Petroliera fantasma russa alla deriva nel Canale di Sicilia, ora Palazzo Chigi è preoccupato: “Monitoriamo”
Ha a bordo, con ogni probabilità, un carico di 900 tonnellate di gasolio e due serbatoi di gas liquefatto. A bordo non c’è nessuno. E si è inclinata di circa 30 gradi. I danni causati dai droni che l’hanno colpita, quasi sicuramente lanciati dagli ucraini, mentre navigava a nord del Golfo di Sirte ne hanno danneggiato struttura e stabilità. E vaga, alla deriva, sospinta dai venti e dalle correnti, nel Canale di Sicilia. Si era avvicinata a Linosa, ora sembra puntare verso Malta. Ma al cambiare delle condizioni del mare, potrebbe mutare anche la sua direzione. A distanza di dieci giorni dal momento in cui la petroliera russa Arctic Metagaz, considerata appartenente alla flotta fantasma, cioè quella che contrabbanda carburanti aggirando le sanzioni europee, l’allarme sul rischio di un rovesciamento del carico è arrivato anche a Palazzo Chigi.
L’alert riguarda il rischio inquinamento qualora il gigante del mare, 277 metri di lunghezza, dovesse rovesciarsi o colare a picco. Mezzi della Marina militare italiana – un rimorchiatore e, se dovesse servire, un mezzo antinquinamento – restano vicini al relitto alla deriva pronti a intervenire, nel tratto di mare fra le isole Pelagie e Malta, soltanto in caso d’emergenza. Per coordinare la gestione del caso, si è tenuta una riunione a Palazzo Chigi, presieduta da Giorgia Meloni, alla quale hanno partecipato anche i ministri Antonio Tajani, Guido Crosetto, Gilberto Pichetto Fratin e Nello Musumeci, oltre al sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano e al capo del Dipartimento della Protezione civile Fabio Ciciliano.
Per Palazzo Chigi, al momento, il problema è comunque in capo a Malta poiché la nave è all’interno della zona Sar maltese: “Ma il governo italiano ha assicurato al governo de La Valletta la condivisione del monitoraggio avviato fin dal primo momento”. L’Italia – viene spiegato – “ha inoltre confermato la propria disponibilità a svolgere attività di supporto, in attesa delle determinazioni delle autorità maltesi, con le quali rimane in costante contatto”.
Ma in questa vicenda – come ha ricordato il giornalista di Radio Radicale Sergio Scandura – le zone Sar in realtà c’entrano ben poco, poiché il caso rientra nei dettami delle convenzioni internazionali MARPOL (Marine Pollution) e della convenzione di Barcellona BARCOM, entrambe dedicate alla gestione delle emergenze di inquinamento del mare. Il Wwf sta seguendo l’evoluzione della situazione e ricorda che la fuoriuscita del Gnl “potrebbe causare incendi, nubi criogeniche letali per fauna marina, e inquinamento ampio e duraturo delle acque e dell’atmosfera”.
L’area nella quale vaga la nave, aggiunge l’associazione ambientalista, è di “eccezionale valore ecologico, con ecosistemi profondi fragili e una biodiversità tra le più elevate del bacino Mediterraneo. Ospita, tra gli altri, quasi tutte le specie marine protette del Mediterraneo, sia pelagiche che bentoniche, ed è attraversata da grandi predatori pelagici come il tonno rosso e il pescespada”. Il rischio ambientale, rimarca, è “elevatissimo e potenzialmente irreversibile, con serie ricadute anche sulle economie delle isole Pelagie, basate su pesca e turismo”.