Cinema

Netflix si ritira: Paramount offre di più e acquista la Warner. I giornali Usa all’attacco: “Uno choc per il settore, Trump ha favorito l’amico Ellison”

Clamoroso colpo di scena a Hollywood: Netflix si ritira e Paramount acquista Warner Bros per 111 miliardi di dollari

di Davide Turrini
Netflix si ritira: Paramount offre di più e acquista la Warner. I giornali Usa all’attacco: “Uno choc per il settore, Trump ha favorito l’amico Ellison”

Netflix si ritira e la Paramount conquista la Warner. Clamoroso colpo di scena ad Hollywood. La più chiacchierata, trasversale, rivoluzionaria trasformazione industriale del mondo cinematografico del secolo è fallita. Durante la notte – negli Stati Uniti era tardo pomeriggio – Netflix si è ritira dalla corsa al rialzo per l’acquisizione della storica società di produzione e distribuzione Warner dopo che a dicembre scorso aveva raggiunto un accordo di massima per acquisirla. Gli ultimi due mesi infatti sono stati una gara al rialzo dove Paramount Skydance ha fatto definitivamente la voce grossa e reso Netflix improvvisamente un pigmeo economico finanziario del settore. Nella fitta operazione fatta di continui rilanci, garanzie, aumento dell’offerta, ci è finita anche l’amministrazione Trump che, come sanno anche i sassi, preferiva l’agglomerato Paramount, più vicino politicamente, a guida della Warner. Variety parla di ulteriore “shock per il settore” (anche se le stesse parole vennero usate a dicembre per l’affermarsi di Netflix ndr) perché Netflix ha mollato la presa 4 giorni prima rispetto alla scadenza (4 marzo 2026) di un ulteriore rilancio che superasse quello Paramount.

Variety segnala anche che il CEO di Netflix, Ted Sarandos, il 26 febbraio l’ha passato a Washington nel tentativo di “fare pressione all’amministrazione Trump sull’accordo” dopo che tra loro e Warner era già stato stipulato un accordo di fusione nonostante l’ultima offerta Paramount di 31 dollari ad azione. “L’operazione che abbiamo negoziato avrebbe creato valore per gli azionisti con un percorso chiaro verso l’approvazione normativa”, hanno affermato Sarandos e Greg Peters appena due ore dopo l’annuncio fatto direttamente a Warner Bros. Discovery sulla nuova decisione presa dal proprio consiglio di amministrazione. “Siamo sempre stati disciplinati, ma per eguagliare l’ultima offerta di Paramount, abbiamo valutato come l’accordo non fosse più economicamente attraente, quindi ci rifiutiamo di rilanciare”. Sarandos&Co nel ringraziare tutta la direzione Warner hanno spiegato che “sarebbero stati ottimi custodi dei marchi iconici di WB e che il loro accordo avrebbe rafforzato l’industria dell’intrattenimento e preservato nonché “creato più posti di lavoro”. Poi la frase sibillina: “Questa transazione è sempre stata un’opzione “bella da avere” al giusto prezzo, non un “must have” a qualsiasi prezzo”. Insomma, volano stracci e accuse nemmeno tanto nascoste all’avversario. L’accordo con Netflix, ormai carta straccia, che includeva l’acquisto di WB e HBO Max era valutato sugli 83 miliardi di dollari, mentre l’ultima offerta di Paramount, presentata il 24 febbraio era arrivata a 111 miliardi di dollari. A casa Warner si fa comunque buon viso a cattivo gioco. Il CEO di WB, David Zaslav ha elogiato la dirigenza Netflix ma ha sottolineato di essere “estremamente orgoglioso del rigoroso processo del cda condotto negli ultimi 5 mesi che “ci ha portato ad unire queste due aziende storiche e dell’entusiasmo che ciò porterà al pubblico per molti anni a venire: non vediamo l’ora di iniziare a lavorare insieme a Paramount Skydance per raccontare le storie che commuovono il mondo”.

In realtà gli analisti del settore spiegano che ciò che ha fatto ribaltare la decisione del cda Warner è stata l’offerta di prezzo di acquisto a 31 dollari per azione in contanti e l’aumento della penale di scioglimento di 7 miliardi nel caso la transazione salti. Molti commentatori politici segnalano però che a chiudere l’affare con la vittoria di Paramount sia stata la pressione di Trump stesso per favorire la famiglia Ellison, proprietaria di Paramount e vicina alla sua amministrazione. La presenza di Sarandos a Washington poco prima del ribaltone significherebbe anche che la dirigenza di Netflix non è riuscita ad evitare la possibilità che a fronte di un accordo definitivo con Warner sarebbero stati tempi duri nelle temibili stanze dell’antitrust governativo che avrebbe poi dovuto confermare la legalità dell’accordo industriale.

Curioso infine che in tutta questa vicenda si sottovalutino due questioni: la prima è che in un mondo spregiudicato degli affari come quello tra grandi gruppi dell’impresa globale semplicemente Paramount ha offerto di più per singola azione. Larry Ellison, il multimiliardario padre del CEO di Paramount, David, ha infatti garantito la liquidità in contanti del suo patrimonio per favorire l’operazione. Insomma, difficile rifiutare un’azienda che ti offre di più quando l’obiettivo è quello di vendere. Secondo: le due fusioni a livello strutturale e di mission industriale sono leggermente differenti. Se Warner fosse stata acquisita da Netflix tutta la parte di produzione e distribuzione cinematografica avrebbe chiaramente subito uno scossone, anche con tutta la buona volontà di Sarandos&Co che non sono di certo frati francescani ma prettamente uomini d’affari dediti allo sviluppo del loro core business: lo streaming. L’acquisizione da parte di Paramount segna invece un possibile ed oggettivo equilibrio nel settore dello streaming in quanto Paramount – che mai aveva realmente sfondato come quote di mercato nello streaming – si troverà con più canali consolidati e strumenti per gareggiare nella concorrenza a Netflix sull’online.

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