Agrigento, sette insegnanti laureati all’Accademia “Michelangelo” si ritrovano senza cattedra: le loro qualifiche non sono più valide
Una semplice mail dal provveditorato e dal giorno successivo per almeno sette insegnanti laureati all’Accademia delle belle arti “Michelangelo” di Agrigento la cattedra è sparita. Lauree in Pittura, Scultura, Decorazione e Scenografia sono diventate carta straccia per via di un decreto del ministero dell’Università e della ricerca che ha revocato l’autorizzazione a rilasciare titoli aventi valore legale. La sentenza definitiva del Tar del Lazio che sancisce la revoca dell’autorizzazione, dopo il ricorso dell’Accademia, risale al 2023, ma i titoli invalidati riguardano anche gli anni del contenzioso.
Tra questi c’è quello di Giovanni Romano, insegnante di Ravanusa: “Dopo tre anni di iscrizione nelle graduatorie GPS, dopo aver preso l’abilitazione e fatto il TFA mi è stato detto che il mio titolo non è valido. Prima mi viene detto che il provveditorato stava controllando i miei titoli, cosa che non mi ha messo in allarme, e poi l’amara scoperta”. Romano,in servizio in una scuola media, non poteva più andare a lezione perché di fatto non era più professore: la sua laurea e i titoli ottenuti grazie a quel diploma sono stati tutti invalidati: “Una situazione in cui la colpa è anche del ministero che non ha vigilato negli anni. Noi cosa potevamo sapere? Adesso ci ritroviamo senza un lavoro e con gli investimenti che abbiamo fatto (Tfa, abilitazione) che sono stati solo uno spreco di soldi e di tempo”.
Come Giovanni altri professori, almeno sei, sono rimasti senza cattedra e anche per loro si prospetta una lunga strada fatta di ricorsi per avere ragione di una vicenda di cui sono vittima due volte, per il lavoro e per il loro percorso accademico. Oltre a loro decine di professori sono stati cancellati dalle Gps, le graduatorie provinciali, senza aver preso servizio: “Ci ritroviamo senza nulla in mano dopo aver raggiunto la laurea – dice ancora Giovanni – ma chissà quanti altri ancora non lo sanno, perché magari quelle lauree le hanno usate per altri concorsi o per altri punteggi, è una reazione a catena di invalidamenti”.
Tra i motivi del decreto di revoca, si spiegava nella sentenza del Tar di giugno 2023, c’erano “la valutazione negativa dell’ANVUR sulle risorse strutturali, edilizie e strumentali, la valutazione negativa da parte dell’ANVUR sulle risorse finanziarie e di personale e, inoltre, la pubblicizzazione, da parte dell’Accademia, di corsi non autorizzati dal Ministero, come pure segnalato dall’ANVUR”. I corsi e la promozione dei percorsi accademici però sono continuati anche negli anni successivi nonostante la sentenza, come se nulla fosse accaduto.
La vicenda era stata trattata dal giornale online “AgrigentoNotizie” che dopo la sentenza del Consiglio di Stato, aveva anche provato ad avviare una iscrizione in Scenografia, riuscendo ad arrivare in fondo all’iter, partendo dalla pubblicità che l’Accademia continuava a fare, promuovendo i corsi, nonostante la revoca dell’accreditamento da parte del ministero. “La cosa più assurda è che non c’è stata data la possibilità di farci accreditare le materie che avevamo conseguito, ci hanno cancellato le cattedre ad anno in corso, incuranti delle varie situazioni, lasciando anche da soli disabili a cui hanno tolto insegnanti di sostegno”.
Anche i titoli scolastici conseguiti dagli alunni grazie al lavoro dei professori appena esautorati dalla loro carica potrebbero non essere validi: “È una reazione a catena che sembra non finire più – dice ancora Giovanni – non sono valide le nostre firme di questi anni e quindi anche alcuni esami di terza media potrebbero venire annullati”.