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Fabrizio Romano celebra il “ruolo umanitario” dell’Arabia Saudita: polemica sul re del calciomercato, tra notizie e propaganda

Il giornalista italiano ha pubblicato un video esplicitamente pubblicitario in cui si presta al whitewashing del regime saudita, senza accennare alla sistematica violazione dei diritti umani. Il caso più grave di un modus operandi che rende sempre più labile il confine tra cronaca e contenuto commerciale
Fabrizio Romano celebra il “ruolo umanitario” dell’Arabia Saudita: polemica sul re del calciomercato, tra notizie e propaganda
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Due minuti e quattordici secondi per celebrare il “ruolo globale umanitario” dell’Arabia Saudita. Solo che a prestare il volto a quest’ennesima operazione di whitewashing del regime saudita è un giornalista, e non uno qualsiasi: il grande esperto del calciomercato mondiale, Fabrizio Romano.

Il post su X riguarda il King Salman Humanitarian Aid and Relief Centre, organizzazione fondata nel 2015 che funge da braccio umanitario del governo di Ryad, una delle tante iniziative messe in piedi dall’Arabia per migliorare la propria reputazione a livello internazionale. Nel video, senza troppi preamboli, Romano elenca le attività realizzate negli ultimi dieci anni, come il Masan project per ripulire lo Yemen dalle mine antiuomo, snocciolando tutta una serie numeri positivi sul KSRelief, e quindi, indirettamente, sull’Arabia Saudita. Non un cenno ovviamente alla sistematica violazione dei diritti umani e le tante altre ombre del regime. Una propaganda talmente smaccata da risultare quasi imbarazzante. E infatti il video, che ha raggiunto rapidamente oltre 10 milioni di visualizzazioni, ha attirato pesanti critiche al suo autore.

Un passato a Sky Sport, oggi giornalista indipendente con numerose collaborazioni di prestigio, Fabrizio Romano è, a suo modo, un’eccellenza italiana nel mondo, inserito da Forbes nella lista dei trenta Under30 più influenti nel settore “media e marketing” (già questa dicitura la dice lunga): con oltre 40 milioni di follower su Instagram e 27 milioni su X, è uno dei giornalisti più seguiti e apprezzati a livello globale, considerato da tifosi, addetti ai lavori e dagli stessi calciatori come il maggior esperto di calciomercato, sinonimo di attendibilità e autorevolezza. Un vero e proprio “marchio”, come il suo iconico “here we go”, lo slogan con cui annuncia ogni affare fatto di cui dà notizia. Per questo il fatto che abbia deciso di prestare il suo volto e la sua voce alla propaganda saudita diventa un caso.

Non è la prima volta, in realtà, che Romano fa pubblicità. Era già successo ad esempio per il film Super Mario Galaxy e diverse agenzie di scommesse sportive (ad esempio Betway scores), in Italia la scorsa estate era comparso nello spot di TimVision. Già all’epoca erano stati mossi dei rilievi, ma ovviamente oggi la natura del committente (l’Arabia Saudita) suscita ben altro clamore. E solleva diversi quesiti.

Il primo è di carattere disciplinare. Fabrizio Romano è ancora iscritto all’Ordine dei giornalisti, come pubblicista in Lombardia, e il codice a riguardo è molto chiaro: “La/il giornalista (…) non presta il nome, la voce, l’immagine per iniziative pubblicitarie o per promuovere marchi e prodotti commerciali”. Starà agli organi dell’Odg valutare eventualmente se le attività elencate in precedenza entrano in conflitto con un titolo che, col seguito e il fatturato che ha Romano, diventa quasi accessorio.

Il punto non è tanto deontologico, o morale (lasciamo a ciascuno decidere in coscienza cosa sia opportuno fare e cosa no), ma di credibilità. Il video – come gli altri del genere – è stato correttamente segnalato come contenuto sponsorizzato, attraverso la dicitura “ad”, che sta per “advertisement” (almeno questo). Dunque non ci sarebbe il rischio di indurre in confusione l’utente. I dubbi, però, possono venire ascoltando lo stesso Romano parlare, solo poche settimane fa e stavolta da esperto indiscusso di calcio, della Saudi Pro League: col senno di poi, sapendo adesso che Romano è in rapporti economici con le istituzioni saudite, quando racconta i passi avanti in termini di reputazione fatti dal campionato arabo, Romano sta davvero dando una notizia o anche quella è propaganda?

Lo stesso criterio, allora, potrebbe essere applicato agli scoop di mercato, per i rapporti con club e agenti. In passato, infatti, Romano era stato tacciato in Danimarca di chiedere soldi alle società per promuovere trasferimenti, accuse che sono state smentite seccamente dal diretto interessato e non hanno trovato riscontri. Così come il portale Deflector aveva insinuato dei sospetti sulla notevole copertura data alle news positive su Mason Greenwood, attaccante inglese oggi al Marsiglia arrestato nel 2022 per violenze domestiche (le accuse sono poi cadute nel 2023). La questione sollevata è sempre la stessa: l’attendibilità delle notizie e l’imparzialità di chi le riporta. È normale che Romano, come del resto altri giornalisti molto popolari, abbia appeal per aziende e persino governi, che la sua fan base di 40 milioni e passa di follower faccia gola dentro e fuori al mondo del calcio. Ma i ruoli devono rimanere distinti. Romano da poco è anche diventato amministratore unico della Wegofar srl, società appena costituita che ha per oggetto sociale “attività di influencer, marketing per promuovere prodotti o servizi sui social media o altre piattaforme”. Appunto. L’importante è sapere a cosa si è di fronte: se un giornalista o un influencer, una notizia o un contenuto commerciale.

X: @lVendemiale

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