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“Mi epurarono perché sapevo troppo su Emanuela Orlandi. Fu una sparizione per scopi occulti”: il memoriale segreto dell’ex 007 Giulio Gangi riapre il mistero della Bmw

Il documento è stato acquisito e in parte pubblicato dal "Corriere della Sera". Gangi è venuto a mancare nel 2022 dopo una vita segnata da molti tormenti

di Alessandra De Vita
“Mi epurarono perché sapevo troppo su Emanuela Orlandi. Fu una sparizione per scopi occulti”: il memoriale segreto dell’ex 007 Giulio Gangi riapre il mistero della Bmw

Pochi mesi prima della sua morte, l’ex agente segreto Giulio Gangi scrisse un memoriale su Emanuela Orlandi e sullo scotto che egli stesso ha pagato per le sue indagini “indesiderate” sulla Vatican girl: 28 pagine (seguite da una decina di allegati) da proporre come soggetto per un docu-film per cui aveva pensato anche a un titolo: “Il Tiro Mancino”. Sottotitolo: “1992-1994 / Servizi & Segreti. Dietro le quinte di una strana epurazione di Stato”.

Il documento è stato acquisito e in parte pubblicato dal Corriere nelle ultime ore. Gangi, lo ricordiamo, è venuto a mancare a 62 anni nel 2022 a Roma, nell’appartamento di un amico all’Infernetto, dopo una vita segnata da molti tormenti.

Chi era l’agente Gangi

Giulio Gangi frequentava la stessa località di villeggiatura della famiglia Orlandi, Torano, e dei loro cugini, i Meneguzzi. Pare fosse rimasto piacevolmente colpito da una cugina di Emanuela, Monica. Si era subito offerto di dare una mano a ritrovare Emanuela sebbene fosse ancora agli inizi della sua carriera che si rivelerà poi tormentata. Nel giugno del 1983, tre giorni dopo la scomparsa di Emanuela si presentò a casa della famiglia Orlandi perché intenzionato a rendersi utile per il ritrovamento della cittadina vaticana.

La Bmw davanti al Senato

Fu l’agente Gangi a mettersi per primo sulle tracce dell’auto del mistero. Parliamo della Bmw dal colore ancora imprecisato: in alcuni lanci dell’Ansa è nera, in altri atti ufficiali diventa verde tundra. Neanche il modello è stato chiarito in questi 43 anni. I primi a indicarla furono in quei giorni Alfredo Sambuco e Bruno Bosco, il vigile e il poliziotto in servizio davanti al Senato che videro Emanuela Orlandi parlare con il famigerato “Uomo dell’Avon” che probabilmente le tese la trappola della finta offerta di lavoro. Quest’uomo aveva parcheggiato la BMW in questione sul marciapiede di Palazzo Madama tant’è che i due gli ordinano di spostarla. Gangi contattò subito la casa automobilistica Bmw per rintracciare tutte le auto di quel colore scuro immatricolate a Roma. Le sue ricerche, come ormai è noto, lo portarono in un’officina in zona Nomentana che aveva una Bmw scura in riparazione, con il vetro del finestrino del lato passeggero frantumato. Da lì, su quelle tracce giunse al residence Mallia, in zona Balduina, come reso anche dall’agente stesso in un verbale della seconda inchiesta. Al Mallia alloggiava la presunta proprietaria dell’auto Dolores Brugnoli, e a indicare il suo nome a Gangi fu in ogni caso il carrozziere dell’officina di cui sopra. Poche settimane fa la Brugnoli ha confermato questa vicenda alla commissione parlamentare di inchiesta Orlandi-Gregori. Si legge da un lancio che ha ripreso la sua audizione: “Gangi andò a dirle di presentarsi immediatamente al commissariato mentre secondo quanto risulta dagli atti, Gangi era andato a chiederle notizie sulla Bmw che lei stessa era andata a far riparare l’auto a causa di un finestrino rotto”. Ad ogni modo queste sue indagini non portarono a nulla di fatto.

A dieci anni da questi fatti, nel 1993, Gangi fu trasferito dal Sisde in un ufficio, dietro una scrivania del ministero del Tesoro. “Fu messo ai margini del servizio segreto civile per indagini inopportune”, scrive il Corriere.

Il memoriale

Di seguito ecco alcuni dei passaggi più significativi del memoriale dell’ex 007, pubblicato dal Corriere. Gangi parte proprio dalle motivazioni del suo allontanamento dal Sisde. Gangi parla di sé in terza persona quando scrive: “Questa ricostruzione denuncia il modo utilizzato per ‘eliminare’ l’agente operativo Giulio Gangi”.

“Quando nei paesi civili si scatena un problema negli organismi di informazione e sicurezza o, per vari motivi, alcuni agenti non possono più prestare servizio, si attua nei loro confronti un’equa collocazione, un prepensionamento. In Italia invece tra il 1993 e il 1994, per raggiungere determinati obiettivi, alcuni personaggi di potere hanno operato nell’illegalità, massacrando la dignità di determinati agenti che avevano svolto il loro dovere con passione e rispetto (…) Forse, un giorno, qualche pentito leale svelerà anche questo mistero”.

L’arruolamento nei Servizi

“Verso la fine del 1982 – prosegue Gangi – il prefetto Vincenzo Parisi, vicedirettore del Sisde, propose al ventiduenne Giulio Gangi, ben inserito nel settore cinematografico e discografico, l’arruolamento nel servizio per rilevare determinati fenomeni che gravitano nel mondo dello spettacolo. In pratica non deve fare altro che tenere d’occhio l’ambiente dove diversi elementi delinquenziali e vari personaggi danno sfogo ai loro affari, ai loro sfizi. Per Gangi la proposta è allettante: continuare a operare nel proprio settore come ghostwriter e, nello stesso tempo, colpire quei fenomeni che insozzano un mondo che vive sulla creatività. Così – prosegue il memoriale- nell’aprile 1983, dopo un esame specifico, Gangi viene assunto direttamente nei ruoli del Sisde e assegnato al Raggruppamento centro, il fulcro investigativo della capitale. La contentezza si affloscia immediatamente quando Gangi si accorge che l’ambiente non ha nulla a che fare con un servizio segreto ma, bensì, con una specie di polizia municipale che compie operazioni di bassissimo livello. Le poche operazioni di un certo livello sono frutto dell’interessamento personale di quei pochi operativi che hanno voglia di lavorare e conoscenze in certi ambiti”.

Il mistero di Emanuela Orlandi

Il memoriale procede in terza persona fino ad arrivare al mistero della cittadina vaticana scompasa: “È il giugno 1983 quando Gangi incappa nella misteriosa scomparsa di Emanuela Orlandi. Si muove subito, a titolo personale, in quanto conosce alcuni parenti della scomparsa. È lui che, nei primissimi giorni, analizza diversi elementi e informa i suoi superiori che si tratta di una “sparizione per scopi occulti” e non di una semplice scappatella. Anche in quel caso trova delle resistenze da parte della Direzione e, qualche mese dopo, nonostante l’apporto del capo reparto Giorgio Criscuolo, abbandona la squadra che si sta interessando della scomparsa”. La storia è poi nota: il 19 luglio 1993 venne convocato in Procura dalla giudice del caso Orlandi, Adele Rando, che gli contestò la conduzione delle prime indagini: “In quei giorni – continua Gangi parlando di sé -ancora in terza persona – l’agente Gangi avverte una strana attenzione nei suoi confronti. Su indicazioni della Divisione personale, il neo-direttore della Divisione Sicurezza e Segreteria Speciale, Giovannelli, ha proposto il suo allontanamento, attraverso un “galleggiante” per aver svolto “inopportune indagini sul caso Orlandi” e per “aver lavorato nella sicurezza dei concerti rock”. Cosa sono i galleggianti? Nel gergo “I galleggianti – precisa Giulio Gangi – sono atti senza intestazione, protocollo e firma dell’estensore, vietati dalle norme e dichiarati illeciti dal Copaco, il Comitato parlamentare di controllo sui servizi segreti”.

E poi le amare conclusioni dello 007: “Feci l’errore, e umanamente mi pesa doverlo dire, di appassionarmi al caso per aiutare una famiglia disperata, che riceveva risposte aleatorie da chi aveva il dovere di comprendere se dietro quella presunta ‘scappatella’ poteva nascondersi qualcosa di grave”, ma questa parte non appartiene al memoriale bensì a un’intervista concessa da Gangi al giornalista del Corriere Fabrizio Peronaci nel 2014, dal titolo “Io epurato perché sapevo troppo”. La commissione parlamentare che tornerà a riunirsi la prossima settimana non è escluso che acquisisca il memoriale-denuncia dello 007.

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