Perché stavolta sono scettico sulle primarie: il mio consiglio al centrosinistra
di Leonardo Botta
Le elezioni primarie del centrosinistra sono un po’ come le scarpe tacco 14: fanno tanto “fico”, ma spesso fanno anche parecchio male. Lo schieramento politico progressista e il suo principale partito, il Pd, vi hanno fatto ricorso più volte.
Ricordo quelle, belle, che incoronarono (o meglio “ratificarono”), con un bagno di quattro milioni di votanti, Romano Prodi capo politico della coalizione de L’Unione (mi trovavo a Bologna e riuscii a votare nella storica sezione dei Democratici di Sinistra alla Bolognina). Quella coalizione vinse, sì, le elezioni del 2006 ma poi governò male (una vera fetecchia) per due anni prima di veder sfiduciato il professore.
E ricordo quelle che sancirono la vocazione maggioritaria del neonato Partito Democratico che, con Veltroni alla guida, si schiantò nel 2008 contro un tir con rimorchio chiamato Berlusconi.
In un altro paio di occasioni mi sono recato ai banchetti (o gazebi, chiamateli come vi pare): nel 2009 ero a Grosseto per lavoro e partecipai a quelle che condussero Pierluigi Bersani alla segreteria del Pd. Infine, le ultime a cui mi sono recato sono state quelle che tre anni fa hanno visto inaspettatamente Elly Schlein prevalere sul favorito Bonaccini.
Ora, puntuale come l’influenza stagionale, l’argomento si ripresenta in vista delle elezioni politiche programmate per l’anno prossimo. L’evento scatenante è stata la vittoria del No al referendum dell’altra settimana: c’era ancora lo spoglio in corso e già Giuseppe Conte parlava di primarie come se non ci fosse un domani (sì, ma stai calmo!). E io, per farla breve, da ex entusiasta sostenitore di questo strumento di partecipazione popolare, oggi sono un po’ più scettico.
Innanzitutto perché manco so per quale partito voterò l’anno prossimo: di certo non per uno dello schieramento nazional-conservatore; per il resto ho poche idee però parecchio confuse in testa. E poi perché non vorrei vedere scene come quelle delle primarie per le amministrative di Napoli del 2011, in cui si videro arrivare orde di cinesi ai banchetti per votare Andrea Cozzolino. Risultato: votazioni annullate e poltrona di sindaco consegnata all’indipendente De Magistris! In questo caso i “cinesi imbucati” potrebbero essere tanti elettori di centrodestra che, pur di mandare in vacca le legittime aspirazioni di Schlein, leader del partito di maggioranza relativa della coalizione, spenderebbero volentieri l’euro di contributo elettorale per lanciare la volata a Conte (brava e onesta persona, ma che da presidente del Consiglio forse ha già dato, non una ma due volte).
Per cui, fossi qualcuno per dare consigli (e non sono nessuno) direi a lorsignori: chiudetevi in una stanza, elaborate e firmate col sangue (verba volant) un programma di governo di dieci punti, che forse son pure troppi (non vi fate venire in mente le duecento pagine di Prodi!) e che già sarebbero una fatica erculea dovendo essere condivisi da Renzi fino a Bonelli e Fratoianni!; condividetelo coi cittadini; infine “scornatevi” a sangue e stabilite un criterio di investitura del candidato premier (il metodo del partito che prende un voto più degli altri, come si usa fare ormai da tempo a destra, non mi pare così malvagio); andrebbe benissimo anche un federatore o un “papa straniero”, ma io oggi di Prodi in giro non ne vedo.
E poi buona campagna elettorale (che non sarà certo una passeggiata: la presidente Meloni è un po’ azzoppata ma ancora molto forte e resta favorita, anche se ha un branco di mezze seghe al suo fianco): io vi ho avvisato, poi fate voi.
P.s. In tutto questo, vada come vada un vincitore già c’è, si chiama Roberto Vannacci: dopo essere salito e sceso dal “taxi” della Lega gabbando il conducente Salvini (che ormai non ne imbrocca una manco se scende Cristo dalla croce) ora, sondaggi alla mano, diventa determinante, col suo 3-4 percento, per la vittoria del centrodestra. Scommetto che Giorgia e i suoi lo coccoleranno come un tanto atteso neonato appena arrivato in famiglia.