Moda e Stile

Cala il sipario sulla Milano Fashion Week 2026: l’emozionante sfilata di Silvana Armani con l’inedito di Mina ‘A costo di morire’ e il massimalismo di Bottega Veneta

Ecco i nomi che lasciano le ultime firme per questa settimana della moda

di Samuele De Marchi e Ilaria Mauri
Cala il sipario sulla Milano Fashion Week 2026: l’emozionante sfilata di Silvana Armani con l’inedito di Mina ‘A costo di morire’ e il massimalismo di Bottega Veneta

Termina oggi la Milano Fashion Week Donna 2026, una settimana completa, caratterizzata dai debutti molto attesi alle collezioni di continuità, fino a quelle che auspicano un futuro roseo per la moda. Il sabato ad essere protagonisti sono stati Ferrari e la sua idea di pelle, con testimoni dal vivo come Alicia Keys e Marracash; la scena del pomeriggio è stata rubata invece dallo show di Dolce e Gabbana, con Achille Lauro – vestito come ospite a Sanremo proprio dal duo – e Madonna che ha raggiunto gli stilisti nel backstage dopo il “gossip” con Anna Wintour in front row. Per la domenica invece, come da tradizione quasi religiosa – dopotutto è sempre domenica – a dare l’arrivederci è stata la sfilata di Giorgio Armani, preceduto dallo show di Fila. Vediamo quali sono state le ultime sfilate e presentazioni previsti per questa Milano Fashion Week.

GIORGIO ARMANI

A calare il sipario sulla settimana della moda milanese è il tanto atteso passaggio di consegne in casa Giorgio Armani, con Silvana Armani che firma la sua prima collezione donna Autunno/Inverno 2026-2027. Sotto gli occhi di un parterre delle grandi occasioni — da Margherita Buy, fino a Vittoria Puccini e Pilar Fogliati — la neo-direttrice creativa rielabora il DNA della maison attraverso una sensibilità squisitamente pragmatica e femminile. L’eredità sartoriale del marchio non viene stravolta, ma liberata dalla sua rigidità storica: i volumi si fanno scivolati, i capispalla in pregiato cashmere e flanella perdono le imbottiture e i baveri per trasformarsi in drappeggi avvolgenti simili a cardigan, mentre i pantaloni scendono fluidi fino a lambire il suolo. È un’estetica che celebra l’essenzialità del quotidiano, rinunciando ai gioielli vistosi e optando per un beauty look naturale, dove a spiccare nei completi da giorno sono solo sottili cinture rosse a contrasto. La vera cesura col passato si consuma però sulla palette cromatica: il nero viene clamorosamente bandito dalla passerella. Il suo posto come tonalità fondante viene preso da un bordeaux intenso e persistente, che detta il ritmo della sfilata alternandosi a grigi siderali, bianchi candidi, tocchi di verde salvia e profondi blu notte. Con l’avanzare dello show, il guardaroba diurno cede il passo a una sera che guarda a Oriente, introducendo silhouette ariose ispirate a kimono e tuniche mediorientali. I tessuti si accendono di bagliori olografici grazie a crêpe e velluti tridimensionali, che accompagnano i movimenti senza mai costringerli. A fare da colonna sonora a questo nuovo e delicato capitolo del brand è la voce inconfondibile di Mina, che con l’inedito A costo di morire (scritto da Fausto Leali) sigilla una sfilata capace di svincolarsi dal dogma della tradizione per respirare un’aria di rinnovata e luminosa contemporaneità.

BOTTEGA VENETA

Seconda volta per Louise Trotter alla guida di Bottega Veneta che, in un set rosso fuoco sotto gli occhi di Lauryn Hill e Miriam Leone, propone una collezione co-ed autunno-inverno incentrata sui materiali e sulla loro manipolazione. La silhouette rimane un minimo comune denominatore, contraddistinta principalmente per giacche o capispalla dalle proporzioni importanti – tanto che le prime si confondono con i secondi -: spalline imbottite che scendono in maniche strutturate e affusolate, più ampie sui gomiti e più strette verso i polsi. La vita si stringe e irrigidisce anche grazie a cinture in cuoio lunghe lasciate pendere, per lasciar spazio al suo procedere verso il basso con ampi pantaloni sartoriali. Il rigore e struttura della lana grigia – che sembra quasi “cemento” – , nera o navy lascia piano piano spazio prima alla manipolazione dei materiali poi dei colori: ecco quindi la pelle, che prima si fa intrecciata nei trench o che fuoriesce dalle zip della maglieria destrutturata – e “striminzita” nei look maschili – fino a raggiungere abiti e capispalla plissettati o imbottiti. Lo step successivo spetta alla pelliccia: quest’ultima prende spazio chiedendo “posso?” solo sulle maniche raglan di un cappotto, per poi invadere interi abiti, scarpe, cappelli, peacoat e cappotti – inclusa la cintura in vita. La palette tiene la pelliccia sui toni del nero e bianco o dei suoi colori naturali attorno al marrone scuro e chiaro, per poi dare l’accento su modelli lucidi che ricoprono interamente il corpo in blu elettrico e rosa con accenti di rosso.

FILA

Fila e Alistair Carr, il direttore creativo del brand, ritornano alle origini del marchio italiano, primo a portare l’abbigliamento sportivo nelle strade in cui scorre la vita quotidiana, in cui, le persone “vanno” e “fanno”. Con testimoni come la coppia attore-modella Dylan Sprouse e Barbara Palvin, lo spaccato di esistenza metropolitana si fonde dunque con lo spirito lifestyle e sportivo del brand, due “discipline” dell’abbigliamento che per Fila hanno confini intersecati: ne nascono look caratterizzati dal layering di pezzi da entrambi i mondi, lupetti e camicie – o polo – sotto giacche tecniche a loro volta coperte dai cappotti in lana su cui poggia la maglieria, mentre pantaloni e gonne rimangono slim o accorciate per favorire i movimenti. Sport e sartoria si fondono anche nei pezzi più sportivi quando vengono costruiti in pelle morbida e traforata, al contrario i cappotti in lana sono trattati in modo da diventare impermeabile e arricchiti da bottoni e cerniere funzionali. La maglieria è protagonista in particolare dei look somiglianti alle divise scolastiche, a sostituire l’iconico velluto Fila con color block geometrici. Anche gli accessori e le calzature vertono all’utilizzo nel senso più ampio del termine, tra borse grandi simili a borsoni sportivi, scarpe basse e guanti. La palette infine valorizza entrambi i mondi rappresentati dalla collezione: blu, rosso e bianco di Fila sono uniti al nero, verde khaki, grigio e cammello del mondo più lifestyle.

BRIONI

Per “La Donna Atelier” di Brioni, la cosa che conta di più è l’eccellenza sartoriale adattato ad un linguaggio femminile raffinato. Sartoriali precisa e costruita nel dettaglio dall’inizio alla fine, che prende vita sotto forma di blazer sia doppio che mono petto strutturati ma fluidi senza dimenticare ovviamente i capispalla, dai cappotti reversibili in lana – proposta anche una versione tuxedo in raso di seta – , passando per i trench con dettagli in pelle fino alle giacche safari con colletto in maglia. Al di sotto, le camicie si rifanno al mondo del business con tessuto a righe con collo e polsini a contrasto, mentre i pantaloni non si pongono limiti nelle silhouette passando dalla gamba ampia a quelli dritti. La palette rimane seria ma non austera: bianchi, neri, grigi e navy sono smossi dagli azzurri delle camicie e verdi decorati dei foulard.

GIADA

Gabriele Colangelo, direttore creativo di Giada, affida tutta la sua nuova autunno-inverno 26/27 all’orchidea, dalle sue forme a ciò che evoca. La maglieria, i capispalla in shearling rasato o in pelle lucida e morbida si fanno scultorei grazie alle spalline imbottite, ma rimangono aggraziati sopra alla leggerezza e movimento delle asimmetrie sia delle gonne che delle stole indossate come sciarpe, oltre agli spacchi e schiene scoperte per tenere alta la femminilità. La palette attraversa i marroni della terra fino ai bordeaux, rosa e bianchi propri di alcune specie di orchidee, compresi i petali neri della Maxillaria Schunkeana. I ricami sono invece ispirati all’arte dell’artista americana Leigh Wells, in particolare applicati sul cachemire e la seta. Gli accessori seguono le stesse ispirazioni, come le “gocce di rugiada” in resina trasparente delle collane, le borse morbide dalle forme morbide e i tacchi arcuati.

VALEXTRA

Valextra chiama la sua nuova collezione “Evolving Architecture”, pensando all’evoluzione che assume la sua proposta in relazione ai contesti della vita quotidiana. Ne nasce un allargamento della famiglia della borsa Iside: la Editor, più strutturata e allungata, la Tìn con la tracolla e la Lily, che esalta l’artigianalità grazie ai suoi ricami tridimensionali. La collezione è il battesimo anche di modelli totalmente nuovi come la borsa Gio, una tote bag essenziale e funzionale così come lo zaino Assoluto Hiking pensato per l’utilizzo tecnico. Non solo borse infine, ma anche ciò che c’è dentro: la linea Objects comprende infatti oggetti come specchietti, porta pettini e pochette beauty realizzati in pelle.

L’ARABESQUE

L’Arabesque porta ai giorni nostri, con la presentazione della sua nuova collezione autunno-inverno 26/27, le forme e l’atmosfera delle collaborazioni artistiche tra Pablo Picasso e i Balletti Russi del Novecento. Il risultato è una serie di completi giacca-gonna, le prime definite e aderenti mentre le seconde che invadono lo spazio, dai colori scuri e tessuti rigidi ma non pesanti, soprattutto grazie all’uso del raso e dell’organza. “Scarabocchiano” il risultato finale le rouches, usate sia come colletto delle camicie, per i sotto gonna e per la riproduzione di grandi rose applicate proprio su queste ultime. Le stesse rouches conferiscono colore alla collezione, composta principalmente da nero, grigio e bianco con tocchi di rosso e rosa antico.

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