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Femminicidio Daniela Zinnanti, il killer Santo Bonfiglio aveva già accoltellato la ex: la condanna a tre anni per lesioni

A Bonfiglio erano stati inflitti dieci anni in primo grado per tentato omicidio, pena poi ridimensionata in Appello. L'autopsia: la vittima uccisa da più di trenta coltellate
Femminicidio Daniela Zinnanti, il killer Santo Bonfiglio aveva già accoltellato la ex: la condanna a tre anni per lesioni
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Aveva già accoltellato una donna ed era stato condannato per questo Santo Bonfiglio, l’uomo che lo scorso 9 marzo ha ucciso a Messina la cinquantenne Daniela Zinnanti. A Bonfiglio erano stati inflitti dieci anni in primo grado per tentato omicidio della donna con cui conviveva; in Appello, però, la condanna era stata ridotta a tre anni e il reato ridimensionato a quello più lieve di lesioni personali. Il 5 settembre del 2008 l’uomo, all’epoca 49enne, era sceso in strada in mutande a Spadafora, comune della costa tirrenica del Messinese, per inseguire la convivente che stava scappando da lui: una volta raggiunta l’aveva presa a calci e pugni, poi era risalito a casa, si era vestito ed era uscito di nuovo, stavolta con un coltello in mano. Aveva mirato al petto della donna, che si era difesa con un braccio, prima di essere fermato da un vigile presente per caso sulla scena e darsi alla fuga in auto. Poco dopo ha chiamato l’ex moglie, dicendo che stava andando da lei e della figlia di sei anni, e confessandole l’accaduto: lei aveva avvertito la Polizia facendolo arrestare. La convivente, invece, era stata ricoverata in ospedale con una ferita profonda al braccio e varie altre contusioni, per una prognosi di quaranta giorni. In secondo grado, però, la condanna era stata ridotta di sette anni, nonostante Bonfiglio avesse già picchiato la donna.

Poi di nuovo i calci e i pugni. Stavolta su Daniela. A maggio dell’anno scorso, quando la loro relazione era iniziata da poco. Bonfiglio fu messo in custodia cautelare ai domiciliari per la bellezza di sette giorni, poi la misura fu attenuata nel più semplice divieto di avvicinamento. La donna aveva ritirato la denuncia nei suoi confronti, ma il procedimento sarebbe andato avanti, con la prossima udienza in programma il 25 marzo prossimo. Ma a febbraio ecco un altro episodio: il gip Salvatore Pugliese sottolinea i comportamenti reiterati, il pericolo che ripeta la stessa violenza, e dispone infine i domiciliari con braccialetto elettronico come “misura minima adeguata”. Nel provvedimento non si menzionano solo genericamente le condanne precedenti. Ma il fatto di aver picchiato e aggredito con un coltello la compagna non avrebbe dovuto aver peso? “Andremo fino in fondo in questa vicenda”, assicurano i legali della famiglia di Daniela, Filippo Brianni, Gianfranco Briguglio e Giorgio Italiano. Intanto emergono i primi particolari dall’autopsia svolta dal medico legale Alessio Asmundo: le coltellate inferte a Daniela sono state più di trenta, di cui una alla gola. La vittima, ritrovata dopo un giorno dalla figlia, deve dunque essere morta in un breve arco di tempo. Nessuna lenta agonia. Alcune ferite alle mani, invece, raccontano come la donna abbia tentato di difendersi.

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