Trending News

“Non faccio il falegname in Umbria. Vivo a Roma e non da eremita. Perché sono sparito? Per tanti motivi. È stato un bisogno quasi fisiologico”: parla Silvio Muccino

L’attore e regista torna al cinema con “Alla festa della Rivoluzione” e racconta gli anni lontano dai riflettori: “Avevo bisogno di sparire”, smentendo anche le voci su una nuova vita lontana dal set

di Redazione FqMagazine
“Non faccio il falegname in Umbria. Vivo a Roma e non da eremita. Perché sono sparito? Per tanti motivi. È stato un bisogno quasi fisiologico”: parla Silvio Muccino

Un caos mediatico, quello che lo ha travolto nel 2007, quando la rottura con la famiglia lo portò al centro della cronoca e del gossip. Il cinema è nella sua vita da sempre ma dal 2015, quando uscì con Le Leggi del Desiderio, su di lui poche notizie, molte confuse.

Silvio Muccino, regista e attore e fratello di Gabriele, parla e lo fa al Messaggero, spiegando perché ha scelto di tornare con il film Alla festa della Rivoluzione di Arnaldo Catinari, con Riccardo Scamarcio e Maurizio Lombardi, in sala il 16 aprile. Si tratta di una spy story ambientata a Fiume: “Arnaldo mi ha proposto di scrivere questa storia di cui sapevo veramente pochissimo, cioè solo quello che avevo imparato al liceo. Me l’ha presentata spiegandomi una cosa importante: che a Fiume c’erano i prodromi della Rivoluzione del 1968. Era un materiale molto interessante”. Ma c’è modo anche di chiarire che, contrariamente a quanto uscito sui giornali, Muccino non fa il falegname in Umbria: “No. È un periodo che sto passando felicemente concentrato nella scrittura. Sono al lavoro su due nuovi film e non vedo l’ora di annunciarli”.

E l’autore conferma di non aver lasciato Roma, dove vive e non da eremita (“frequento le sale cinematografiche, leggo moltissimo. Sono onnivoro, faccio scelte molto democratiche. Guardo Sorrentino come Zalone. E il cinema resta il luogo che amo più di tutti gli altri”), poi spiega perché, a un certo punto, ha deciso di sparire: “Per tanti motivi. È stato un bisogno quasi fisiologico. A 16 anni sono stato catapultato dentro un mondo, quello del cinema, che richiedeva ossessivamente la visibilità. Ci sono cresciuto dentro, ci sono cambiato dentro. E a un certo punto è venuto a mancare il desiderio di farne parte”. Oggi, dice, “non mi manca la sedia da regista. Ma non potrei stare senza la sedia davanti al computer su cui scrivo”.

Precedente
Precedente
Successivo
Successivo
Playlist

I commenti a questo articolo sono attualmente chiusi.