Moda e Stile

Milano Fashion Week 2026: tutte le tendenze dalle passerelle donna, dal total black allo sciura-core

La kermesse milanese gioca con capi che vogliono tornare all’essenza e abiti che giocano per texture e finiture. Ecco i trend da copiare per il prossimo autunno-inverno 2026/2027

di Flavia Iride
Milano Fashion Week 2026: tutte le tendenze dalle passerelle donna, dal total black allo sciura-core

Alla Milano Fashion Week donna FW 26/27 le passerelle hanno restituito l’immagine di un inverno costruito attorno a scelte nette e consapevoli: il ritorno del total black come dichiarazione di pragmatismo, i volumi che proteggono e strutturano la silhouette, ma senza nascondere il corpo, la centralità della materia, tra pelle fluida e pellicce tattili, come risposta a un bisogno sempre più evidente di fisicità e presenza. Ma soprattutto si lavora su capi portabili, fatti per la quotidianità. Perché forse questa è l’unica direzione possibile per una moda che – chi più, chi meno – deve tornare a vendere, a consolidare desiderio e a sollevare i fatturati.

Si va alla radice: dei codici dei brand, come hanno fatto Dolce&Gabbana e Fendi, riscoprendo un Dna riconoscibile; dei tessuti, come nel lavoro materico di Ferrari; delle silhouette, ripulite e ridefinite da Jil Sander e Gucci; dei corpi, rimessi al centro da N°21; della quotidianità, cifra stilistica di Tod’s; e persino di una certa milanesità borghese riletta da Bottega Veneta. È un ritorno all’essenza che non sa di nostalgia, ma di necessità strategica.

Non è un caso che le collezioni autunno-inverno siano state un pullulare dell’abito più abito che c’è, del vestito nella sua forma più archetipica: il tailleur, il completo giacca-pantalone raccontato nella sua sartorialità più pura. Una celebrazione del costruito, della linea netta, della proporzione calibrata, anche quando la struttura viene alleggerita o decostruita, come si è visto da Ferragamo. Milano, questa stagione, sembra aver fatto una scelta chiara: meno travestimenti, più abiti. Meno dichiarazioni effimere, più guardaroba. “Meno io, più noi” – per prendere in prestito una citazione utilizzata da Maria Grazia Chiuri per il suo debutto da Fendi – una dichiarazione che, in un certo qual modo, sottintende anche la messa in discussione del ruolo dei direttori creativi e del loro estro artistico a favore della volontà di una clientela che oggi vuole capi che valga davvero la pena acquistare, per prezzo, utilizzo, qualità e indossabilità.

Back to black

Il nero è ovunque e il prossimo inverno sarà un back to black tanto rigoroso quanto audace. Un grande classico che questa volta si impone come colore “statement” che di volta in volta viene usato con accezione ora drammatica, ora come potenza, ora come eleganza, ma quasi mai come simbolo di austerità. Il nero, già a partire da questo inverno, è ovunque. Da Milano a Sanremo è un totale back to black al punto che è stato il colore dominante sia sul palco del Festival che sulle passerelle dei brand, senza esclusione di colpi. Il nero oggi non è lutto, non è minimalismo anni ’90, non è neppure rigore borghese. È sottrazione strategica, come ha voluto dimostrare Maria Grazia Chiuri nella sua sfilata di debutto per Fendi o come ha voluto raccontare Alessandro Dell’Acqua con N°21 che ha scelto il nero nella sua collezione come elemento di “reset” sul quale scrivere il futuro e costruire un guardaroba per una “femminilità possibile” e quotidiana. In altre parole, il nero non è altro che il desiderio di un ritorno alla pragmaticità – come d’altronde ha anche raccontato Demna per la sua prima sfilata con Gucci. D’altronde il total black azzera il rischio d’errore praticamente in ogni contesto ed è sicurezza assoluta, a prova anche di chi deve ancora capire come abbinare correttamente i colori per creare outfit cool. Institution by Galib Gassanoff ha presentato una collezione quasi interamente nera.

All eyes on the neck

Se c’è un punto preciso su cui la kermesse milanese ha deciso di concentrare l’attenzione, è il collo. Non un dettaglio, ma un baricentro. Per la prossima stagione lo sguardo si sposta verso l’alto e costruisce la silhouette otticamente allungata. Il collo diventa un elemento architettonico nei look con pellicce che incorniciano il viso, sciarpe over che si arrotolano, foulard stretch e camicie e capispalla con colletti che strizzano l’occhio alle gorgiere. Il trend dei maxi colli ha conquistato tutte le passerelle, da New York a Londra e Milano ottenendo la consacrazione a Milano. Ma se sulle passerelle anglosassoni si è visto un ritorno di altezze quasi elisabettiane, imponenti e regali, nella versione milanese il collo alto diventa più urban e soft, più concreto. Come visto da Bottega Veneta e Blumarine e MM6 Maison Margiela, i colli sono soprattutto morbidi, in maglia e in pelliccia, ma non mancano interpretazioni più nette, quasi a collare. Non mancano poi dolcevita in maglia – sottile o intrecciata – come visto da Anteprima, Peserico e Fabiana Filippi.

Sciura-core

Il prossimo inverno è ancora pellicce. Vere, eco, riciclate, alla Milano Fashion Week FW 26/27 tornano a imporsi come il capospalla identitario della stagione, l’unico capo davvero over in un panorama di cappotti che, dopo anni di volumi cocoon e proporzioni esasperate, si assottigliano e tornano ad accompagnare la figura. In questo ritorno alla linea slim, la pelliccia è l’eccezione che si fa regola: opulenta, esagerata, oversize. L’ispirazione è la signora milanese: borghese, impeccabile, ostentata. La pelliccia diventa una questione identitaria e non si trova più solo come capospalla ma sui colli dei cappotti, sui rivestimenti delle borse, su cappelli, scarpe e come cintura. E quando Louise Trotter per Bottega Veneta propone “pellicce” in seta lavorata, quasi a mimare il pelo senza esserlo, l’imposizione della pelliccia tra i trend del prossimo inverno diventa chiara: non importa se sia vera o no, importa l’idea di volume, di tattilità, di presenza che dà. Non è un caso che questa insistenza sulla morbidezza emerga ora. In un momento di incertezza, il desiderio di protezione e affermazione, nella moda si traduce in pellicce. Esistere significa occupare uno spazio. In questo contesto, le versioni classiche e monocolore sopravvivono, ma l’inverno 2026/2027 strizza l’occhio all’eccesso proponendo anche pellicce colorate, stampate, degradé, animalier, con riflessi cangianti.

Pelle contro pelle

La pelle sarà IL tessuto del prossimo inverno. Non è una novità assoluta tra le più recenti tendenze viste alle sfilate internazionali — già da qualche stagione si intravedeva questo ritorno — ma alla Milano Fashion Week autunno-inverno 2026/2027 la pelle non è più simbolo immediato di ribellione o citazione rock, non più scorciatoia estetica per evocare grinta, ma evolve da corazza a seconda pelle, da materiale strutturante a superficie fluida, quasi liquida. Qui le lavorazioni della pelle creano sul corpo quasi un effetto panneggio bagnato. La pelle viene lavorata per fare un finish lucido, sensuale ed è costruita in modo che segua il corpo invece di irrigidirlo. La pelle non si oppone alla forma, la asseconda. Non si vedono più solo giacche in pelle statement sopra look minimal, ma total look in pelle che costruiscono una silhouette coerente, avvolgente, senza essere aggressiva. In una stagione che alterna protezione ed esposizione, la pelle riesce a fare entrambe le cose: contiene e rivela. In merito, emblematico il lavoro di Ferrari, dove la pelle diventa “second skin”, declinata in tonalità nude (beige e marrone) che, richiamando le diverse sfumature dell’incarnato, sembrano raccogliere l’eredità di Kim Kardashian e del suo underwear.

Ancient Regime 2.0

Un altro trend del prossimo autunno-inverno è quello che si potrebbe definire “Ancient Régime 2.0”, ovvero cosa indosserebbe una donna dell’ottocento ai tempi di TikTok. La risposta sarebbero mini dress con corpetti, abiti con trasparenze e pizzi vedo-non-vedo, scarpe stringate e stampe floreali all-over. Per restare in atmosfera sanremese: se nella canzone italiana la rima “fiore amore” è la più abusata e banale, nella moda il fiore rischia spesso lo stesso destino. Ma alla FW 26/27 accade l’opposto. I fiori smettono di essere decorazione e diventano dichiarazione. Niente micro stampe romantiche o accenti bon ton, perché in passerella sbocciano rose rosse, ramage opulenti, motivi che richiamano un Romanticismo teatrale e intenso. Da Antonio Marras a Blumarine il fiore più classico, la rosa, viene portato all’estremo, ripetuto, ingigantito, ricamato. Accanto ai fiori, il pizzo che lavora per sottrazione e rivelazione grazie a trasparenze e cut-out che trasformano collant, body, abiti lingerie e gonne midi in strumenti di seduzione consapevole. Non un dettaglio rétro, ma un elemento centrale del guardaroba da sera del prossimo inverno. Tra questi elementi incredibilmente femminili, sulla scia di questo rinnovato Ancient Regime, si fa spazio anche una nuova reinterpretazione della redingote: giacche e cappotti a doppia abbottonatura, per lui e per lei, con bottoni gioiello che definiscono il doppio petto. Una forma rigorosa, quasi militare, che diventa il punto d’incontro tra passato e presente.

Milano save the King

A Milano, il prossimo autunno-inverno 2026/2027 guarda alla campagna inglese. Si riapre l’armadio della tradizione britannica con look in micro pied de-poule, Principe di Galles, tessuti check: completi sartoriali impeccabili, cappotti costruiti con disciplina, blazer che parlano il linguaggio del tailoring puro. Il riferimento è il guardaroba di Edward VIII, Duca di Windsor e l’immaginario estetico creato dalla stessa defunta Regina Elisabetta II. Ma questa tendenza non è un gioco in costume. Nessuna rievocazione aristocratica, nessuna caricatura da club esclusivo. Piuttosto lo stile britannico contribuisce a dare un tocco di carattere ai look, elegante e non troppo gridato. È un codice trasversale. Lo adottano le maison più legate alla sartorialità pura, come Kiton e Brioni, che lo declinano nei loro suit più classici e impeccabili. Ma lo ritroviamo anche in versioni più rilassate, quasi casualwear, come nelle proposte di Blazé Milano, dove i tessuti inglesi si alleggeriscono e si adattano a una quotidianità più disinvolta. Milano riattualizza i codici britannici, li prende in prestito, li ripulisce e li rende più urban e, ancora una volta, adatti alla quotidianità cittadina.

Let it shine

Se la stagione lavora per la maggior parte di sottrazione nelle forme, sulle superfici accade l’opposto: si lavora per aggiunta. Su velluti, sete e pelli si stagliano effetti lucidi, cangianti, oleografici, talvolta persino specchiati che spiccano in una palette invernale in cui dominano, neri profondi, marroni e blu notturni. Per la stagione fredda il bling bling non è urlato, quasi mai è affidato al bagliore di strass e cristalli, più spesso è affidato ad un gioco di luci e riflessi che enfatizzano i movimenti del corpo. In collezioni dove la palette resta spesso neutra e rigorosa, è proprio il contrasto tra opaco e lucido a creare ritmo visivo. I velluti hanno nuovi riflessi vibranti, le sete e altri tessuti naturali vengono lavorati per creare un effetto brillante che cattura la luce, le pelli sono trattate fino a ottenere un effetto laminato, vinilico. Tra tutti, Gucci spinge sul pedale dell’intensità visiva con sete ultra shine, pelle lucidissima e abiti punteggiati di strass e paillettes.

Un tocco di rosso

Il rosso è il vero fil rouge tra le tendenze individuate alla Milano Fashion Week. Compare anche in versione monocromatica — cappotti scarlatti, abiti cremisi, completi vermiglio — ma la sua forza si esprime soprattutto per contrasto. È lì che diventa rilevante: acceso contro il nero, vibrante sul grigio antracite, improvviso su marroni profondi. Un capo o un accessorio rosso interrompono look monocromatici, creano un punto luce e una tensione visiva. Basta un accessorio, una gonna, un top a contrasto, una borsa, un guanto o una scarpa a cambiare l’equilibrio dell’insieme. Più di tutti, questa tendenza è stata interpretata da Prada, da Vivetta, da MM6 Maison Margiela ma anche da Marco Rambaldi e da Giorgio Armani, ciascuno con la propria cifra stilistica.

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