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Suzuki eVitara, la prova de Il Fatto.it – Elettrica e concreta, anche in offroad – FOTO

Abbiamo guidato la versione a batteria con autonomia fino a 426 km, doppia trazione. Indole offroad concreta, senza rinunciare a spazio e tecnologia
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Prudente fra i prudenti, Suzuki è un costruttore che nei suoi oltre 100 anni di storia non ha mai chiuso un bilancio in perdita. Anche le ultime stime per il difficile 2025 (in Giappone l’anno fiscale va da aprile a fine marzo) danno ricavi in ulteriore miglioramento. I dati consolidati del 2024 collocano la casa di Hamamatsu al primo posto per marginalità percentuale fra quelle generaliste, terza assoluta a livello mondiale dietro a Ferrari e Porsche.

Con la eVitara Suzuki entra nel segmento dei suv elettrici, dal quale si era finora tenuta cautamente alla larga, sfruttando un nome popolare per lanciare la declinazione a zero emissioni che è di 9 centimetri più lunga (4,27 metri, di cui 2,7 di passo) e che è anche diversa nelle linee, che derivano dal concept “Emotional Versatile Cruiser”, evoluzione dell’Urban Cruiser di Toyota.

Massimo Nalli, il manager italiano che dirige le operazioni italiane del gruppo, rivendica lo sviluppo e la produzione in capo a Suzuki: la eVitara non arriva peraltro dal Giappone, ma dall’India. Le stesse batterie sono differenti: sono di provenienza cinese e non sono quelle impiegate dal colosso del Sol Levante con il quale collabora e del quale possiede quote azionarie. Si tratta di accumulatori LFP (litio ferro fosfato) da 61 kWh di capacità che, a seconda delle versioni, valgono 426 o 395 chilometri di autonomia nel ciclo di omologazione Wltp.

Suzuki punta decisamente sulla trazione integrale Allgrip-e, che costituisce un’alternativa a quella anteriore e che garantisce prestazioni eccellenti in fuoristrada come ha dimostrato la prova in uno dei fangosi boschi piemontesi a oltre 1.500 metri di quota. È maneggevole e grazie alle sue tecnologie è in grado di superare anche ostacoli più impegnativi: un’ulteriore conferma è arrivata dal test in una cava. In sintesi: non c’è ragione di essere scettici rispetto all’alimentazione elettrica abbinata alle quattro ruote motrici.

Lo sterzo (con un volante forse quasi troppo grande rispetto alle dimensioni dell’auto) è demoltiplicato e pertanto ottimo se si deve affrontare l’offroad: l’altezza libera da terra è di 18 centimetri. Lo spazio all’interno dell’abitacolo è parecchio e sorprende soprattutto al posteriore. Al contrario, il vano bagagli risulta un pò sacrificato: tra i 238 e i 1.52 litri di capienza, non solo in base alla posizione degli schienali, ma anche alla collocazione dei divani scorrevoli (fino a 16 centimetri).

Il suv a trazione anteriore monta la sola unità da 174 Cv e 193 Nm di coppia, mentre quello 4WD dispone di un secondo motore da 65 Cv: la potenza di sistema non è tuttavia la somma di entrambi e si ferma a 184 Cv, mentre la coppia schizza a 307 Nm, che si sentono quando si schiaccia sul pedale dell’acceleratore.

Il prezzo parte da 36.900 euro con i quali si può scegliere se acquistare la declinazione meglio accessoriata a trazione anteriore o quella “base” (un eufemismo visto che moltissimo è di serie) a trazione integrale. Il tetto panoramico è di serie sulla Top, mentre i due schermi da 10.25” (strumentazione digitale per il conducente) e da 10.1” per le gestione della maggior parte delle funzioni (i tasti fisici sono pochi e comprendono quello per l’attivazione dell’One Pedal) fanno parte dell’equipaggiamento standard. Peccato che la gestione dei tre livelli di rigenerazione dell’energia (bassa, media e alta) si possano comandare solo dal monitor centrale e a veicolo fermo.

Circa i tempi di ricarica, nella migliore delle condizioni (corrente continua fast charge), Suzuki assicura un rifornimento dal 10 all’80% in 45 minuti. La filiale nazionale conta di commercializzarne mille unità l’anno, a partire dal 2026 naturalmente, perché pur essendo già ordinabili, le eVitara saranno effettivamente nei saloni dalla metà di maggio.

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