Siamo abituati ad ammirare il simbolo di Barcellona circondato da gru operose, ponteggi vertiginosi e teli protettivi che anticipano senza svelare le forme, lasciando spunto all’intuito e all’immaginazione. Un cantiere che si fa spettacolo, un divenire che affascina quasi più dell’opera prima, poiché è proprio nell’incompiuto che vive la bellezza dell’aspettativa. Dopo aver detenuto il primato di monumento “in itinere” più visitato al mondo, quest’anno la Sagrada Familia posa l’ultima pietra del punto più alto: l’inaugurazione della Torre di Gesù è prevista per il 10 giugno 2026, data che coincide con il centenario della morte del suo ideatore, Antoni Gaudí. Un evento storico che termina il profilo della vertiginosa basilica consacrandola come chiesa più alta del mondo, con i suoi 172,5 metri di altezza. Tempi supplementari per i “piani bassi” poiché restano da completare la scalinata d’ingresso e lo spazio antistante. Ma diciamocela tutta, è con il naso all’insù che si ammira la cattedrale, perdendosi nella miriade di dettagli di forme naturaliste e geometrie complesse, simbolismi e allegorie che spuntano in ogni dove. La città si prepara dunque per la nuova consuetudine, ma anche a festeggiare il grande traguardo raggiunto dopo 144 anni di lavoro che hanno reso possibile questa meraviglia architettonica patrimonio dell’UNESCO, espressione massima del modernismo catalano e capolavoro del Maestro.
Il 2026 omaggia Gaudì, l’opera e la città con tanti eventi da non perdere. E se questa icona si sveste di impalcature, Barcellona resta una fucina di avanguardie in perenne divenire che risvegliano la fantasia di ognuno. L’anima camaleontica ma allo stesso tempo identitaria della città è un’attrazione irresistibile, che gioca con tradizione e innovazione, eleganza e libertà, in un gioco di colori e forme fiabesche, piastrelle variopinte e balconcini minimali dalle ringhiere sinuose. E mentre si fantasticano mille storie oltre quei ricami in ferro battuto, il Barrio Gotico testimonia un antico passato, abitato già al tempo dei romani, mentre il quartiere di El Raval si afferma come esempio di riqualificazione urbana che pensa al domani, con cammei contemporanei firmati da Richard Meier.
C’è un tempo passato, presente e futuro a Barcellona, e poi c’è quello del divertimento, in risposta alla sua anima accogliente e gioiosa che invita a passeggiare tra il viavai di Las Ramblas, puntellata di negozi e tapas bar. Visitare la città è un’occasione per scoprire l’identità catalana, una ricca cultura mediterranea forte della sua lingua e dei suoi valori, di piatti iconici, a cominciare dalla classica crema conosciuta nel mondo, e di curiosità divertenti, a tratti irriverenti come il Caganer, bizzarra statuina di un contadino accovacciato con i pantaloni abbassati, nell’atto più naturale del mondo, come suggerisce il nome stesso. Questa rappresentazione è immancabile nel presepe catalano ma è anche un simbolo di fortuna e prosperità per tutto l’anno, perché si sa, dove c’è scarto c’è abbondanza.