A guardare l’orizzonte sopra le dune del sud-ovest algerino, si direbbe che stia per scatenarsi una tempesta. Una nube densa, scura e minacciosa oscura il cielo e getta la sua ombra sulle sabbie del Sahara. Eppure, quella che avanza vorticosamente non è la pioggia di un temporale, ma una tempesta viva e vorace formata da milioni di ali fruscianti: uno sciame di locuste del deserto. È un’invasione di biblica memoria, una piaga antica che oggi si abbatte sul presente e rischia di azzerare, nel volgere di poche ore, le immense distese agricole appena strappate alla sabbia. Di fronte a questo nemico implacabile, il governo di Algeri ha lanciato una mobilitazione totale e senza precedenti, una vera e propria corsa contro il tempo per proteggere il nuovo, vitale polo cerealicolo nazionale.
La gravità della situazione ha spinto il Primo Ministro Sifi Ghrieb a presiedere una riunione interministeriale d’urgenza, seguendo le direttive del presidente della Repubblica, per valutare la prontezza del piano d’azione nazionale. L’Algeria ha infatti compiuto un cambio di paradigma fondamentale nella gestione di questa emergenza. Abbandonato il vecchio e inefficace modello reattivo, che puntava a colpire gli sciami quando erano ormai formati e in volo, le autorità hanno adottato un approccio preventivo e chirurgico. L’obiettivo primario è ora anticipare e neutralizzare le zone di riproduzione, concentrando gli sforzi di monitoraggio nel Grande Sud e lungo la vulnerabile fascia del Sahel, prima che la schiusa delle uova dia il via all’invasione.
Drivers crossing the Sahara encountered massive swarms of locusts slamming into their cars.
“We went through a few intense locust swarms and happened to catch the worst one on my camera,” said Salah Abdelhadi, who filmed the video.
Locusts can decimate cropland, crippling farms… pic.twitter.com/BtUzDPeoN0
— The Washington Post (@washingtonpost) February 27, 2026
La posta in gioco, del resto, ha ampiamente superato i confini della semplice disinfestazione. La regione del Grande Sud è stata recentemente designata dal governo come il nuovo hub strategico per la produzione di cereali, con migliaia di ettari trasformati in terreni fertili grazie a massicci investimenti di capitali in avanzati sistemi di irrigazione a perno centrale. Questa espansione agricola amplifica in modo diretto l’esposizione al rischio: un’invasione incontrollata comprometterebbe i delicati indicatori della sicurezza alimentare nazionale e aggraverebbe la tenuta delle finanze pubbliche.
Sul terreno, la risposta è imponente e vede agire in prima linea i servizi agricoli, l’Istituto nazionale per la protezione delle piante e l’Esercito. Nella provincia di Tindouf, le operazioni di ricognizione stanno setacciando i letti dei fiumi asciutti e le impervie aree di confine con il Marocco, dove l’attività degli insetti ha fatto scattare i livelli massimi di allerta. In questa primissima fase, le squadre operative hanno già bonificato trecento ettari utilizzando prodotti fitosanitari. Tuttavia, l’estensione dell’area e la complessa morfologia del territorio hanno reso necessario l’intervento dei mezzi aerei, con la richiesta formale di elicotteri dell’Aeronautica militare per raggiungere le zone più inaccessibili.
L’arsenale dispiegato per questa guerra entomologica è il fulcro di un piano di emergenza esteso a ben ventitré province. Il Paese conta su una riserva strategica di oltre cinquecentomila litri di insetticidi, una flotta che va dai dodici ai quindici aerei specializzati e un centinaio di squadre operative in stato di allerta permanente. A guidare le operazioni dall’alto c’è l’agenzia spaziale algerina, che utilizza il satellite Alsat per scandagliare un’area transfrontaliera di due milioni di chilometri quadrati, a caccia dei terreni umidi che favoriscono la riproduzione del parassita.