una prognosi ancora riservata.

Il trasferimento dalla Calabria a Genova è stato gestito in regime di massima continuità assistenziale. Un’équipe del Gaslini, composta da un medico e un’infermiera di Terapia Intensiva, ha raggiunto Catanzaro per prendere in carico la bambina direttamente sul posto, collaborando con i colleghi calabresi già impegnati nella gestione del caso. L’operazione è stata resa possibile grazie al supporto dell’Aeronautica Militare Italiana, che ha messo a disposizione un volo sanitario del 31° Stormo, allestito come una vera e propria unità di terapia intensiva volante.

Sabato invece sono stati celebrati i funerali delle tre vittime, celebrati nella Basilica dell’Immacolata, il padre dei bambini ha partecipato alla cerimonia accanto alle tre bare, due delle quali piccolissime. L’uomo era rientrato da Genova dopo aver seguito il trasferimento della figlia maggiore, ancora ricoverata in rianimazione. L’arcivescovo di Catanzaro, mons. Claudio Maniago, ha richiamato nella sua omelia il valore del silenzio e della riflessione di fronte a una tragedia di tale portata, sottolineando la necessità di trasformare il dolore in consapevolezza collettiva: “Queste bare ci domandano di fermarci a guardare le nostre fragilità e a costruire una società più accogliente, dove sia sempre più difficile sentirsi soli”.

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