Bocchino imputa alla sinistra il ko degli Azzurri: forse non è chiaro il concetto di rappresentanza nazionale
di Roberto Celante
“Chiedo scusa. È una mazzata difficile da digerire”: così, il CT Gattuso ha commentato l’esclusione dell’Italia dai mondiali di calcio 2026. Tuttavia, c’è anche chi ha preso una mazzata ancora più forte, come Italo Bocchino, che evidentemente non ha ancora digerito la sconfitta al referendum. Egli, infatti, ha affermato che l’Italia è stata esclusa dai mondiali per la terza volta consecutiva, anche per colpa della “cultura della Sinistra, che ha ucciso l’identità nazionale” e, di conseguenza, “i calciatori non hanno più la voglia di indossare la maglia azzurra, la voglia di rappresentare l’Italia”.
È una chiave di lettura che parte da una certa confusione circa la comunità dei rappresentati, l’ambito e la funzione della rappresentanza e le eventuali ripercussioni reputazionali sulla Nazione.
La Nazionale di calcio brasiliana è conosciuta anche come “Seleção”, termine che definisce alla perfezione cosa sia ogni Nazionale: una “selezione” dei migliori atleti, cioè una rosa di giocatori convocati dal CT per disputare una o più partite, o un torneo. I calciatori della Nazionale, quindi, rappresentano, al più, il livello tecnico più elevato dei giocatori che militano in Serie A in Italia e che partecipano alle massime competizioni per Club in Europa. Livello che, a giudizio oggettivo del campo, risulta quello di chi, negli ultimi 8 anni, si è meritato di farsi eliminare da: Svezia, Macedonia del Nord e Bosnia Erzegovina. I rappresentanti sono quindi, in senso lato, soltanto altri giocatori connazionali, l’ambito della rappresentanza è puramente una competizione sportiva e la funzione della rappresentanza è raggiungere obiettivi sportivi.
Tutto ciò non ha nulla a che vedere con la “casalinga di Voghera”, l’operaio di Pomigliano, l’imprenditore del Nord Est, il professionista di Roma, o lo studente di Palermo. Rappresentare una Nazione, infatti, è tutt’altro concetto, che attiene al diritto costituzionale: in Italia, i parlamentari rappresentano la Nazione, perché sono eletti dal popolo. L’ambito della rappresentanza è politico, mentre la funzione della rappresentanza è l’esercizio del potere legislativo e del rapporto fiduciario con il governo, il quale peraltro è generalmente composto da parlamentari.
Quindi, la reputazione della Nazione può essere rovinata soltanto da coloro che sono espressione del corpo elettorale, cioè dai politici: dalle loro dichiarazioni e dalle loro votazioni, dai loro programmi, dalle loro riforme o dal loro immobilismo, nonché dalla loro condotta, quando è politicamente inopportuna, se non già penalmente censurabile. In quest’ottica, destra e sinistra, a livello collegiale ed individuale, si sono spesso, per così dire, “dimenticate” di rappresentare la Nazione.
A titolo esemplificativo e non esaustivo: le tre riforme costituzionali che negli ultimi vent’anni miravano ad alterare l’equilibrio dei poteri, i due default sfiorati nel 1992 e nel 2011, decenni di deregulation sul lavoro e di condoni fiscali ed edilizi, le leggi ad personam, di cui in particolare il legittimo impedimento, le depenalizzazioni di falso in bilancio e abuso d’ufficio, i tagli a sanità e scuola e le riforme pensionistiche, la mancanza di una legge sul conflitto di interessi, i continui dinieghi di autorizzazione a procedere contro parlamentari e ministri, accreditando persino la tesi sulla “nipote di Mubarak”.
Tutte cose di cui Bocchino ha esperienza, avendone vissute molte da vicino, essendo stato lui stesso un deputato. Le più numerose, peraltro, sono quelle ascrivibili alla destra. Tutte cose che conoscono anche all’estero, e che nuocciono alla reputazione della Nazione, perché indirettamente, con il nostro voto, o con l’astensione, le abbiamo legittimate, premiando chi ha preferito rappresentare l’Italia curando esclusivamente i propri interessi.