A gennaio di quest’anno, Southwest Airlines ha aggiornato la sua politica “Customer of Size”, modificando le modalità di prenotazione dei voli per alcuni passeggeri. Stando alle linee guida, i viaggiatori che potrebbero non rientrare in un singolo posto sono ora tenuti ad acquistare “proattivamente” un posto aggiuntivo. La politica, come riporta People, stabilisce inoltre che la compagnia aerea può decidere, “a sua esclusiva discrezione”, quando sia necessario un secondo posto per motivi di sicurezza, senza specificare misure o criteri specifici, a parte la possibile invasione dei posti adiacenti.
Le reazioni dei passeggeri
Da quando questa modifica è entrata in vigore, diversi passeggeri hanno riferito le proprie esperienze sui social. Come Erika DeBoer, che doveva viaggiare da Omaha, Nebraska, a Las Vegas il 6 febbraio scorso. La trentottenne ha affermato che, mentre le veniva imbarcato il bagaglio, un dipendente della Southwest le ha comunicato che avrebbe dovuto acquistare un posto extra. Quando ha chiesto spiegazioni, l’addetto le ha risposto che era per la “sicurezza e il comfort” degli altri passeggeri. “La parte che mi colpisce di più sono le parole usate. ‘Sicurezza e comfort’ degli altri passeggeri. Continuavano a ripeterle come robot, senza alcuna attenzione alla situazione reale”, racconta DeBoer. “Non mi sono sentita umiliata, né imbarazzata, né sul punto di piangere. Ero arrabbiata”, sottolinea. “Non provo alcuna vergogna per la mia taglia”.
Una volta a casa, DeBoer ha contattato Southwest e ha detto a People che le avevano rimborsato il biglietto extra e il posto in classe superiore, oltre a un buono da 150 dollari, “nella speranza che volassi di nuovo con loro”. DeBoer, tuttavia, è ancora in attesa di una risposta da Southwest per chiarimenti sulla loro politica.
Le ripercussioni sulla salute mentale di chi vola
C’è poi il caso di Grace Simpson, fermata al gate da un supervisore della Southwest che l’aveva identificata come una potenziale “cliente di taglia grande” e le aveva detto che avrebbe dovuto acquistare un posto aggiuntivo. “Gli ho detto che avevo già volato da Norfolk a Baltimora senza problemi, quindi non avrei acquistato un altro biglietto”, ricorda. Alla fine, racconta, il supervisore le ha fornito una carta d’imbarco nuova di zecca, assegnandole un posto vuoto nell’ultima fila dell’aereo senza costi aggiuntivi. “Questo livello di discrezionalità sembra meno legato alla sicurezza e più al giudizio personale e alla discriminazione“.
Entrambe le donne sottolineano che la loro delusione nei confronti della politica della compagnia aerea non riguarda tanto l’acquisto di un secondo posto, quanto piuttosto l’assenza di una logistica chiara e coerente su come tale decisione viene presa. Simpson ha anche notato come questa imprevedibilità creasse un’intensa ansia nei “passeggeri obesi”, che molto probabilmente sono già in imbarazzo per il proprio corpo quando volano. DeBoer sottolinea: “Questa mancanza di linee guida può essere assolutamente dannosa per la salute mentale delle persone che lottano con l’immagine corporea e l’ansia da viaggio”, afferma. “Se vogliono una politica ‘customer of size’ va bene e la rispetto, ma devono esserci delle linee guida concrete, oltre alla discrezione di un dipendente che guarda semplicemente qualcuno”.