Moda e Stile

Dalle borse con lucchetti agli abiti “da investimento”, gli stivali inguinali e le giarrettiere maschili: le 10 tendenze (anche assurde) viste alla Milano Fashion Week 2026

Le 10 tendenze più sorprendenti della Milano Fashion Week 2026: stivali inguinali, giarrettiere maschili e abiti "da investimento" rivelano il futuro della moda

di Piromallo e Salemi
Dalle borse con lucchetti agli abiti “da investimento”, gli stivali inguinali e le giarrettiere maschili: le 10 tendenze (anche assurde) viste alla Milano Fashion Week 2026

Una nessuna centomila. Le tendenze possono essere effimere o durature. Diventeranno virali gli stivaloni inguinali del talent spagnolo Sergio Gonzalve (somigliano un po’ a quelle dei pescatori, invece sono giapponesi)? O le giarrettiere per lui? A volte le tendenze nascono dalla strada, a volte scorrono sotterranee. Ne abbiamo intercettata qualcuna..

Esotismi invisibili

Chi l’avrebbe detto? Sua Altezza Sirvannavari, figlia del re di Thailandia, ama la moda, è sportiva (fa praticamente tutto, dal trekking al volo) e non vuole disegnare soltanto vestiti speciali per momenti eccezionali. Ha respirato l’alta moda in famiglia. La nonna, la regina Sirikit, vestiva Balmain. Renato Balestra ha creato per lei un abito costruito con orchidee vere intrecciate in una notte su una griglia di metallo. Ma nella sua collezione non c’è niente di orientale (a parte i tessuti e i meravigliosi ricami): tutto modernissimo. Oltre ai pazienti ricami che inglobano anche minuscole rondelle rubate al meccanismo degli orologi) gli abiti suggeriscono coraggiose arrampicate e voli su un pallone aerostatico, un mondo di libertà. L’esotismo è nascosto, anzi invisibile come in Christopher ovvero l’ingresso del Gruppo Sahakar, importante azienda indiana nel fashion luxury. Ed è tutto made in Italy: stivali arricchiti da raffinati intrecci laterali, sottili borchie su décolleté, arricciature sui mocassini, e colori luminosi come il verde oliva, burgundy e il cammello anche per occhiali da sole e sciarpe. C’è voglia di abbattere confini culturali ed è proprio la missione che si è data di Hind Joudar con il suo Oriental Fashion Show 2026 (visto a Parigi durante l’haute couture).

La borsa è la vita

Grandi o piccole no importa. A mano, perché piacciono così. Donne & borse sono una coppia inseparabile. Ma oggi bisogna custodire molto bene i segreti e divertirsi u po’ perciò spuntano dappertutto lucchetti e pupazzi che evocano, in maniera sofisticata la follia della Labubu (Borbonese) e ciondoli-animalier (da Gianni Chiarini). Scegliendone uno.si potrebbe rispondere alla domanda di Francesca Fagnani” Tu che belva sei?” C’è il leone, ma anche la zebra (classica, non a pois).

Raccontare storie

Non si va da nessuna parte senza una buona storia. Che può arrivare dall’arte, dalla letteratura, dalla fusione di culture. Izumi Ogino (Anteprima) sceglie l’’artista giapponese che crea le sue opere con sale e naftalina per riflettere sul tempo. Erika Cavallini racconta la love story tra una sirena e un marinaio. La sua sirena non è cannibale come quella di Andrea Camilleri in “Maruzza Musumeci”, né pericolosa come quelle di Ulisse. Somiglia più a “Ligheia” di Tomasi di Lampedusa, o forse a quella del romanzo “L’Isola delle Femmine” di Domenico Campana. E allora, abiti fluttuanti come alghe, un tratto couture nei ricami, con quella voglia di romanticismo alimentato da Bridgerton. L’abito color smeraldo, è anche più affascinante di quello famosissimo di Keira Knightley nel film “Espiazione” (era di Versace) Invece Chichi Meroni, (L’Arabesque) si si ispira ai costumi dei Ballets Russes di Picasso: gonne in neoprene, organza nera, camicie dal collo edoardiano inondate di rouches. Una storia di danza e di leggerezza. E ancora Gianni Chiarini, brand di alta artigianalità, crea una wunderkammer. la “camera delle meraviglie” dei grandi viaggiatori e collezionisti. Oggetti, curiosità, farfalle di metallo, ciondoli…Marco Rambaldi trova ispirazione nella mela envy, che non è solo un frutto, ma un marchio depossitato. Quattro capi e un charm, una capsule croccante. Ha utilizzato anche inserti in pelle di mela, identificati da una speciale etichetta con la scritta “apple made and inspired”. Che ne dite? (ce ne sono stante di storie sulla mela…).

Abiti da investimento

Un abito-struttura interamente ricoperto di cristalli e un altro rigido di un morbido color crema, preziosissimo). Tutto questo è Antonio Riva con la sua collezione “Ninfee”, abiti per debuttanti d’élite, diciottesimi, damigelle e red carpet. Abiti da tenere per tutta la vita o, cambiando taglia da mettere all’asta, come è successo a Francesco Scognamiglio: la gown indossata da Beyoncé agli MTV Video Music Awards 2016, quella di Madonna alle prove dei Grammy Awards 2014, l’abito creato per Nicole Kidman al Festival di Cannes 2014, sono stati battuti da Julien’s Auctions, lo scorso dicembre a Beverly Hills. Potrebbero avere lo stesso destino alcuni magnifici pezzi di Luisa Beccaria presentati nel lunghissimo fashion show “Celebration”: pizzo di velluto, jacquard con pailletés, tulle ricamati a piccoli fiori destinati probabilmente a principesse arabe e socialite degli Hamptons.Idea: metterli in banca?

Empowerment

Siamo vicini all’8 marzo. La panchina rossa di Martino Midali, realizzata in collaborazione con gli Stati Generali delle Donne ricorda la violenza e i femminicidi. Che cosa c’entra la moda? L’empowerment corre come un filo sottile lungo tutte queste sfilate, dai cappotti di Max Mara ispirati a Matilde di Canossa, affascinante personalità del Medioevo italiano all’orgoglio sexy di Gucci-Demna . C’è empowerment negli abiti di Midali, pensati per tutte le donne, di tutte le forme (hanno sfilato non-modelle come la scrittrice Chiara Tagliaferri e Ida Di filippo, la simpatica e verace star di “Casa a prima vista”), r nelle creazioni di Maria Calderara che ospita Tomaso Binga, nome maschile di Bianca Pucciarelli, 95 anni, la più anziana artista femminista vivente. Dice: “ll femminismo adesso è un po’ all’acqua di rose. È molto diverso da quello precedente, più un aggressivo. Anche se non ha più senso adoperare questa parola. Forse dovremmo inventarne una nuova». Ma di femminismo c’è ancora bisogno. Afraa Al-Noaimi che ha dato il suo nome al brand, arriva dal Qatar e per la sua bella collezione (mantelle, lunghi cappotti, velluti e cachemire) si muove nell’ambito del modest fashion. Ma come imprenditrice, crede nell’energia femminile e si è preso anche un diploma alla Bocconi di Milano.

Uno strato dopo l’altro

L’ha fatto Prada certo, in maniera scenografica Un cappotto rigoroso con sotto il maglione XL, un abito midi stampato, una essenziale canotta e shorts. È tendenza, certo. Metropolitana (chi ha il tempo di cambiarsi?) climatica (dal caldo al freddo e con la pioggia in mezzo). Il layering è un must. Quello di Daniela Gregis suggerisce giochi di sovrapposizioni tra strati di lana, velluto, seta, cotone. Pantaloni sinuosi e le gonne lunghe danno ritmo agli ampi pullover in lana. Modella applauditissima Benedetta Barzini, di 85 anni.

People from Ibiza

Mai sottovalutare il popolo delle discoteche. A loro piacerà molto Philip Plein, ma anche Custo Barcelona, che non si arrende allo stile penitenziale dell’inverno. Rilancia minidress e shorts scintillanti, look sexy carichi di adrenalina. Come canterebbe Dargen D’Amico: dove si balla?

Saranno famosi (forse)

Tutti a caccia di talenti. E le scuole di moda sono i posti giusti per trovarne. Gli studenti dello IUAD (Institute of Universal Art and Design) si sono messi in mostra tra armature medievali e dipinti di Depero al Museo Bagatti Valsecchi: 28 look, 30- 40 ore di lavoro per ogni pezzo. C’è quello ispirato a “Otto e mezzo”, capolavoro felliniano, con tanto di pellicola cinematografica semi-arrotolata per farci un vezzoso copricapo. C’è quello dedicato a Paganini del napoletano Salvatore Marigliano, che evoca nella sagoma sia il violino, sia il diavolo con cui il musicista avrebbe fatto un patto C’è “Sinergie di Forza” che mette insieme il maschile e il femminile.. C’è la Venere di Artemisia Gentileschi, interpretata da Roberta Oliveri, che porta a passeggio la testa di Salomé in una gabbietta di rame. Poi ci sono i miti d’oggi come Sophia Loren, “Eleganza senza Tempo” o “Eterna Carrà” in un rosso fiammante che a Raffa sarebbe molto piaciuto. Nota: tutti gli abiti, anche i più insoliti, rigidi, alati, sono indossabili.

Al passo

Con i tempi? Con il clima? Parliamo di scarpe. Che respirano (Geox) e permettono di affrontare senza problemi una pozzanghera metropolitana come un allagamento. Che sorprendono. Santoni crea un ibrido (stivaletto in daino+mocassino con tacco) in un inconfondibile arancio, in dialogo con le opere dell’artista visuale Sophie Delaporte. Che seducono: Ferragamo, Caovilla, AGL, Roger Vivier insegnano che qualche volta osare si può.

Vero e Falso

Quelle di Fendi sicuramente vere, di recupero, in piccoli dettagli nella prima sfilata firmata da Maria Grazia Chiuri. Quelle di Alabama Muse, finte fintissime, create da Alice Gentilucci sembrano vere. Volpe nera, leopardo, astrakan, mongolia bianca, visone accostato alla foca, agnello caffè e latte. E ancora: giacche girocollo con alamari, cappottini doppiopetto, tutto faux fur. Gentilucci è stata la prima a crederci, ma ormai l’approccio etico dilaga ovunque: nelle giacche di Hanita, nelle borse di Gianni Chiarini, nella capsule Rosso Mirò con la cappa reversibile in nylon scaldata dall’ecopelliccia effetto astrakan. E nei bellissimi cappotti di Ermanno Scervino, praticamente una giungla: astrakan, leopardo, visone, mongolia rosa. Sono faux ma sembrano più vere di quelle vere.

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