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Cosa è successo alle calciatrici iraniane in Australia, la nuova vita di Atefeh e Fatemeh: “Siamo all’inizio del nostro processo di ricostruzione”

Ricevuto l'asilo politico al termine della Coppa d'Asia, sono le uniche a non aver cambiato idea dopo le minacce del regime di Teheran. Ora però stanno ripartendo da zero: "Le nostre priorità sono sicurezza e salute"
Cosa è successo alle calciatrici iraniane in Australia, la nuova vita di Atefeh e Fatemeh: “Siamo all’inizio del nostro processo di ricostruzione”
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Sognano di tornare a giocare ad alto livello. Ma prima l’obiettivo è quello di tornare alla normalità. Rimaste in Australia al termine della Coppa d’Asia femminile, dopo aver ottenuto due visti umanitari, le ex componenti della nazionale di calcio femminile iraniana Atefeh Ramezanisadeh e Fatemeh Pasandideh chiedono rispetto e privacy. Cinque settimane fa è stato concesso asilo politico alle componenti della squadra. Alcune delle compagne hanno fatto ritorno in Iran, Atefeh e Fatemeh invece hanno deciso di costruirsi una vita da zero lontano dalla famiglia. “In questa fase, la nostra priorità è la nostra sicurezza, la nostra salute e l’inizio del processo di ricostruzione delle nostre vite. Siamo atleti di élite e il nostro sogno rimane quello di continuare le nostre carriere sportive qui in Australia. Tuttavia, non siamo ancora pronte a parlare pubblicamente delle nostre esperienze”. Ma andiamo con ordine.

Cos’era successo

Bisogna tornare indietro di qualche settimana. Perché tutto nasce durante la competizione asiatica. Nella gara d’esordio contro la Corea del Sud la nazionale iraniana sceglie di non cantare l’inno. Il silenzio, che ha rappresentato una chiara protesta contro il regime islamico, scatena reazioni dure a Teheran. Le atlete vengono così identificate come “traditrici“. Per evitare gravi conseguenze al loro ritorno, sei giocatrici (e una componente dello staff, poi rivelatasi vicina al regime) chiedono asilo in Australia. Poi, cinque di loro ci ripensano di fronte alle minacce di Teheran e tornano in Iran. Tutte tranne due. “La compassione e il sostegno che ci sono stati dimostrati durante questo periodo difficile ci hanno dato speranza per un futuro in cui potremo vivere e competere in sicurezza”. Ramezanisadeh e Pasandideh sono le uniche ad aver accettato la nuova realtà in Australia. “Ringraziamo inoltre il personale del Ministero degli Interni che ci ha supportato nelle ultime settimane. Il vostro sostegno ci ha fatto sentire accolte e meno sole in questo momento di transizione.”

L’aiuto del Brisbane Roar

“Ringraziamo l’Australia per averci concesso la protezione umanitaria e un rifugio sicuro in questo bellissimo paese”. Parole e aggiornamenti resi noti anche dal Brisbane Roar – club della massima serie australiana – che lo scorso mese aveva ospitato le due calciatrici nel loro centro sportivo per potersi allenare. L’amministratore delegato del club, Kaz Patafta, aveva sottolineato che l’opportunità concessa loro mirava a “fornire loro un ambiente di supporto mentre affrontano le fasi successive”. Insomma l’obiettivo non è mai stato quello di trovare un accordo contrattuale, piuttosto quello di offrire un ambiente confortevole e sicuro.

Il caso Ghanbari

Pasandideh e Ramezanisadeh cercano di ricostruire da zero la loro vita lontane dall’Iran. L’ormai ex compagna di nazionale – e capitano – Zahra Ghanbari, invece, è stata dichiarata “innocente dopo il suo cambiamento di comportamento”. Inizialmente considerata dal proprio Paese una traditrice perché rimasta in Australia, alla calciatrice sono stati rilasciati alcuni dei suoi beni precedentemente congelati dopo una prima decisione del Tribunale. Ghanbari era stata una delle sette componenti ad aver fatto domanda per trovare protezione internazionale. Poi l’improvvisa retromarcia per via del timore di ritorsioni da parte del regime. E il rientro a Teheran, insieme ad altre tre giocatrici. Atefeh Ramezanisadeh e Fatemeh Pasandideh sono le uniche a non essere tornate indietro.

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