Se le frequenti apparizioni di Jeff Bezos e Lauren Sanchez nel parterre dell’haute couture parigina sono ormai derubricate a puro diletto mondano, la prima volta di Mark Zuckerberg alla Milano Fashion Week ha tutt’altro peso specifico. Per il CEO di Meta la regola è una sola: business is business. Seduto in primissima fila alla sfilata Autunno-Inverno 26/27 di Prada, strategicamente incastrato tra il presidente esecutivo Lorenzo Bertelli e l’amministratore delegato del gruppo Andrea Guerra, Zuckerberg non era lì per applaudire le nuove tendenze del womenswear.
L’obiettivo della trasferta milanese è blindare una partita industriale cruciale: quella degli occhiali dotati di Intelligenza Artificiale a marchio Prada. La Silicon Valley non snobba più la moda, ma se la compra sotto forma di tecnologia indossabile. E a chi, nel backstage, chiedeva conto a Miuccia Prada di questa imminente joint venture, la stilista ha risposto con un laconico, ma pesantissimo: “Forse, chissà”.
Il business del wearable tech e i rumors sugli occhiali AI
Al Deposito della Fondazione Prada, Zuckerberg (in polo color cammello e pantaloni marrone bruciato) e Priscilla Chan (in un rigoroso maglione grigio, gonna ampia scura e montone) hanno preso posto in prima fila, strategicamente affiancati dall’amministratore delegato del gruppo Prada, Andrea Guerra, e da Lorenzo Bertelli. Una prossemica che vale più di un comunicato stampa.
La loro presenza ha immediatamente riacceso i rumors su un imminente accordo trilaterale per lo sviluppo di occhiali intelligenti dotati di Intelligenza Artificiale a marchio Prada. L’operazione passerebbe attraverso EssilorLuxottica, colosso dell’occhialeria che già gestisce le licenze della maison meneghina ed è storico partner di Meta per il successo globale degli smart glasses Ray-Ban. Un’espansione nel segmento altospendente del wearable tech che l’azienda di Zuckerberg insegue da tempo. Interpellata nel backstage su questa possibile joint venture tecnologica, Miuccia Prada non ha smentito, liquidando la questione con un sibillino: “Forse, chissà”.
La sfilata: la stratificazione come metafora della vita
Spente le voci di corridoio finanziarie, l’attenzione si è spostata sulla passerella, dove Miuccia Prada e Raf Simons hanno orchestrato una profonda riflessione sulla sfaccettata realtà femminile. Più che una semplice sequenza di abiti, la collezione Autunno-Inverno 26/27 è un’indagine sul processo di trasformazione quotidiana, portata in scena in modo radicale: solo 15 modelle chiamate a interpretare look in continua evoluzione, per esplorare le infinite sfaccettature del carattere delle donne.
Il fulcro estetico e concettuale è la stratificazione.: “Gli abiti sono stratificati con precisione: sartoria, abbigliamento sportivo, vestiti di raso ricamati, composizioni contraddittorie che parlano anche un linguaggio della moda distintivo”, ha sottolineato la maison. In passerella sfilano combinazioni non gerarchiche in cui i materiali si sovrappongono e le fabbricazioni fondono identità disparate. Il tempo che passa diventa un elemento di design: i tessuti sono volutamente sbiaditi, le patinature e i ricami invecchiati esaltano il vissuto del capo, integrando pezzi d’archivio all’interno di silhouette minimaliste. È un guardaroba che racconta autodeterminazione e indipendenza attraverso la memoria materica.
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