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Casato Prime Donne, dove il vino diventa viaggio: la storia di Donatella Cinelli Colombini

Da Cantine Aperte a Casato Prime Donne, indicato dall’azienda come caso unico con un organico interamente al femminile: la storia di una pioniera dell’enoturismo e la mappa, tra Montalcino e Montepulciano, delle cantine guidate da donne, tra Brunello, Vino Nobile e Orcia DOC

di Stefano Magi
Casato Prime Donne, dove il vino diventa viaggio: la storia di Donatella Cinelli Colombini - 2/2

Nel contesto geografico di Donatella Cinelli Colombini, tra Montalcino, Montepulciano e la Val d’Orcia, ci sono molte donne a capo di aziende, più o meno grandi, che producono vino.

A Montalcino, nel territorio del Brunello e del Rosso di Montalcino, si incontrano Vanessa Angel (La Togata), Albiera Antinori (Marchesi Antinori, con la tenuta Pian delle Vigne), Stella di Campalto (Podere San Giuseppe), Patrizia Cencioni (Cantina Patrizia Cencioni), Maddalena Cordella (Azienda Agricola Cordella), Tiziana Frescobaldi (Tenuta CastelGiocondo), Silvia Ghezzi (Camigliano), Gigliola Giannetti con le figlie Viola e Sofia Gorelli (Le Potazzine), Cristina Mariani-May (Banfi), Clara Monaci (Corte dei Venti), Giovanna Neri (Col di Lamo), Jessica Pellegrini (Fattoria del Pino), Olga Peluso Centolani (Tenute Donna Olga–Centolani).

A Montepulciano, nel territorio del Vino Nobile e del Rosso di Montepulciano, ci sono Miriam Caporali (Tenuta Valdipiatta), Susanna Crociani (Cantina Crociani), Paola De Ferrari Corradi (Poderi Boscarelli), Maria Caterina Dei (Cantine Dei), Simona Ruggeri Fabroni (Villa S. Anna) e Virginie Saverys (Avignonesi).

E lungo la Val d’Orcia, nel perimetro dell’Orcia DOC: Cinzia Carletti (La Grancia di Spedaletto), Elena Salviucci (Campotondo), Donella e Serenella Vannetti (La Canonica) e Giulitta Zamperini (Poggio Grande).

Donatella Cinelli Colombini, come si diventa una donna del vino?
“Nella maggior parte dei casi si nasce donna del vino. La vigna si eredita dai genitori. Tuttavia le indagini dicono che moltissime hanno fatto altri mestieri prima di dirigere la propria azienda. Anch’io ho studiato arte medioevale e mi piaceva moltissimo. Forse, fossi rimasta in Toscana invece di sposarmi con un funzionario di banca, avrei continuato a studiare smalti traslucidi tutta la vita. Ma lavorare nel mondo del vino è molto bello anche se, quando posso, mi rimetto a studiare sia sul vino che sull’arte.”

Che cosa rappresenta oggi l’enoturismo?
“Oggi ci sono circa 25.000 cantine italiane aperte al pubblico ma nel 1993, quando ho inventato Cantine Aperte, erano 25. Il turismo del vino ha creato un’economia parallela a quella strettamente enologica e, mentre i consumi di vino calano del 3-4% all’anno, l’enoturismo cresce del 13%. È facile prevedere che fra 10 anni nelle aree delle grandi denominazioni il business turistico sarà nettamente più forte di quello classico del vino.”

Che cosa distingue l’accoglienza e la visita in cantina dal solo intrattenimento?
“Va precisato che nel turismo del vino esistono due modelli diversi: quello americano – incentrato sull’assaggio e la vendita delle bottiglie – e il nostro. Quest’ultimo è stato pensato, fino dall’inizio, come un’esperienza capace di far scoprire il processo produttivo e la storia dei luoghi. Ovviamente la prima proposta, che comprendeva la visita guidata a vigneti e cantine con degustazione finale, era sufficiente all’inizio, quando le cantine turistiche erano poche andava benissimo, ma ora appare noiosa. Quindi i produttori o gli addetti all’accoglienza turistica devono imparare a raccontarsi e a organizzare esperienze divertenti e tutte diverse.”

Qual è la sua giornata tipo?
“Mi alzo tardi e vado a dormire tardi. Mi piace lavorare la notte, quando nessuno mi interrompe. Durante il giorno sto ore inchiodata alla scrivania per rispondere alla posta, scrivere relazioni, esaminare curriculum, studiare, partecipare a consigli di amministrazione. Poi ci sono i miei collaboratori che arrivano per raccontarmi quello che fanno e i problemi che incontrano. Certi giorni il lavoro è talmente caotico che faccio davvero fatica con le cose aperte sul tavolo. Poi ci sono i convegni, le degustazioni, gli appuntamenti istituzionali che, per fortuna, ora sono soprattutto sulle spalle di mia figlia Violante. In estate tutto questo è complicato dalla presenza dei turisti, per cui bisogna avere sempre il sorriso pronto e la disponibilità a dire qualche frase gentile o a farsi fotografare.”

C’è una donna a cui si ispira come modello?
“Francamente no, ma ammiro personaggi come Barbe-Nicole Clicquot Ponsardin oppure Lalou Bize-Leroy. Mi piacciono le persone che rompono gli schemi.”

Tour attorno alle cantine di Donatella Cinelli Colombini. Si parte da Montalcino, si attraversa la Val d’Orcia e si arriva a Montepulciano.
Montalcino, Fortezza e passeggiata nel centro storico tra enoteche e cucina di terra. San Quirico d’Orcia, visita del borgo e alla Cappella di Vitaleta, poi a tavola con olio extravergine. A Pienza, Piazza Pio II e Duomo, con il pecorino come riferimento gastronomico. Bagno Vignoni ruota attorno alla grande vasca termale della Piazza delle Sorgenti, vista anche nel film Nostalghia di Andrej Tarkovskij. Castiglione d’Orcia apre il tratto di crinale e un paesaggio più largo, con salumi legati alla Cinta Senese. Radicofani è la tappa alta, 814 m, con la rocca legata a Ghino di Tacco e, sotto le mura, il Bosco Isabella, giardino romantico-esoterico di inizio Novecento. A tavola si trova il cazzagnolo. Montepulciano chiude con Piazza Grande e, poco fuori, il Tempio di San Biagio. Qui i pici all’aglione restano un classico.

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