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Il magistrato antimafia avverte: "La riforma è un regolamento di conti contro chi disturba il potere"
“Sono perfettamente d’accordo con Nicola Gratteri: assieme alle persone per bene, per il Sì nel referendum voteranno mafiosi, massoni e architetti del sistema corruttivo”. Nino Di Matteo, sostituto procuratore presso la Direzione nazionale antimafia, magistrato ed ex membro del Consiglio superiore della magistratura, non usa giri di parole. E avverte, in vista del voto del referendum confermativo della legge Nordio del 22 e 23 marzo: “Gli autori della riforma, in questo momento la campagna referendaria per il sì, partono dal quotidiano esercizio di denigrazione della magistratura“. E “la mafia ha bisogno che agli occhi del popolo la magistratura risulti delegittimata”, sottolinea il magistrato. Ricordando come, dal caso Garlasco a quello Tortora, non è mancato dal fronte del sì un uso strumentale di vicende giudiziarie per attaccare pm e giudici: “Delegittimano agli occhi del popolo e parlano alla pancia di coloro i quali hanno interesse, per la loro stessa essenza, ad una delegittimazione della magistratura. E questi sono i massoni, i mafiosi, coloro i quali temono il controllo della magistratura”. Argomenta Di Matteo: “Quando i mafiosi pensano che un esponente politico, una parte politica, possa andare contro la magistratura, già loro hanno deciso per chi votare”. Ricordando come, “quando nel 1987 alcuni partiti, il Partito Socialista e il Partito Radicale furono tra i principali fautori del referendum sulla responsabilità civile dei magistrati, i mafiosi erano talmente entusiasti che decisero, anche cambiando quelle che allora erano le loro inclinazioni verso la Democrazia Cristiana, di votare per i socialisti e per i radicali”.
Per Di Matteo la riforma è “dettata da un intento di regolamento di conti, non nei confronti della magistratura tutta, ma nei confronti di quella parte della magistratura che ha inteso fare il suo lavoro a 360 gradi. Vogliono evitare che in futuro la magistratura disturbi il potere“. Ma il pm guarda oltre il voto, ricordando quegli scenari già evocati all’interno di governo e maggioranza, da Tajani come da Nordio e non solo: “Dobbiamo avere uno sguardo d’insieme per capire quello che sta accadendo e dove vogliono arrivare. Ricordare quello che è già accaduto negli ultimi anni con l’approvazione della riforma Cartabia e con altri provvedimenti come l’abrogazione dell’abuso d’ufficio, la sterilizzazione del reato di traffico di influenze, fino ai limiti alle attività delle intercettazioni e il cosiddetto interrogatorio preventivo e tanto altro. Nel caso prevalgano i Sì, vorrebbero andare oltre, per esempio mettendo in discussione il principio fondamentale per cui il pubblico ministero conduce le indagini, vorrebbero affidarle alla polizia giudiziaria. Io mi chiedo quali processi che hanno riguardato il potere sarebbero stati portati a termine senza il coordinamento da parte del pubblico ministero”, sottolinea Di Matteo. Secondo cui la riforma Nordio “non è una riforma della giustizia, ma una riforma della magistratura contro la magistratura, contro l’autonomia e l’indipendenza della magistratura e quindi contro i cittadini“.
Ma non solo. Perché se lo stesso ministro della Giustizia Carlo Nordio aveva già fatto intendere quale sia il piano per quanto riguarda le priorità dei reati da perseguire, quando aveva parlato di “disomogeneità da Procura a Procura” e di necessità di “trovare un criterio in modo che tutte abbiano un indirizzo omogeneo sulla priorità delle inchieste da fare”, Di Matteo ammonisce ai microfoni del Fattoquotidiano.it: “Consentire alla politica, attraverso le maggioranze parlamentari e quindi attraverso il Parlamento, di dettare i criteri per le priorità nell’esercizio dell’azione penale alle Procure significa consegnare alla politica la scelta di quali reati perseguire e quali di fatto trascurare. E questo è un grave vulnus, una grave violazione di un principio fondamentale dell’obbligatorietà dell’azione penale, che rende veramente i cittadini tutti uguali davanti alla legge”. E se dentro il fronte del Sì, da Forza Italia ma non solo, più volte la legge Nordio è stata associata al nome di Silvio Berlusconi e al suo disegno di riformare la magistratura, Di Matteo sottolinea: “Forse bisognerebbe ricordare che quando viene dedicata una riforma a Berlusconi, ci sono sentenze definitive che parlano della complicità, del concorso che uno dei fondatori di Forza Italia, Marcello Dell’Utri, ha avuto con l’associazione mafiosa. Bisognerebbe ricordare che è stato accusato di essere stato il garante di un patto mantenuto da entrambe le parti, tra Silvio Berlusconi, allora imprenditore, e i capi della mafia palermitana”. Per poi concludere: “Non possiamo permetterci che la memoria di Falcone, Borsellino, Saetta, Livatino, Chinnici sia oggetto di uno sterile esercizio retorico. Tutti sono bravi oggi a fingere di onorare quei nostri martiri, forse dovremmo cercare di avere un po’ più di rispetto per la verità”.
In vista del voto Di Matteo così auspica: “Spero che vinca il No perché costituirebbe un’argine anche a un andazzo, cioè quello di cercare di concentrare più poteri sull’esecutivo a scapito dei poteri di controllo. Un’alterazione importante alla democrazia. Credo che noi tutti dobbiamo capire che questa tappa del referendum è una tappa significativa e importante”.