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Auto, i consumatori europei frenano sul 2035. Cresce il fronte contro lo stop ai motori termici

Un sondaggio effettuato in sei Paesi dalla testata Politico mostra una maggioranza contraria ai divieti e favorevole a maggiore flessibilità nelle scelte tecnologiche di Bruxelles
Auto, i consumatori europei frenano sul 2035. Cresce il fronte contro lo stop ai motori termici
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Il futuro della mobilità europea sembra tutt’altro che segnato: mentre l’UE procede (apparentemente) spedita verso l’appuntamento del 2035, anno del bando definitivo alla vendita di nuove auto a combustione interna, il sentimento popolare è quello di una resistenza alla politica dell’elettrico tout court. Resistenza che, se non altro per motivi di calcolo elettorale, i decisori politici non potranno ignorare a lungo. Secondo un’indagine condotta dalla testata Politico, infatti, emerge una frattura profonda tra le ambizioni “ambientaliste” della Commissione e il desiderio di autonomia decisionale dei consumatori, con una maggioranza schiacciante che chiede di non essere soggetta a un’elettrificazione forzata.

I dati raccolti delineano un quadro di scetticismo diffuso: il 58% dei cittadini europei si oppone esplicitamente al divieto di vendita delle vetture a benzina e diesel, rivendicando il diritto alla libertà di scelta nel momento dell’acquisto di un nuovo veicolo. L’auspicio che filtra dalle risposte dei consumatori è che Bruxelles adotti un approccio più flessibile e meno dogmatico alla decarbonizzazione, abbracciando il principio della neutralità tecnologica. In sostanza, i cittadini chiedono che la politica fissi gli obiettivi ambientali, lasciando però all’industria e al mercato il compito di individuare le soluzioni tecniche più efficienti per raggiungerli, senza escludere a priori i motori termici di nuova generazione.

Il sondaggio – i cui risultati sono stati elaborati tra il 13 e il 21 marzo – ha coinvolto un campione di 6.698 consumatori adulti distribuiti in sei Paesi chiave del Vecchio Continente: Belgio, Francia, Germania, Italia, Polonia e Spagna. Per garantire la massima solidità statistica, l’indagine ha previsto almeno 1.000 intervistati per ogni nazione, con una ponderazione dei dati effettuata per riflettere accuratamente la composizione demografica per età, genere e area geografica. È interessante notare come la rilevazione sia avvenuta in un clima di forte tensione geopolitica, con il conflitto in Iran iniziato già da diversi giorni, un fattore che potrebbe aver accentuato le preoccupazioni dei cittadini riguardo alla sicurezza energetica e alla stabilità dei prezzi dei carburanti e dell’elettricità.

Nel Belpaese il 55% dei cittadini chiede di mantenere la libertà di scelta, una percentuale significativa ma inferiore a quella registrata nel cuore pulsante dell’industria automobilistica continentale. In Francia, infatti, la quota di contrari al divieto sale al 59%, mentre in Germania raggiunge il 60%, a testimonianza di quanto il tema sia sentito nelle nazioni che hanno fatto del motore a scoppio un pilastro della propria economia e identità industriale. Il picco massimo del dissenso si registra però in Belgio, dove ben il 72% degli intervistati si dichiara ostile all’imposizione comunitaria. Questi numeri suggeriscono che la strada verso il 2035 non sarà solo una questione di colonnine di ricarica e incentivi, ma una complessa battaglia per il consenso in un’Europa che non sembra ancora pronta a rinunciare definitivamente ai motori tradizionali.

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