“Secondo voi, ‘faremo i conti’ cosa vuol dire? Ma un magistrato cosa può intendere con questa frase?“. Così nella trasmissione In Onda, su La7, il procuratore capo della Repubblica di Napoli, Nicola Gratteri, risponde a una domanda di Marianna Aprile sulla bufera scatenata dalle sue parole al quotidiano Il Foglio, dove in una conversazione telefonica con una giornalista avrebbe dichiarato: “Tanto, dopo il referendum, con voi del Foglio faremo i conti, tireremo su una rete”. Parole che il direttore Claudio Cerasa ha interpretato come un avvertimento inquietante, scatenando reazioni dure da parte del centrodestra, con Antonio Tajani in testa a denunciare una presunta lesione alla libertà di stampa.
Gratteri ricostruisce il contesto: da mesi, è “bersaglio di 4, 5, 6 giornali ogni mattina”. “Una cosa è l’informazione, un’altra cosa è la diffamazione”, precisa il magistrato, ribadendo di stare “sempre dalla parte della stampa”. Il procuratore, a riguardo, ricorda di aver criticato la riforma Cartabia proprio perché limita la pubblicazione integrale delle ordinanze di custodia cautelare, imponendo solo commenti e riducendo il diritto dei cittadini a essere informati.
E aggiunge: “Io sono stato quello che più ha parlato mentre i proprietari e i direttori dei giornali, sono stati timidi, al punto che in Commissione Giustizia non sono andati a essere auditi“.
Alla domanda di Marianna Aprile su cosa si sentisse diffamato dal Foglio, Gratteri risponde: “Questa poi è una cosa che io guarderò dopo perché adesso dobbiamo concentrarci sul referendum sulla giustizia”.
Il dibattito approda poi sulla cosiddetta “norma anti-Gratteri”, un emendamento presentato da deputati di Forza Italia (Maurizio D’Attis, Francesco Cannizzaro e Andrea Gentile) al decreto Pnrr, in discussione alla Camera. La proposta introduce sanzioni disciplinari per i magistrati che partecipano a trasmissioni televisive, convegni o dibattiti pubblici in modo da compromettere “l’indipendenza, la terzietà e l’imparzialità” del loro ruolo, anche sotto il profilo dell’apparenza. Qualcuno l’ha già ribattezzata “norma anti-Gratteri” per il timing e per il bersaglio implicito.
Luca Telese chiede direttamente: “Ma è vera o no?”.
Gratteri, sorridendo, replica: “E che ne so io, l’ho letta sui giornali. Ma io non è che mi posso intimorire e fermare se c’è questo emendamento. Toglietevelo dalla testa. Secondo voi, sono una persona che si ferma davanti a queste cose? Ma io non mi sono fermato davanti a intercettazioni telefoniche dove stavano discutendo di come mi dovevano ammazzare e di come dovevano uccidere i miei figli. E ora mi posso preoccupare di una cosa del genere? Ma state scherzando? Io continuerò a fare tranquillamente quello che facevo prima”.