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Guerra in Iran, a marzo la produzione di petrolio dell’Opec crolla del 27%: 8 milioni di barili al giorno in meno

Lunedì, in vista del blocco dei porti iraniani nello stretto di Hormuz, il Brent con scadenza maggio 2026 è salito a 100,47 dollari al barile (+5,5%), mentre il WTI si attesta a 102,22 dollari (+5,6%)
Guerra in Iran, a marzo la produzione di petrolio dell’Opec crolla del 27%: 8 milioni di barili al giorno in meno
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La guerra in Iran, con gli attacchi alle infrastrutture e la chiusura dello Stretto di Hormuz, sta producendo effetti pesanti sull’offerta globale di greggio. A marzo, secondo il rapporto mensile dell’Opec, la produzione complessiva del cartello è crollata del 27,5% su base mensile, passando da 28,7 a 20,8 milioni di barili al giorno.

È una contrazione eccezionale, riconducibile in larga parte ai principali produttori dell’area del Golfo, direttamente o indirettamente coinvolti nel conflitto. Il calo più marcato riguarda l’Iraq, dove l’output è sceso da 4,19 a 1,63 milioni di barili al giorno. Riduzioni consistenti anche per l’Arabia Saudita (da 10,11 a 7,80 milioni), gli Emirati Arabi Uniti (da 3,42 a 1,89 milioni) e il Kuwait (da 2,58 a 1,21 milioni).

Lunedì ci ha pensato poi Donald Trump, facendo scattare il blocco dei porti iraniani nello stretto dopo i fallimenti dei negoziati con l’Iran, a far salire la tensione sui mercati. Le quotazioni hanno reagito rapidamente: il Brent con scadenza maggio 2026 è salito a 100,47 dollari al barile (+5,5%), mentre il WTI si attesta a 102,22 dollari (+5,6%). Il ritorno sopra la soglia dei 100 dollari riflette il premio al rischio geopolitico incorporato nei prezzi, in un contesto in cui il mercato teme interruzioni prolungate delle forniture.

Secondo gli analisti la mossa del presidente Usa è controproducente: “Finora gli Stati Uniti hanno consentito le esportazioni di petrolio greggio e prodotti petroliferi iraniani, e hanno persino allentato le sanzioni per permettere a un maggior numero di acquirenti di importare questi carichi, dato che si sono concentrati sul mantenere bassi i prezzi del petrolio”, dice al Financial Times Amrita Sen, fondatrice e direttrice di Market Intelligence presso Energy Aspects. “Ma se si verificasse un vero e proprio blocco, si bloccherebbero ulteriori 1,5-1,7 milioni di barili al giorno di esportazioni di petrolio, che si aggiungerebbero agli oltre 10 milioni di barili al giorno già interrotti”.

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