Soddisfatto, stupito ed emozionato. Abbiamo incontrato Matteo Canzi, detto Teo, che a 24 anni ha trionfato a “MasterChef Italia”. Il brianzolo di Olgiate Molgora (Lecco) che ha studiato International Marketing ha trionfato su Carlotta, 25 anni di Candelo (Biella). Al vincitore 100mila euro in gettoni d’oro, un corso di alta formazione presso ALMA – La Scuola Internazionale di Cucina Italiana e la pubblicazione del suo primo libro di ricette: “Il gusto del perché – Nulla si crea. Nulla si distrugge. Tutto si cucina”, in uscita il 12 marzo (Baldini+Castoldi).
Com’è nata la passione per la cucina?
Mi divertivo a ‘sporcare’ la cucina con mia nonna. Quattro anni fa, quando a Natale ho preparato per la mia famiglia un filetto alla Wellington. È stata la mia prima ricetta complessa ed era riuscita molto bene, quindi questa è la mia strada.
I tuoi genitori ti hanno sostenuto?
Da parte dei miei genitori non c’è mai stato un ‘no’, ma semplicemente un ‘stai attento a quello che fai’ anche perché le alternative c’erano dallo studio commercialista di famiglia ad altre posizioni lavorative del marketing. Ma mi sono reso conto, un po’ guardandomi allo specchio e un po’ guardando i miei colleghi, che se avessi scelto quella via per 40 anni non sarei stato felice, mentre in cucina trovo sempre l’entusiasmo di mettermi ai fornelli, anche quando sono stanco.
Perché hai scelto come piatto forte del tuo menù della Finale il risotto, nota arma a doppio taglio?
Ho preferito fare un piatto che ha tanto potenziale, ma con alto tasso di rischio di fallimento per non adagiarmi sugli allori. Il risotto nelle mie zone è un piatto tantissimo presente e che mi ha ‘cresciuto’. Io preferisco il risotto alla pasta in generale, proprio per tradizione familiare. Quindi è stato uno dei primi piatti che ho sperimentato più volte dal grado di tostatura a come lavorarlo e cuocerlo. Sarebbe stato un peccato non portarlo alla Finale.
Ti sei mostrato vulnerabile, quanto pensi che il tuo carattere possa resistere in ambienti come quelli dei ristoranti, dove a volte capitano casi di burnout o dipendenze, come purtroppo alcuni casi di cronaca hanno riportato?
L’educazione familiare che ho avuto da piccolo si è basata sulla filosofia del ‘fare sempre meglio’. In realtà la perfezione a Masterchef per me è passata in secondo piano. Ho imparato a non essere perfezionista, ma a lasciarmi andare. L’ho capito soprattutto quando ho lavorato in una cucina stellata, ritrovare la serenità in un caos totale mi ha aiutato ad acquisire fiducia in me, al di là della perfezione. Sono a conoscenza dei casi di burnout e dipendenze in alcuni ristoranti di alto livello e non, so benissimo che sono giovane, non ho ancora esperienza e competenza che spero di acquisire con la gavetta, ma sono anche certo che cercherò di evitare in tutti i modi che fattori esterni possano mettermi in difficoltà.
Quanto ha contato per te la musica di Gigi D’Alessio?
Moltissimo perché ‘Un nuovo bacio’ è la canzone che io e la mia ragazza abbiamo cantato al nostro primo incontro. Prima delle prove sparavo in cuffia ad alto volume le canzoni di D’Alessio.
E cosa ne pensi di “Per sempre sì” il brano vincitore del Festival di Sanremo?
Mi piace è molto bella ed orecchiabile. Ma non sono un esperto di musica eh (ride, ndr).