“Nel mondo dello spettacolo, salvando figure straordinarie come Eduardo De Filippo, esisteva quasi una specie di ius primae noctis. Io camminavo con una borsetta piena di sassi. Se qualcuno si avvicinava troppo o alzava le mani, tiravo la borsetta. Dovevo difendermi”. Marisa Laurito ricorda i propri inizi negli anni ’70, aprendosi anche su episodi particolarmente difficili vissuti, come quando poco prima, nel ’68, fece dei provini a Roma e tentarono di ‘offrirla’ a un produttore: “C’era un pullman che portava le ragazze da una produzione all’altra. A un certo punto mi fecero scendere con la scusa di un provino per un film di Vittorio De Sica. In realtà volevano portarmi ‘in regalo’ a un direttore di produzione che compiva gli anni. C’era un divano, erano convinti che avrei fatto qualsiasi cosa. Anche lì la borsetta è finita nel posto giusto”.
“Il potere maschile esiste ancora”
Oggi le cose hanno preso una piega diversa, ma ciò non vuol dire che ci siano ancora criticità da risolvere: “Il potere maschile esiste ancora” spiega nell’intervista concessa a Repubblica. “L’idea è sempre quella: io sono maschio e faccio quello che voglio. Oggi è meno evidente, ma nei ruoli dirigenziali, se su dieci uomini quattro o cinque non vedono di buon occhio una donna che comanda, vuol dire che il problema c’è, eccome”.
Una questione culturale
Attrice, produttrice e direttore artistico del teatro Trianon, Laurito continua: “Una donna che comanda gli uomini non sempre viene presa bene. Devi essere brava tre volte di più e, a volte, neanche basta […] Ancora oggi una parte degli uomini fa fatica ad accettare una donna che dirige. Lo vivono come una diminutio”. L’ostacolo più difficile da superare, secondo lei, è culturale: “Lo sguardo che ancora si ha nei confronti delle donne che comandano. Finché questa cultura non cambia – conclude -, finché non si supera il patriarcato anche nell’educazione familiare, sarà difficile risolvere davvero il problema”.