Scatta il weekend per la Milano Fashion Week donna 2026: ironico dirlo, ma in pole position c’è Ferrari come prima sfilata del giorno, mentre l’orario di pranzo lo conquista lo show di Dolce & Gabbana da cui è arrivata persino Madonna, vista chiacchierare allegramente in front row assieme ad Anna Wintour, entrambe con vistosi occhiali da sole che nascondevano le loro espressioni al di fuori di sorrisi e risate. Nel pomeriggio la favola di Laura Biagiotti, mentre concluderà la serata tra gli altri Bottega Veneta. Ecco il racconto delle sfilate e presentazioni migliori del sabato.
Ferrari
Rocco Iannone e Ferrari sono giunti alla decima collezione del brand, un traguardo dedicato alla pelle: non quella dell’abbigliamento – non solo perlomeno – ma a quella umana, nostro strumento di contatto con l’esterno e ultimo strato di ciò che invece abbiamo dentro, tra pensieri ed emozioni. La collezione Ferrari per l’autunno-inverno 26/27 parla proprio dunque di empatia e connessione, espressa attraverso abiti che siano come una seconda pelle. Ecco tessuti leggeri ed avvolgenti dall’aspetto confortevole avvolto su sé stesso per abiti lunghi ma usato anche per i capispalla, tra cappotti e piumini imbottiti. Assieme a tailoring morbido nelle forme ma mai invadente dello spazio, e infine la pelle vera e propria con tutta la sua resistenza, lasciata liscia o soggetta di una lavorazione simil squame o guscio di tartaruga. In un modo o nell’altro il nostro strato più esterno – protezione o contatto – rimane al centro della collezione, lavoro sui tessuti e sulla ricerca al centro del lavoro dello stilista come dichiara lui stesso. La palette parte dal neutro color carne in tutte le sue sfumature fino ai verdi dal look quasi ossidato dei completi e giacche blazer con pelliccia, gli accenti aggressivi vengono invece portati dal rosso, sfumato nello stesso look.
Ermanno Scervino
L’autunno-inverno di Ermanno Scervino si sviluppa interamente sulla dicotomia tra forme e tessuti solidi dell’abbigliamento da campo accostati alla grazia dei tessuti leggeri, che raggiungono il proprio apice nella sottoveste. Le due non sono né vittimi né carnefici l’una dell’altra ma condividono lo spazio e si uniscono nella collezione. Sotto le note di “Sacmudì Sacmudà” di Mina che si collega al movimento imprevedibile delle gonne durante il ballo, la collezione prende forma in capispalla solidi, dall’aspetto pesante, da cui compaiono al di sotto sottovesti e mini dress leggeri e femminili. Il concetto si estremizza poi con lunghi giacconi in tessuto tecnico da montagna che proteggono micro dress in pizzo trasparente. La maglieria assume dimensioni notevoli in maxi cardigan o mantelle, mentre viene manipolata in body e shorts. L’unione pesante/leggero ricopre poi lo stesso spazio in gonne e top in velluto lavorato e stivali di pelle – anche pitonata – decorati con pizzi tono su tono. Non mancano le pellicce – che diventano più “aeree” in un capospalla in simil piume – e nemmeno il motivo check, protagonista di tailleur dal sapore più tradizionale. La palette si costituisce principalmente di neutri: bianco avorio, nero, beige e azzurro, con accenti dati dall’oro, rosa e rosso.
Laura Biagiotti
Laura Biagiotti con la sua nuova collezione ci racconta una favola, fatta di luoghi e tempi passati ma vissuti con amore tra Delia, l’originale fondatrice del marchio, la figlia Laura da cui la maison prende il nome e infine Lavinia, l’attuale direttrice creativa. In un set che riproduce il Castello Marco Simone, ecco una collezione che porta in vita i colori dell’autunno, tra i beige più tenui alle tinte più potenti come il color castagna, il ruggine, le terre bruciate e i rossi-aranciati dei tramonti, per arrivare poi ai bianchi dell’inverno e ai gialli e fiori – delle stampe – della primavera. Protagonista indiscusso dei tessuti e materiali utilizzati è il cachemire, che prende vita nella maglieria più tradizionale ma anche in total look con gonne, trench, abiti interi e perfino mantelle fiabesche. Le linee invadono lo spazio, e quando rimangono vicine al corpo ma non costringono le forme, anzi: il cachemire appena citato, assieme a tessuti metallizzati e accenni di trasparenza, contribuiscono a far sembrare il corpo ancora più in movimento di quanto non sia. Il movimento, e la “magia delle fiabe”, culminano poi in look con mantelle ampie che si aprono al camminare delle modelle, dal tessuto lucido color rame.
LUISA SPAGNOLI
Luisa Spagnoli porta in passerella uno spaccato della New York a cavallo tra anni Ottanta e Novanta e di come la femminilità si mostrava in quel periodo “che mi è rimasto nel cuore, dove si respirava un momento di energia creativa e dove le donne iniziavano ad affermarsi con uno stile deciso”, dichiara Nicoletta Spagnoli, attuale direttrice creativa e pronipote della fondatrice. In un set che ricorda l’architettura del Seagram Building, le modelle indossano prima di tutto capispalla, importanti nella lunghezza e nelle spalline imbottite o nei dettagli in pelliccia, rubando il tessuto all’armadio maschile con tweed a spina di pesce o prinicipe di Galles. Gli stessi tessuti danno poi forma ai tailleur con gonna aderente. Per la maglieria, altro capostipite del brand, la stilista ha voluto accendere i riflettori sul mohair, lasciato nella sua natura più soffice in maglioni e gonne dai tagli minimalisti. La palette si divide tra colori più neutri, da “ufficio” in cui spopolava il “power dress” come verde, beige, grigio – in particolare su pantaloni a vita alta, altro must dell’epoca – e tra colori più accesi e divertenti: rosa, verde menta e viola. Infine bianco e nero vengono dedicati ai look più serali, con abiti lunghi e schiena scoperta in raso di seta e velluto.
FERRAGAMO
La parola d’ordine per Ferragamo e la sua nuova collezione è “decostruzione”: le abbottonature dei capispalla – tra i focus stagionali – sono prima lasciate aperte “distrattamente”, per poi comparire a profusione su completi, tailleur e perfino gonne; da look incompiuti si capisce dunque che in realtà si tratta di manipolazione dei criteri fondamentali per riconoscere dei capi, teoria rafforzata anche dal colletto delle camicie, attaccato al resto dell’indumento solo per metà. Il capospalla poi si allarga per quelli femminili e si allunga per quelli maschili, ritornando poi alla giacca aviatore con il collo in pelliccia. I look femminili si spostano poi sulla sera ispirandosi agli anni Venti: gli abiti plissettati sono per metà trasparenti e per metà in tessuto che sembra metallo liquido, fino alla caviglia ma ristretti attorno a metà polpaccio che altera la silhouette classica. La palette invece, dopo una fase di bianco, nero, navy e qualche tocco di viola, si sviluppa su marroni e verdi e infine si accende con la preziosità dell’oro.
Colangelo
La nuova collezione di Colangelo si concentra sull’essenzialità dell’eleganza raffinata assieme alla qualità della realizzazione dei capi. Ne nasce una collezione prevalentemente oversize, morbida e comoda sia per i capispalla che per la maglieria, incentrata sulla lana con i suoi filati affini e la seta, senza dimenticare la pelle resa però morbida e dall’aspetto liscio. In collezione presenti anche elementi come frange in pelle messe a mo’ di strascico negli abiti o giacche in piume, le stesse piume che si fanno più grandi e si appoggiano attorno al collo di abiti morbidi e capispalla solidi. La palette è austera, bianco, nero e grigio che si scalda fino al beige.
PIERRE LOUIS – MASCIA
Pierre-Louis Mascia presenta la sua nuova collezione autunno inverno in uno spazio domestico massimalista, ricoperto in ogni angolo da fiori, tende, cuscini, divani e tappeti dalle infinite stampe e colori. I look quasi si confondono con il loro ambiente, ma diventa chiaro da subito quale sia il focus della collezione: ispirata a figure antiche fautrici di presagi, diciotto stampe dialogano tra di loro assieme alle forme e costruzioni, assemblati in look ognuno dedicato a un segno zodiacale. Ecco quindi che camicie, completi – realizzati con il tessuto delle cravatte – mantelle di lana, gonne e giacche più sportive vengono invasi da stampe di ogni genere, da quelle floreali al trompe-l’oeil del denim. Il tessuto che fa da padrone alla collezione è senza dubbio la seta, ci si avvicina però una lana molto sottile e morbida quasi da sembrarne la sorella; la novità in fatto di tessuto viene invece dal velluto a coste e non. La palette, mischiata nelle stampe, si somma in tonalità calde come il verde, bordeaux e marrone.