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Riaperta la linea ferroviaria adriatica dopo la frana in Molise: “Circolazione in graduale ripresa”. Ma segnalate nuove frane

Il blocco della circolazione ferroviaria, provocato dall'evento franoso, aveva paralizzato uno dei principali collegamenti tra Centro e Sud Italia. Previsti 7-8 mesi per ricostruire il ponte sul Trigno. Il presidente Roberti: "Danni per 400 milioni"
Riaperta la linea ferroviaria adriatica dopo la frana in Molise: “Circolazione in graduale ripresa”. Ma segnalate nuove frane
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Un lento ritorno alla normalità, 400 milioni di danni e ma anche nuove frane e un ponte da ricostruire. Ci vorrà tempo per tornare alla normalità in alcune zone del Molise, ma il primo passo è arrivato. È stata riaperta alle 6 del mattino la linea ferroviaria adriatica che era stata chiusa nel tratto fra Termoli e Montenero di Bisaccia in seguito alla frana di Petacciato. Come spiega sul suo sito Trenitalia “la circolazione” dei treni “è in graduale ripresa, dopo l’intervento dei tecnici di Rfi a seguito di un movimento franoso” avvenuto in provincia di Campobasso.

La circolazione

Per tornare alla completa normalità servirà ancora del tempo: nel corso della giornata di venerdì “e fino al completo ripristino della linea, il programma dei treni Alta Velocità, Intercity e del Regionale di Trenitalia potrà subire ritardi, modifiche o cancellazioni”, viene sottolineato invitando i passeggeri a consultare i canali di Infomobilità di Trenitalia e Rfi.

Il blocco della circolazione ferroviaria, provocato dalla frana, aveva paralizzato uno dei principali collegamenti tra Centro e Sud Italia, con ripercussioni su Alta Velocità, Intercity e Regionali. Giovedì Autostrade per l’Italia ha riaperto la A14: il lavoro dei tecnici, dopo che il movimento franoso si è arrestato, ha permesso di dare il via libera alla circolazione tra Vasto Sud e Termoli in direzione di Bari e tra Poggio Imperiale e Vasto Sud in direzione Pescara, grazie anche all’installazione di una corsia di deviazione lungo la carreggiata nord. Così, con la ripresa graduale della circolazione ferroviaria, la dorsale adriatica non è più chiusa e l’Italia non è più spezzata a metà.

Ieri il Consiglio dei ministri ha deliberato la dichiarazione dello stato di emergenza per la durata di dodici mesi per le regioni Abruzzo, Basilicata, Molise e Puglia colpite dagli eccezionali eventi meteorologici verificatisi a partire dal 28 marzo 2026. “È stato anche deliberato uno stanziamento di 50 milioni di euro, a valere sul Fondo per le emergenze nazionali”, si legge nella nota del governo. Le risorse “sono destinate all’attuazione dei primi interventi urgenti di soccorso e assistenza alla popolazione e al ripristino della funzionalità dei servizi pubblici e delle infrastrutture”.

Nuove frane

Comunque l’emergenza non è finita. Dopo il crollo del ponte sul Trigno e la frana di Petacciato comunque emergono nuove criticità idrogeologiche diffuse in Molise come segnala l’Ordine dei geologi della Regione che parla di una fase “di particolare gravità” legata all’instabilità del territorio. Segnalazioni di dissesti arrivano da diversi Comuni, tra cui Salcito, Capracotta, Agnone e Frosolone, ma il fenomeno è più esteso e di difficile mappatura immediata.

“Le piogge intense degli ultimi giorni e lo scioglimento della neve hanno riattivato movimenti franosi preesistenti e innescato nuovi smottamenti, con effetti su viabilità, infrastrutture e, in alcuni casi, centri abitati”, spiega il presidente dell’Ordine dei geologi molisano, Domenico Angelone, ricordando che “nel frattempo il Consiglio dei ministri ha dichiarato lo stato di calamità naturale con un primo stanziamento di 20 milioni di euro, ma proprio nelle ultime ore si è resa necessaria l’evacuazione di circa 50 persone a Salcito, a conferma della diffusione del rischio anche lontano dalla costa”. I geologi chiedono attività urgenti di ricognizione e monitoraggio e un cambio di approccio: “Il dissesto idrogeologico va affrontato in maniera strutturale e non emergenziale, con interventi di prevenzione, manutenzione e pianificazione basati su dati e competenze tecnico-scientifiche”.

Il ponte da ricostruire e il disperso

Non si fermano intanto le ricerche di Domenico Recanati disperso nel fiume Trigno dopo il crollo parziale del ponte sulla Statale 16, uno degli episodi più gravi dell’emergenza che da giorni interessa il Basso Molise e l’area al confine con l’Abruzzo. Anche nella giornata di giovedì i Vigili del Fuoco hanno operato senza interruzione lungo tutto il tratto del fiume, concentrando le attività sia sull’alveo sia sull’area della foce e sul litorale adriatico a nord e a sud dello sbocco in mare. Sul posto sono impegnate le squadre del comando provinciale di Campobasso, supportate da personale e mezzi provenienti da altri comandi, in uno scenario reso complesso dall’elevato livello dell’acqua, dal fango e dai detriti trasportati dalla piena.

Le ricerche hanno interessato le sponde, la vegetazione lungo gli argini e le zone più impervie, con verifiche ripetute anche nei punti già controllati nei giorni scorsi. Particolare attenzione, fanno sapere i vigili del fuoco, è stata riservata all’area sottostante la campata del ponte crollato, dove sono intervenuti gli specialisti USAR-M dei Vigili del Fuoco, impegnati nell’ispezione di strutture instabili e accumuli di materiale. Parallelamente sono proseguite le attività in mare con mezzi nautici e moto d’acqua, mentre da ieri pomeriggio sono operative anche due motovedette della Guardia Costiera provenienti da San Benedetto del Tronto. Per venerdì è previsto un ulteriore rafforzamento del dispositivo con l’impiego delle unità cinofile del Soccorso Alpino della Guardia di Finanza, che opereranno lungo il corso del fiume e sul litorale, e con l’estensione delle ricerche in mare, dove la Guardia Costiera utilizzerà anche i sommozzatori per la verifica dei fondali nelle aree più difficili da raggiungere. Il dispositivo coinvolge Vigili del Fuoco, Guardia Costiera, Guardia di Finanza e Protezione Civile. mvi/lrs

Intanto si pensa alla ricostruzione. “Per il ponte sul Trigno l’Anas è già pronta a intervenire con progetto e risorse disponibili” ha detto il presidente della Regione Molise Francesco Roberti che ha spiegato che l’avvio dei lavori è legato al dissequestro dell’area da parte della Procura (al momento sono in corso appunto le ricerche del disperso), ma ha sottolineato come l’intervento possa essere realizzato con procedura d’urgenza direttamente da Anas. “I tempi stimati sono di circa 7-8 mesi tra progettazione ed esecuzione“, ha detto. Il presidente ha inoltre ricordato che sul caso è ancora in corso la ricerca della persona dispersa, ribadendo la vicinanza alle famiglie coinvolte.

I danni

Infine i danni. Secondo una prima stima, ammontano ad oltre 400 milioni di euro. L’attenzione si è concentrata, in particolare, sul ripristino della viabilità alternativa per far fronte alla chiusura del tratto della A14 in corrispondenza della frana di Petacciato, che ha pesantemente condizionato sia il traffico nazionale che quello regionale e locale. Il presidente ha quindi sottolineato come i territori colpiti siano “molteplici e presentino criticità diverse, destinate a persistere nel tempo a causa della natura di alcuni movimenti franosi”. Infine Roberti si è impegnato a interloquire con le istituzioni nazionali competenti “per ridefinire, alla luce dei gravi danni alle infrastrutture stradali, i piani delle reti di assistenza e soccorso sanitario”.

“Ci sono spiagge completamente invase da legname trasportato dalle piene”, ha detto il presidente. Il fenomeno è legato agli eventi alluvionali che hanno colpito non solo il Molise ma anche le regioni limitrofe, con detriti e tronchi trascinati fino alla costa. “Abbiamo già segnalato queste criticità, che dovranno essere affrontate in vista dell’apertura della stagione estiva”, ha spiegato. Il presidente ha evidenziato anche il coordinamento con la Regione Abruzzo, colpita dallo stesso evento, per gestire le conseguenze comuni lungo l’Adriatico. Resta ora aperto il nodo degli interventi di pulizia e ripristino delle condizioni delle spiagge.

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