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Omicidio di Mario Ruoso, ritrovata in un canale l’arma del delitto. Fermato uno storico collaboratore

L'uomo, 87 anni, patron di TelePordenone, è stato ammazzato nella propria abitazione mentre si preparava a uscire di casa: un'aggressione brutale, secondo i soccorritori
Omicidio di Mario Ruoso, ritrovata in un canale l’arma del delitto. Fermato uno storico collaboratore
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Mario Ruoso, 87 anni, fondatore e patron di TelePordenone, è stato ucciso brutalmente nella propria abitazione, colpito più volte alla testa con un corpo contundente. La vittima è stata ritrovata mercoledì pomeriggio nel suo attico al settimo piano, di fronte al garage di sua proprietà, Garage Italia. A trovare il corpo è stato il nipote Alessandro Ruoso, che aveva allertato le forze dell’ordine dopo tentativi telefonici senza successo. All’ingresso, inquirenti e soccorsi si sono trovati davanti a quella che è stata descritta come “una mattanza”. In stato di fermo L. B, di 68 anni, residente a Tiezzo, frazione di Azzano Decimo in provincia di Pordenone. L’uomo, in passato tecnico dell’emittente locale, aveva lavorato per anni proprio alle dipendenze di Ruoso. Non si esclude il movente di tipo economico.

Le indagini

Il sopralluogo, iniziato intorno alle 16.30, è stato condotto dal medico legale Antonello Cirnelli con il supporto della polizia scientifica di Padova. I controlli sul cadavere sono durati oltre tre ore. Secondo il procuratore Pietro Montrone, la morte sarebbe avvenuta tra le 7 e le 8 del mattino. Non era ancora stata ritrovata l’arma del delitto nelle prime fasi delle ricerche, né risultano testimoni oculari. Secondo le prime ricostruzioni, la brutale aggressione sarebbe iniziata con un colpo sferrato da un oggetto contundente privo di scanalature, come una spranga, contro la vittima sorpresa mentre stava per recarsi al suo salone di auto. Nella caduta, Ruoso avrebbe battuto la testa contro un mobiletto, prima che l’assassino infierisse con numerosi colpi alla testa fino a provocarne la morte.

L’arma recuperata in un canale

L’oggetto con cui sarebbe stato ucciso Ruoso è stato trovato, come confermato dal procuratore Montrone, che ha precisato come sia stato ripescato dai vigili del fuoco in un corso d’acqua dragato nella mattinata successiva. Smentita invece la presenza di un complice: “C’è un solo soggetto fortemente indiziato del reato”, ha chiarito Montrone. Gli investigatori stanno analizzando i filmati delle videocamere di sorveglianza e altri elementi a disposizione, senza escludere alcuna ipotesi. Secondo quanto trapela dagli ambienti investigativi, il sospettato sarebbe uno storico collaboratore della vittima. Il movente, al momento, sarebbe di natura economica.

Il nipote della vittima

Intervistato da Tv12, il nipote Alessandro Ruoso ha dichiarato: “Non posso darmi una spiegazione rispetto a quanto è accaduto: se si confermassero le voci sul collaboratore sospettato, sarei completamente stupito e incredulo, perché lo zio lo ha aiutato per l’intera sua esistenza. Solo un momento di pazzia potrebbe spiegare l’accaduto: questa persona era considerata di famiglia, lo conosciamo tutti da sempre, lo zio lo ha assecondato e supportato in tutto”. Alessandro ha poi raccontato di aver trovato personalmente il corpo del patrigno: “I collaboratori dell’autosalone mi avevano avvisato che non riuscivano a contattarlo, così mi sono recato da lui. Il portoncino blindato era chiuso e la chiave di riserva non era nel posto convenzionale. Sono riuscito a entrare forzando la serratura: Mario era steso a terra in un lago di sangue”.

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