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È allarme per il kratom, la nuova droga non ancora vietata che allevia la fatica e aumenta la produttività: il nuovo studio sui rischi (anche gravi)

I casi di intossicazione sono passati da 19 nel 2010 a 1.242 nel 2023, con effetti simili agli oppioidi e gravi rischi per la salute
È allarme per il kratom, la nuova droga non ancora vietata che allevia la fatica e aumenta la produttività: il nuovo studio sui rischi (anche gravi)
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Mentre gli Stati Uniti continuano a fare i conti con la crisi degli oppioidi – segnata in particolare dalla diffusione del fentanyl – un’altra sostanza si sta ritagliando uno spazio sempre più ampio: il kratom. Non è un oppioide sintetico e non rientra nelle stesse categorie, ma i dati più recenti indicano che il suo impatto sanitario sta aumentando rapidamente. Si tratta di una pianta di origine asiatica, la Mitragyna speciosa. Fa parte della farmacopea della medicina tradizionale per gli agricoltori del Sud-est asiatico che lo utilizzano per alleviare la fatica e come stimolante per aumentare la produttività. Viene usata masticandone le foglie fresche o secche o ricavandone un decotto, non solo per uso medico ma anche ricreativo.

In Italia la pianta e i suoi estratti sono inseriti nella Tabella I del testo unico delle norme su stupefacenti e sostanze psicotrope e successive modifiche. Uno studio pubblicato sulla rivista Addiction, promosso dalla Society for the Study of Addiction, fotografa l’evoluzione del fenomeno attraverso le segnalazioni ai centri antiveleni statunitensi. Nel 2010 i casi erano 19; nel 2023 sono diventati 1.242. Parallelamente sono cresciuti anche gli esiti più gravi, arrivati a 158 casi annui tra situazioni con rischio di vita, danni permanenti o decessi. Il kratom è una pianta con proprietà psicoattive. A dosi elevate può produrre effetti simili a quelli degli oppioidi, ed è proprio questo a renderlo rilevante nel contesto attuale: viene utilizzato da alcuni come alternativa o come forma di automedicazione, anche in relazione alla crisi degli antidolorifici e delle dipendenze. I rischi però sono documentati.

Tra i casi segnalati compaiono convulsioni, aritmie cardiache, danni epatici e problemi respiratori. Circa un paziente su sette tra quelli registrati finisce in ospedale; una quota minore richiede cure intensive. Il quadro si complica quando il kratom viene assunto insieme ad altre sostanze, aumentando la probabilità di interazioni pericolose. Sul piano normativo, gli Stati Uniti presentano una situazione frammentata. Il kratom non è inserito tra le sostanze controllate a livello federale e non è approvato per uso medico. I singoli stati hanno quindi adottato approcci diversi: divieto, regolamentazione o assenza di norme specifiche.

Secondo lo studio, gli stati con divieti registrano livelli più bassi di esposizione e di esiti gravi rispetto a quelli più permissivi. Per Ryan Feldman, del Medical College of Wisconsin, autore senior della ricerca, la crescita dei casi e l’eterogeneità delle regole indicano la necessità di dati più solidi per guidare le politiche pubbliche. Al momento, il fenomeno è in espansione e ancora poco compreso. Dopo il fentanyl, dunque, non emerge una crisi identica, ma un nuovo fronte: quello di una sostanza percepita da molti come alternativa, ma che nei dati sanitari comincia a lasciare tracce sempre più evidenti.

Lo studio: https://onlinelibrary.wiley.com/doi/epdf/10.1111/add.70416?utm_source=chatgpt.com

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