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Weekend a Barcellona tra i capolavori di Gaudí e il “caganer”: ecco perché andare quest’anno (anche se ci siete già stati) e cosa vedere in città

Antica e contemporanea, città mediterranea identitaria in continua evoluzione che quest’anno sigla il centenario della morte del genio che l’ha resa unica: Antoni Gaudí. Tanti gli eventi e la conclusione di un’opera che diventerà senza tempo

Testo di Elena Bittante
Le mete più belle da non perdere in città - 3/3

Le mete più belle da non perdere in città - 3/3

Barcellona è un museo a cielo aperto, e l’invito, soprattutto quando arriva la bella stagione, è di passeggiare godendosi le calde atmosfere. Si comincia da Las Ramblas, il vialone che da Plaza de Catalunya arriva ai piedi della statua di Cristoforo Colombo, ad un passo dal mare. Il suo lungo andare racchiude l’animo della città: colorato, vivace, elegante e rilassato, impreziosito da luoghi simbolo che si affacciano sul viavai di persone, dalla Boqueria, il più grande mercato coperto di Spagna dove comprare e gustare qualcosa, a dettagli più discreti, come il mosaico di Mirò “Pla de l’Os”, che spunta come una gemma preziosa nell’anonima pavimentazione, all’altezza dell’entrata della fermata metro Teatro Liceu.
C’è da perdere la bussola nel verde coloratissimo di Parco Güell, progettato da Gaudí agli inizi del 1900, patrimonio UNESCO che parla di natura e alla natura si ispira, impreziosito da ceramiche variopinte, mosaici e animali fantastici come “El drac”, l’iconica salamandra che accoglie i visitatori all’ingresso. Suggestiva la Sala Ipostila, foresta di 86 colonne che sorreggono il portico su cui spazia la Piazza della Natura, progettata dall’architetto come un’antica agorà che offre una magnifica vista sulla città. Camminando si viaggia anche nel tempo, dal passato del Barrio Gotico, il quartiere medievale abitato sin dall’antica Roma, campeggiato dalla maestosa Cattedrale della Santa Croce e Sant’Eulalia del XIII secolo, costruita su una precedente chiesa romanica, alla città concepita per il futuro, la zona di El Raval, quartiere che negli ultimi decenni è stato trasformato puntando alla riqualifica degli spazi e all’ammodernamento dei servizi senza snaturare la sua essenza bohémien. Qui si trova il Macba, Museo d’Arte Contemporanea di Barcellona, importante centro culturale e icona dell’architettura contemporanea progettata da Richard Meier.

Sempre attuali e imperdibili le perle del quartiere Gràcia progettate da Gaudí, dichiarate Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO per il loro inestimabile valore artistico e la loro unicità architettonica, a cominciare da Casa Batlló, che spicca per la facciata curiosa dai toni pastello, manifesto del modernismo catalano. Anche Casa Vicens si distingue, ma con colori accesi e una fantasia di geometrie audaci e incantevoli decori floreali. Opera da contemplare, da dentro e da fuori, anche Casa Milà, soprannominata “La Pedrera” per la facciata in pietra calcarea che ricorda una cava e disegna curve che ricordano le onde del mare, elemento identitario di questa intrigante città mediterranea.

Non è un caso se La Barceloneta, il quartiere costiero orlato dalla lunghissima spiaggia dorata, è un’attrazione irresistibile per turisti e cittadini. Affollatissima d’estate come meta balneare urbana ma anche durante il resto dell’anno per il lungomare puntellato da ristorantini che offrono il meglio della cucina catalana che intreccia sapori di mare e di montagna. Dal Fideuà, spaghetti sottili e frutti di mare, all’Esqueixada de bacallà, insalata di baccalà crudo “sbriciolato”, preparato con pomodoro, peperoni, cipolla e olive, oppure la Butifarra amb mongetes, ovvero la tipica salsiccia catalana servita con fagioli bianchi. I menù non lo specificano ma si vocifera che nel quartiere rivendichino a gran voce la paternità della “Bomba de Barceloneta”, la tapa più famosa della città, la polpettina ripiena di morbido purè di patate e carne macinata da tuffare nella salsa brava, a base di cipolla e paprika, e allioli, la classica salsa preparata con olio e aglio che non manca mai sulle tavole spagnole. Un incontro di sapori locali e nazionali, un goloso parallelismo che sposa l’anima di questa città, identitaria e cosmopolita, libera e orgogliosa.

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