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“È un lusso per i ragazzi restare in Italia e riuscire a vivere decentemente. Gli stipendi sono fermi e per uscire dalla povertà ci vogliono 5 generazioni”: così nayt

L'artista romano è tornato con il nuovo album "io Individuo", il decimo della carriera che contiene 13 brani inediti. Nessuno sconto, parole come lame sulla collettività, l’industria discografica e gli individui, come recita il titolo del progetto discografico

di Andrea Conti

Zitto zitto nayt ha portato a casa il sesto posto al Festival di Sanremo 2026 grazie alla sua performance e le parole di “Prima che”. Ora l’artista romano, che ha una delle penne più interessanti del mondo rap, è tornato con il nuovo album “io Individuo”, il decimo della carriera che contiene 13 brani inediti. Nessuno sconto, parole come lame sulla collettività, l’industria discografica e gli individui, come recita il titolo del progetto discografico.

Tra le chicche contenute: “Ci nasci, ci muori” con la citazione di “In Italia” di Fabri Fibra, mentre “Briciole” di Noemi è in “Astronauta” e poi “Stupido pensiero” feat. Elisa. La cover dell’album è un quadro acrilico su tela 120x120cm dipinto a mano dall’artista Ozy e ispirato dalla fotografia “De Schimmel” (1992), scattata dall’iconico fotografo tedesco Hannes Wallrafen. A novembre 2026 nayt sarà protagonista di Noi Individui Tour, il nuovo tour che lo vedrà protagonista nei palasport delle principali città italiane.

Perché “in Italia è difficile restare, ma in Italia è difficile anche andarsene”?
Perché l’Italia ha delle cose bellissime, perché a casa, per noi, è difficile andarsene. È difficile restare per tutte le difficoltà che però comporta restare a casa oggi, dove le cose non vanno bene sotto determinati punti di vista. Insomma è un Paese incredibile allo stesso tempo che diventa sempre più ostile per certi versi difficile. Diventa sempre più un lusso per i ragazzi di oggi restare in Italia e riuscire a vivere decentemente e dignitosamente. In un altro pezzo parlo del fatto che gli stipendi in Italia non crescono da non si sa quanti anni, che la statistica per uscire fuori dalla povertà è di cinque generazioni. Quindi ci sono dei contrasti importanti.

Come mai “nessuna azienda investe nella cultura, nessuno Stato, né un partito, nessun padre”?
Non è effettivamente proprio così, ma sembra che ci sia molto questa tendenza, soprattutto dove non dovrebbe esserci, o dove non dovrebbe ma potrebbe non esserci. Allora sembra che la cultura sia in mano agli artisti, ma soprattutto che è anche una roba fisiologica, nel senso anche normale che lo sia, ma sembra che non ci sia nessuna struttura e che quindi poi gli artisti vengano eletti ed ‘eletti’ a ‘salvatori’ o educatori nella nostra società, cosa che mi sembra un po’ assurda.

Chi sono i protagonisti dei tuoi interludi nel disco?
Nel primo interludio c’è mia madre, nel secondo interludio c’è una persona per me molto importante che è un mentore col quale ho tanti scambi di questo tipo anche dove parliamo di tante cose e in quell’interludio in particolare si parla di devozione, si parla di contraddizioni, si parla del culto dell’idolo. Sottolineo un po’ delle contraddizioni che fanno parte di noi come individui, della nostra società, della nostra collettività. e anche di me in quanto artista e personaggio pubblico esposto.

Com’è nata la collaborazione con Elisa?
Ho proposto il pezzo e ci siamo visti in studio una mattina presto, siamo rimasti fino alle tre di notte, lavorando a questo pezzo completamente da zero ed è uscito quello che è uscito. È stata un’esperienza incredibile, sono molto felice. Per me Elisa è una maestra di vita, di musica.

Il disco è generazionale, quale messaggio vorresti che arrivasse?
La mia generazione, la mia in particolare che ho 31 anni, ha una grande potenzialità per fare da ponte tra queste nuovissime generazioni che ci sono, che nascono con il telefono in mano, e i nostri genitori e chi prima di loro, che invece si sono ritrovati ad un certo punto in questo mondo del digitale. Ma a prescindere dai social e dalla tecnologia, parlo proprio di linguaggio, dei tempi, degli spazi, dei ritmi diversi. E noi siamo un po’ in questa metà.

Che bambino sei stato?
A dieci anni passavo i pomeriggi in camera di mia madre con il suo stereo, i cd che aveva…C’era proprio un procedimento diverso di fruizione della musica, c’era una complessità diversa. Ora questo è sulla musica, ma potremmo traslarlo in tantissimi altri contesti. Quindi credo che abbiamo questa possibilità di fare da ponte tra queste macro generazioni, però ovviamente siamo anche in questa confusione…

Di cosa si tratta?
Come fai a scegliere come fai a capire chi sei? È veramente difficile.

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