Libri e Arte

“Il Nobel? I premi non migliorano i libri”: cosa ci lascia Lobo Antunes, scrittore-psichiatria che ha rivoluzionato la letteratura portoghese

Il rapporto con Saramago, la pratica in ospedale, l'esperienza in Angola: se ne va l'intellettuale che ha raccontato il dramma post-coloniale del Paese lusitano. Ha ribaltato lo stile di scrittura: frequenti passaggi da prima e terza persona, frasi lunghissime, punteggiatura personale: lavorava 12 ore al giorno

di Stefano Boldrini
“Il Nobel? I premi non migliorano i libri”: cosa ci lascia Lobo Antunes, scrittore-psichiatria che ha rivoluzionato la letteratura portoghese

Uno scrittore ribelle orfano del Nobel: in Portogallo si commenta con quest’immagine la scomparsa avvenuta il 5 marzo di Antònio Lobo Antunes, gigante della letteratura lusitana, paragonabile a José Saramago che, al contrario, fu premiato dagli accademici svedesi. Nato il 1° settembre 1942 a Lisbona, nel quartiere di Benfica, laureato in medicina nel 1969 e specializzato in psichiatria, esercitò la professione nell’ospedale Miguel Bombarda, dopo aver trascorso tre anni in Angola (dal 1970 al 1973). L’esordio letterario avvenne nel 1979 con Memoria da Elefante, romanzo fortemente autobiografico, in cui si descrive una giornata in cui il personaggio principale vaga per Lisbona, perso tra i ricordi della vita famigliare, i flash dell’esperienza nelle guerre coloniali e riflessioni sulla pratica medica. Il testo successivo mantiene questo filone ed è ancora più crudo: In culo al mondo. Sono i temi che segneranno la sua opera complessiva, 32 romanzi tradotti in 30 lingue. In uscita, ad aprile, l’ultima sua fatica, Poemas, inedita escursione nella poesia.

Lo stile di scrittura di Lobo Antunes, che decise di dedicarsi alla letteratura a tempo pieno nel 1985, è stato un sovrapporsi di piani della narrazione, con il frequente passaggio dalla prima alla terza persona e un uso personalissimo della punteggiatura, segnato da frasi lunghe. Un codice non facile, che ha costretto i suoi traduttori a compiere sforzi notevoli per rispettare l’impianto originale. Lobo Antunes è stato un artigiano della scrittura. Lavorava dodici ore al giorno. “Jorge Amado mi confessò che invidiava questa mia routine. Mi disse che lui, dopo quattro ore, era esausto. Ho capito il suo disagio quando mi sono accorto che oggi ci sono scrittori che producono quaranta pagine al giorno”.

Non aveva un carattere facile. “Non mi interessa il Nobel. I premi non migliorano i libri”. Poi ammise: “Nel fondo di tutti noi, c’è l’aspirazione a vincere qualcosa, anche quando lo neghiamo”. La molla che alimentava la sua produzione era terapeutica: “Non scrivo per essere letto, ma per liberarmi di me stesso”. Lottò spesso con i demoni della depressione. La pagina era la sua sfida quotidiana: un campo aperto con un orizzonte illimitato, nel quale sovvertiva talvolta le regole di una lingua ricca e articolata come quella portoghese – la più complessa tra quelle europee insieme a ungherese e finlandese – per farsi trascinare dalla voce che gli veniva da dentro.

Lobo Antunes ha rappresentato il dramma degli “impatriati”, ovvero quella moltitudine di persone che, dopo il 1975, fu costretta a lasciare le colonie, in particolare Angola e Mozambico. Nel Portogallo povero post Rivoluzione dei Garofani (1974), il ritorno a casa di questa umanità alimentò spesso il risentimento di chi considerava il fenomeno un pericolo personale. Un anticipo di quello che sta accadendo oggi, con il malcontento alimentato dal partito populista di estrema destra Chega. Il Manuale degli Inquisitori (1996) è considerato una delle sue opere chiave, in cui viene descritta impietosamente la società portoghese post-rivoluzione, con l’esplorazione della decadenza dell’alta borghesia e i fantasmi ereditati dalla dittatura. Splendore del Portogallo (1997) racconta il collasso dell’impero coloniale attraverso la storia di una famiglia trapiantata in Angola. Il tema del disagio prodotto dal crollo dell’impero e dalla difficoltà a integrarsi in una realtà diversa come quella della nazione portoghese si ritroverà nei lavori più recenti: Commissione di lacrime (2011) e Finché le pietre diventeranno più leggere dell’acqua (2017).

Il Portogallo ha decretato un giorno di lutto nazionale. Gli ultimi anni di Lobo Antunes non sono stati facili: ha lottato a lungo contro il cancro. Il presidente della Repubblica uscente, Marcelo Rebelo de Sousa, ha annunciato che Lobo Antunes riceverà, postumo, il Gran Collare dell’Ordine di Camoes. Sarà seppellito nel cimitero di Benfica, il suo quartiere, dove è stato omaggiato, da vivo, con un murale nella Estrada das Garridas.

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