L’ad di Eni Descalzi chiede all’Ue di riaprire al gas russo nella settimana in cui Meloni riceve Zelensky (che vuole la linea dura)
Le parole dell’appena riconfermato amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, sulla necessità di “sospendere il bando (europeo, ndr) che scatterà il primo gennaio 2027 sui 20 miliardi di gas naturale liquefatto che vengono dalla Russia” sollevano domande sulla reale posizione sul tema all’interno del governo. Che la Lega fosse contraria allo stop dell’approvvigionamento da Mosca è cosa nota e l’ad del cane a sei zampe ha parlato a margine della Scuola di formazione del Carroccio. Ma il fatto che proprio lui, con incarico riconfermato meno di una settimana fa, decida di esporsi in maniera così netta lascia ipotizzare che la ripresa dei flussi possa essere un tema al vaglio anche degli altri partiti di governo.
La tempistica è indicativa. A stimolare le parole di Descalzi è stata certamente la crisi energetica scatenata dal blocco dello Stretto di Hormuz imposto dall’Iran in dopo l’attacco subito da Stati Uniti e Israele. Ma le sue parole, a oltre quattro anni dall’invasione russa dell’Ucraina, arrivano comunque dopo essere appena stato riconfermato come ad di Eni, quindi con la piena fiducia dell’esecutivo. Difficile pensare a una rottura immediata con parti della maggioranza. Inoltre, il tema è tornato d’attualità in diverse cancellerie europee e proprio tra pochi giorni, il 15 aprile, Volodymyr Zelensky, che si è più volte espresso in favore di un’Europa che si dimostri inflessibile sullo stop al petrolio e al gas russo, verrà ricevuto a Roma da Giorgia Meloni. Come la premier risponderà a un’eventuale richiesta di chiarimento da parte del presidente ucraino, a questo punto, è la domanda che tutti si pongono.
Intanto, nel governo c’è chi già esulta pubblicamente, come il vicepremier Matteo Salvini: “Ha fatto bene – ha commentato il leader leghista -Non è che Salvini è putiniano. Dal primo gennaio noi, secondo Bruxelles, dovremmo rinunciare ad altri miliardi di gas liquefatto e come ci riscaldiamo? Come facciamo a far andare avanti scuole e ospedali? Dalla Russia no, dall’Iran no, gli Usa producono entro un certo limite. Bisogna lavorare per far finire i conflitti in Medio Oriente ma anche fra Russia e Ucraina”.
Le reazioni, però, sono arrivate anche dalle opposizioni. Il Movimento 5 Stelle inserisce le dichiarazioni di Descalzi nella lista dei “fallimenti” strategici del governo Meloni: “Dopo la batosta arrivata con il referendum sulla giustizia, anche le decisioni su Patto di stabilità europeo e gas russo dimostrano il clamoroso fallimento delle scelte subalterne dell’esecutivo Meloni e la sua conseguente liquefazione. Nei giorni scorsi abbiamo avuto mezzo governo, e soprattutto il ministro dell’economia Giorgetti, che dopo aver definito il Patto di stabilità un ‘buon compromesso’, addirittura ‘migliorativo’ rispetto al precedente, ne hanno scoperto l’effetto drammaticamente paralizzante sulla nostra azione economica e ne hanno chiesto la sospensione. Adesso abbiamo mezzo governo, e soprattutto l’appena confermato capo dell’Eni Descalzi, che chiedono la riattivazione degli acquisti di gas russo a causa della crisi energetica”. Mentre da Azione c’è chi chiede chiarimenti alla presidente del Consiglio: “Dal momento che non si trova un Enrico Mattei a ogni angolo di strada e la ricerca della sovranità energetica è uno sport per audaci, mi chiedo per conto di chi abbia parlato l’ad dell’Eni Claudio Descalzi quando ha suggerito di revocare l’embargo del gas russo che dovrebbe scattare dal primo gennaio 2027 – ha detto – Può darsi che abbia parlato per conto della Lega, visto che era ospite della scuola politica. Oppure ha rivelato il pensiero di palazzo Chigi, in tal caso si rende urgente una precisazione di Giorgia Meloni”.