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Adolfo contro Urso. Una settimana fa bocciava il taglio delle accise (“Inefficace e aiuta i ricchi”), ora festeggia: “Importante, siamo i primi in Ue”

Il 12 marzo, al Senato, il ministro aveva annunciato "misure di compensazione rivolte ai redditi più bassi". E non un intervento sulle accise come quello adottato da Draghi quattro anni fa, andato a vantaggio dei "ceti più benestanti". Poi Meloni ha approvato il taglio (e il bonus per i più poveri è saltato). E Urso gongola
Adolfo contro Urso. Una settimana fa bocciava il taglio delle accise (“Inefficace e aiuta i ricchi”), ora festeggia: “Importante, siamo i primi in Ue”
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Come è noto, solo gli stupidi non cambiano idea. Una settimana fa, in question time, il suo giudizio sull’ipotesi di tagliare le accise sui carburanti era stato severo: sarebbe stato “inefficace“, come dimostrato dall’esperienza del governo Draghi, e peggio ancora sarebbe andato soprattutto a beneficio dei “ceti più benestanti“. Oggi, dopo che il cdm ha varato il decreto che le riduce di 25 cent al litro per 20 giorni, Adolfo Urso è diventato il maggior sostenitore del provvedimento. È “importante e significativo”, ha garantito il ministro delle Imprese parlando a un convegno di Confartigianato. “Abbiamo tagliato, primi in Europa, le accise nella piena consapevolezza di quanto questo sia importante per le nostre famiglie e imprese”. Nessuna spiegazione, però, sui motivi del repentino voltafaccia rispetto all’intenzione di varare un intervento rivolto solo “ai redditi più bassi“. In favore di una misura omnibus arrivata a pochi giorni dal referendum sulla giustizia.
In attesa che il senatore di FdI chiarisca il mistero, val la pena ricordare che cosa ha detto in Senato l’ineffabile Urso quando era assolutamente convinto che fosse necessario “agire in maniera mirata” per non sprecare risorse. “Per il momento nessuno dei grandi Paesi europei, come Germania, Francia e Spagna, in cui si registra un’impennata dei prezzi al carburante a differenza che in Italia, ha previsto di tagliare le accise”, è stata la sua premessa. “In molti tra questi Paesi europei, hanno invece predisposto misure di controllo urgenti sulla filiera distributiva sul modello che abbiamo introdotto noi in Italia nel gennaio del 2023 e che si è dimostrato pienamente efficace”. Poi l’affondo sul perché il taglio delle accise era fuori questione. Per avvalorare le sue tesi, Urso ha evocato il marzo 2022, quando i prezzi dell’energia erano saliti alle stesse causa invasione russa dell’Ucraina. Allora, ha detto, il governo Draghi “fu colto impreparato” e a fronte dei forti rincari si decise “di destinare il crescente extragettito Iva, dovuto appunto alla fortissima crescita dell’inflazione, al taglio delle accise di 30,5 centesimi al litro Iva inclusa, per un costo per le casse dello Stato, cioè per i cittadini, di quasi un miliardo di euro al mese. Intollerabile“. Troppi soldi, dunque. Ma non solo.

La manovra di Draghi, ha continuato, è stata “del tutto inefficace” nel “fermare la spirale inflazionistica, perché nei mesi successivi l’inflazione continuò a crescere fino addirittura al 12,6% nel mese di ottobre, quello che ci avete lasciato”. Peggio ancora, si è trattato di un intervento pesantemente iniquo: “Come rilevato dall’Ufficio parlamentare di bilancio, il beneficio di quel provvedimento si concentrò soprattutto sui ceti più benestanti, perché le famiglie con maggiori consumi di carburante sono quelle con redditi più elevati”. Come è ovvio, infatti, chi viaggia in Ferrari o anche solo su un’auto di grossa cilindrata consuma più benzina e se lo Stato ne calmiera i prezzi ottiene benefici proporzionali. L’Upb all’epoca aveva calcolato che la riduzione delle accise sui carburanti destinata al 10% più ricco valeva circa il 2,6% delle risorse complessivamente distribuite, contro lo 0,4% andato al 10% più povero.

Di qui l’intenzione, da parte del governo di destra, di muoversi in maniera ben più attenta agli effetti redistributivi: “Stiamo predisponendo misure di compensazione rivolte ai redditi più bassi e di contenimento dei costi per le aziende di autotrasporto, affinché siano effettivamente efficaci”. Le prime bozze del decreto prevedevano in effetti un bonus una tantum di 100 euro riservato ai nuclei con Isee inferiore a 15mila euro, quelli che hanno diritto alla card Dedicata a te. Poi il ripensamento in extremis, la convocazione del cdm per le 19 di mercoledì e il varo del decreto in tempo perché Giorgia Meloni potesse annunciare trionfalmente al Tg1 il taglio delle accise (di 20 centesimi contro i 25 di Draghi) per arginare la cavalcata dei prezzi. Nessuna traccia, nel testo, di misure ad hoc per i nuclei più in difficoltà. E Urso festeggia.

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