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Meloni a casa Fedez fa il pieno di bugie: “Csm meno politici”

Meloni a casa Fedez fa il pieno di bugie: “Csm meno politici”
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“Vi dico oggi che quando faremo la legge di attuazione della riforma, io voglio mantenere i tre quinti necessari” per votare la lista da cui saranno sorteggiati i membri laici dei due futuri Consigli superiori della magistratura. A tre giorni dal voto, Giorgia Meloni veste i panni della statista nell’attesa ospitata al podcast Pulp di Fedez e Davide Marra, la mossa del cavallo della sua campagna per il referendum (anticipata dal Fatto nei giorni scorsi). Nel “salotto” del rapper, di fronte a domande non proprio irresistibili, la premier infila senza contraddittorio un’altra serie di affermazioni false o distorte, dopo quelle del video della sua “discesa in campo” la scorsa settimana. L’unica notizia è la promessa che, in caso di vittoria del Sì, il governo non infierirà nelle leggi attuative: anche le opposizioni potranno contribuire all’elenco dei laici “sorteggiabili”, assicura Meloni, perché il quorum per compilarlo sarà lo stesso richiesto attualmente per eleggere i consiglieri. Nella riforma Nordio di questo non c’è traccia, ma la leader di FdI supplisce al vuoto normativo con la sua parola d’onore. E garantisce – sempre in extremis – che la famigerata lista sarà “molto lunga”: non ci saranno, insomma, “undici nomi per dieci nomi da sorteggiare”. Anzi, su questo passaggio prende un tono indignato e chiama in causa Sergio Mattarella: “Stiamo parlando del Parlamento, non della nomina del responsabile di una bisca clandestina. Se io provassi a fare una legge del genere, il presidente della Repubblica non me la firmerebbe”. Quindi, attacca, queste “tesi surreali” sono “una mancanza di rispetto” per il capo dello Stato, “che la riforma l’ha firmata”.

In realtà, pure qui, il testo della nuova Costituzione non dice nulla sulla lunghezza dell’elenco: per restare all’esempio di Meloni, il governo potrebbe prevedere una lista – se non di undici – di 20 sorteggiabili per dieci posti, e Mattarella o chi per lui non avrebbe alcun appiglio per opporsi. Ma non basta: la premier arriva a dire che nei nuovi Csm il “condizionamento politico” sarà “molto inferiore a quello di oggi” perché i laici verranno estratti dall’elenco, mentre adesso vengono scelti direttamente dai partiti. Omette, però, che i rappresentanti dei magistrati saranno invece sorteggiati tout court, e quindi saranno per natura molto più deboli rispetto a quelli dei politici. Il nuovo approccio “ecumenico” della premier, peraltro, contraddice quello tenuto in fase di approvazione della riforma: il testo è stato blindato e approvato in Parlamento senza cambiare una virgola rispetto alla versione proposta dal governo, costringendo persino Forza Italia a ritirare i suoi emendamenti. Eppure Meloni si presenta come vittima di una chiusura ostruzionistica: “Mi avrebbe fatto piacere poter avere un dialogo serio nell’interesse della nazione, però per fare il dialogo bisogna essere in due”.

Ancora, la presidente del Consiglio dice che i giudici danno ragione ai pm in una percentuale “tra il 93% e il 99% dei casi” perché hanno “un occhio di riguardo” nei loro confronti. Ma i dati che riporta (peraltro contestati da importanti magistrati) si riferiscono solo a intercettazioni e misure cautelari chieste in fase d’indagine, disposte sulla base del materiale raccolto dell’accusa, mentre alla fine dei processi di primo grado le assoluzioni sono il 46%. Ancora: per giustificare la creazione dell’Alta corte disciplinare, Meloni dice che anche i magistrati devono essere giudicati “da un organismo terzo quando sbagliano, come accade per tutto il resto del genere umano”. Ma è il contrario: la giustizia disciplinare di tutte le altre categorie è affidata ai rispettivi ordini professionali, mentre solo per la magistratura si crea un giudice speciale (togliendo la possibilità di ricorrere in Cassazione). A far notare tutto questo, però, non c’è nessuno. Il clima in studio è assai rilassato, per non dire amichevole: Fedez apre la puntata parlando di una “grandissima opportunità” nell’intervistare la premier, lei chiude complimentandosi per il “lavoro prezioso”. Molto meglio di una conferenza stampa.

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