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Segnali di crisi della Marotta League: il rigorino non dato all’Inter smonta la teoria del complotto

FATTO FOOTBALL CLUB - Il mancato intervento del Var per il braccio in area di Ricci smonta una volta per tutte l’assurdo teorema del gran burattinaio Marotta. Talmente potente da aver già perso l’anno scorso uno scudetto all’ultima giornata per un paio d’episodi controversi
Segnali di crisi della Marotta League: il rigorino non dato all’Inter smonta la teoria del complotto
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Minuto 94’ della sfida scudetto. Una palla che vaga in area di rigore. Un braccio che si allarga in maniera incongrua rispetto al corpo. Il tocco netto, magari ininfluente per l’azione, ma impossibile da non vedere al Var. Insomma, l’occasione ideale per la Marotta League di indirizzare il derby di Milano e l’intero campionato, in questo caso senza nemmeno destare troppi sospetti visto che nessuno avrebbe potuto dire nulla contro l’eventuale rigore. Solo che la Marotta League, semplicemente, non esiste. O quantomeno sta perdendo colpi.

L’epilogo concitato di Milan-Inter, con i nerazzurri che si sentono penalizzati dalla scelta di Doveri &C. (peggio di lui, il Var Abisso), smonta una volta per tutte l’assurdo teorema del gran burattinaio Marotta. Talmente potente da aver già perso l’anno scorso uno scudetto all’ultima giornata per un paio d’episodi controversi (curiosamente, il famoso penalty fischiato a Bisseck in InterLazio somiglia tanto al mani di Ricci), e oggi da rimettere in discussone più o meno allo stesso modo un campionato già vinto. Cose che non succedevano neanche per sbaglio ai tempi d’oro di Calciopoli.

La malafede nel calcio italiano, per fortuna, non esiste più. Le cause dell’ennesima polemica, che rovina il già modesto spettacolo del nostro campionato (la partita regina, Milan-Inter, è stata di una pochezza rara), vanno ricercate altrove. Nella classe arbitrale, scarsa e destabilizzata, diretta da Rocchi, che manca completamente di omogeneità e chiarezza interpretativa, con episodi simili giudicati in maniera opposta. Chissà, forse anche un po’ nel polverone sollevato da Inter-Juve e dal caso Bastoni, questo genere di situazioni ha sempre un rimbalzo. Di sicuro, e per paradosso, nella designazione di Doveri, l’arbitro migliore che abbiamo, designato come garanzia della regolarità del derby: e invece proprio per questo il Var, che tante volte si è intromesso in maniera pedante e invasiva, stavolta non se l’è sentita di correggere il numero uno, affidandosi al suo giudizio di campo (che però in questo caso era sbagliato, o meglio era proprio mancato, visto che Doveri era coperto e molto probabilmente non ha potuto valutare il tocco di Ricci, quindi avrebbe dovuto essere richiamato al monitor per poi decidere liberamente). State pur certi che con qualsiasi altro arbitro, il Var sarebbe intervenuto e probabilmente avremmo avuto un rigore.

Anzi, un rigorino. Perché poi, se guardiamo lo spirito del gioco, non c’è dubbio che sia più giusto così. Che una partita, un campionato o una coppa non dovrebbero essere decisi da un rimbalzo su un braccio (oggi Ricci, ieri Bisseck in Inter-Lazio e il famoso mani di Taylor in Siviglia-Roma i primi episodi che vengono in mente). A volte non sono stati fischiati, molto più spesso sì. Le recriminazioni dei nerazzurri sono comprensibili ma non spostano di una virgola la prestazione imbarazzante fornita nel derby: l’ennesimo scontro diretto perso dimostra l’inconsistenza caratteriale di questa squadra. L’Inter non avrebbe meritato il pareggio, e ha perso anche perché sfavorita. Almeno adesso la smetteremo con la storia della Marotta League. Forse

X: @lVendemiale

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