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Colloqui diretti Usa-Cuba: per la prima volta dalla rivoluzione un aereo americano atterra a L’Avana. Ma Trump continua a minacciare

La testata del Partito Comunista Cubano, Granma, ha confermato l’incontro al quale hanno partecipato due segretari aggiunti del Dipartimento di Stato Usa e il viceministro degli Esteri di L'Avana
Colloqui diretti Usa-Cuba: per la prima volta dalla rivoluzione un aereo americano atterra a L’Avana. Ma Trump continua a minacciare
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Colloqui diretti” tra Washington e L’Avana. La conferma arriva dal governo di Cuba e da funzionari del Dipartimento di Stato Usa. È la prima volta, dalla rivoluzione di Fidel Castro (1959), che un aereo del governo federale americano atterra sull’Isola (se si esclude la Base Usa di Guantánamo). Ed è anche uno degli incontri diplomatici più importanti dell’ultimo decennio tra i due Paesi. La testata del Partito Comunista Cubano, Granma, ha confermato l’incontro al quale hanno partecipato due segretari aggiunti del Dipartimento di Stato Usa e il viceministro cubano degli Esteri.

Secondo alcuni media – tra cui El País –, il colloquio si sarebbe concluso con l’ultimatum di Washington a Cuba: due settimane per rilasciare “prigionieri politici di alto profilo” come “atto di buona fede”. L’affermazione è stata smentita dal Ministero degli Esteri cubano: “Nessuna delle parti ha stabilito tempi né ultimatum”. In ogni caso il tempo stringe e, secondo un diplomatico statunitense interpellato dalla Cnn, Cuba dovrebbe “attuare le riforme sostenute dagli Usa prima che la situazione peggiori in maniera irreversibile”. Ma l’esito dei talks è tutt’altro che scontato. Palazzo della Revolución chiede la “fine del bloqueo”: “Punizione ingiustificata” – dice il governo di Díaz-Canel – contro tutto il popolo cubano”. Nell’Isola manca l’essenziale, dal cibo alle medicine, e la vita è scandita da blackout quotidiani, anche di mezza giornata.

Gli Usa invece premono sulle “aperture economiche” già trattate in colloqui preliminari. L’ambizione: mettere le mani su turismo, energia e altri settori nevralgici. Sul piatto c’è anche Starlink che si offre come fornitore di rete internet. Poi c’è il bottino simbolico, da vendere all’opinione pubblica Usa. Trump chiede “indennità” e “risarcimenti” per gli espropri eseguiti a Cuba nei primi anni di rivoluzione. In elenco anche le “libertà politiche” e la “fine della repressione” nell’Isola. È stata affrontata anche la presenza di “servizi di intelligence stranieri”, oltre a “gruppi militari e terroristi” che, “con il permesso del governo cubano”, operano “a meno di cento miglia dal territorio continentale” Usa. In parallelo Raúl Guillermo Rodrَìguez Castro (nipote prediletto di Raúl Castro) ha sostenuto un altro colloquio con uno dei diplomatici Usa, più incentrato su questioni di taglio economico.

A sua volta Alejandro García, direttore cubano per gli Affari con gli Usa, chiede la fine della politica dei “chantage” applicata da Washington contro i Paesi intenti a esportare petrolio a Cuba. “Occorre l’eliminazione dell’assedio energetico contro il Paese. È un tema di massima priorità per la nostra delegazione”, ha ribadito. Sullo sfondo resta l’ennesima minaccia di Donald Trump che risale a qualche giorno fa: “Questa grande forza (l’esercito Usa, ndr) renderà reale un giorno che aspettiamo da settant’anni, si chiama ‘una nuova alba per Cuba’”. In precedenza Trump aveva assicurato che, una volta concluso l’intervento in Iran, i militari statunitensi potrebbero “fare tappa” nell’Isola. Le sue dichiarazioni corrispondono a una recente accelerazione dei piani militari del Dipartimento di Stato, che dice di tenersi “pronto” per l’eventuale “ordine” di intervenire Cuba.

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