Musica

“Quando si pensa ai nonni si pensa sempre a vecchietti un po’ attempati ma oggi è cambiato tutto. Io ho fatto i figli leggermente prima, sono un nonno un po’ più figo”: Sal Da Vinci

Il cantante napoletano racconta la sua canzone: "È importante restare umani nelle promesse" e si prepara a duettare con Michele Zarrillo

di Andrea Conti

Sal Da Vinci è tra i protagonisti della 76esima edizione del Festival di Sanremo con “Per Sempre Sì”, brano prodotto da Merk & Kremont e Adriano Pennino, scritto da Sal Da Vinci, Francesco Da Vinci, Alessandro La Cava, Federica Abbate, Merk & Kremont e Eugenio Maimone. “Una canzone che racconta la promessa più grande che due anime possano farsi”, ha detto l’artista a FqMagazine. Nella serata del venerdì, dedicata alle cover, l’artista darà vita a un incontro speciale con Michele Zarrillo, rileggendo insieme “Cinque Giorni”.

“C’è una cosa fondamentale, per me importante che è la promessa, Soprattutto nei tempi in cui viviamo che le promesse sono un pochino così evanescenti – ha spiegato l’artista a FqMagazine – . Nelle mie canzoni ho cantato di amori in crisi, di amori disperati, di amori che non vanno a buon fine, di amori che vivono un altro amore… Questa volta cerco di raccontare l’amore in un modo che non era stato mai fatto a Sanremo. E allora dietro tutto questo c ‘è la promessa del progettare, mettere le fondamenta di un ipotetico futuro. Poi parlo dell’umanità o meglio dell’importanza di restare umani. È una canzone che porta allegria ma allo stesso tempo parla dell’importanza di una promessa”.

E ancora: “L’arma di distrazione in un matrimonio è quello che ci gira intorno. A volte noi diamo importanza delle cose che nella realtà potrebbero non esistere e diamo peso tutto quello che ‘va per la maggiore’ perché vogliamo omologarci. Poi c ‘è qualcuno che viene fuori perché ha un’originalità, perché ha una cosa diversa, perché magari è più fico, perché uno che diventa nonno come me può essere un po’ qualcosa di diverso. Io spesso ho sentito i miei coetanei contrariati perché vengo chiamato nonno. Li ho aspettati al varco e quando sono diventati nonni li ho visto piangere dalla commozione”.

“Io non ho avuto il piacere di conoscere i miei nonni, – ha aggiunto – però si pensa sempre ai vecchietti un po’ attempati. Quelli che ‘accompagni il nonno di prendi la tisana, accompagniamo il nonno al parco’… I nonni sono cambiati. Tanti anni fa, stiamo parlando di 100 anni fa, attraverso quello che poi ho letto, la vita era al massimo 50 ma a 60 d’età media. Oggi è cambiato tutto, quindi i nonni, capite, si sono mossi un pochino prima o magari ho fatto i figli leggermente prima così mi trovano da nonno un po’ più figo (ride, ndr)”.

I progetti non finiscono qui: “A giugno partirà il mio tour che culminerà con due concerti speciali il 25 settembre il 26 settembre all’Arena Flegrea di Napoli per festeggiare 50 anni di carriera e ovviamente ci saranno tanti ospiti ed amici”.

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