Scatta dai blocchi di partenza la Milano Fashion Week dedicata alle collezioni donna per la autunno-inverno 2026/27, in programma dal 24 febbraio al 2 marzo: nonostante la moda debba convivere in questa occasione con il Festival di Sanremo l’attenzione per la fashion week non è di certo penalizzata, con il capoluogo meneghino reduce dai giochi olimpici invernali appena conclusi. A dimostrarlo sono le stime del Centro Studi di Confcommercio Milano, Lodi, Monza e Brianza, che parlano di un aumento del 17,4% in termini di visitatori rispetto all’anno precedente, accompagnato da una crescita del 17,7% della spesa turistica. La media di quest’ultima sarà infatti di 1644 euro a persona per un totale complessivo di 100 milioni solamente per lo shopping, con la restante parte divisa tra ristorazione e trasporti. Opportunità economiche per la città nella sua interezza dunque, che “conferma la grande capacità attrattiva internazionale di Milano”, secondo le parole del segretario generale di Confcommercio Marco Barbieri.
Scendiamo in campo dunque: un totale di quasi 190 appuntamenti tra cui 54 sfilate e 89 presentazioni costellano la città di Milano. Riflettori puntati sui grandi debutti per questa stagione, da Maria Grazia Chiuri e il suo battesimo alla guida di Fendi passando per Meryll Rogge da Marni, fino a Demna da Gucci per la prima volta nel backstage di una sfilata del marchio italiano. Attenzione anche ai “classici” del calendario come Prada, Ferragamo, Max Mara e Armani. Vediamo le sfilate e presentazioni più degne di nota di questi primi giorni di Milano Fashion Week.
Fendi
Era senza dubbio il debutto più atteso di questa Milano Fashion Week, e le altissime aspettative non sono state affatto deluse. Quello di Maria Grazia Chiuri da Fendi si candida di diritto a essere uno dei subentri più riusciti, fluidi e coerenti della storia recente della moda. Il segreto di questo successo risiede nella lucida consapevolezza di chi quella maison la conosce intimamente: la stilista non si limita a studiare l’archivio o a rispettare la storia viscerale delle cinque sorelle Fendi, ma ne ha fatto orgogliosamente parte, tornando oggi da direttrice creativa nel luogo esatto in cui mosse i primi passi nel 1989. Non stupisce, quindi, che invece di azzerare il passato per imporre il proprio ego, abbia deciso di tappezzare il pavimento della passerella con un manifesto inequivocabile: «Meno io, più noi / Less I, more us». Negli spazi dell’ex complesso industriale Riva Calzoni, illuminati da centinaia di lampadine nude, il contrasto è servito: fuori dai cancelli riecheggiano le inevitabili proteste degli animalisti, dentro va in scena un magistrale (e furbo) esercizio di riscrittura genetica. Svestiti i panni della star designer, Chiuri si fa filologa e riparte letteralmente dall’ABC: riapre il leggendario “Libro giallo” di Carla Fendi e affida a Leonardo Sonnoli il restyling del logo, recuperando i severi caratteri originari del 1925 ispirati alla Colonna Traiana.
Sulle note di Divinize di Rosalía, e sotto gli occhi di un front row stellare (da Monica Bellucci e Uma Thurman a Jessica Alba), sfila una collezione che Chiuri rifiuta di incasellare nel termine “co-ed”, preferendo il concetto di “shared”. È un guardaroba condiviso, dove lui e lei si scambiano cappotti in cashmere destrutturati e riproporzionati, pensati per non costringere mai il corpo. Il nero domina la palette, declinato su slip dress in seta, gonne al polpaccio e intarsi in pizzo indossati a pelle, in un gioco di seduzione che si completa con calze-gambaletto e décolleté con cinturino. I colletti delle camicie si staccano e diventano audaci choker in pelle per lei, mentre l’uomo alterna completi morbidi a maglie d’ispirazione calcistica, fino a incursioni nel mondo militare con bermuda e tute da aviatore color verde oliva e camouflage. Ma è sul nodo cruciale della pellicceria che Chiuri compie il suo scarto laterale più intelligente. Rispondendo indirettamente alle proteste esterne, la stilista trasforma l’heritage della maison in un manifesto di pragmatismo: in passerella sfilano esclusivamente pellicce d’archivio recuperate. Fendi lancia così il servizio di “rimessa a modello” nel suo atelier romano, invitando i clienti a trasformare i vecchi capi in fodere per trench, gilet leggerissimi, coperte o borse, azzerando gli sprechi proprio come facevano storicamente le sorelle fondatrici. Un approccio colto che pervade anche gli accessori, dalle borse Baguette riportate alla loro essenza (tra denim e specchietti colorati) alle collaborazioni trasversali con il mondo dell’arte. Sulle T-shirt e sulle sciarpe d’ispirazione sportswear compaiono i claim graffianti di Sagg Napoli (incluso un perentorio “NO”), mentre a impreziosire i look spunta la riedizione a tiratura limitata dei gioielli scultura di Mirella Bentivoglio. Un ritorno alle origini che guarda al futuro, celebrando la forza del collettivo sopra le vanità del singolo.
Antonio Marras
Antonio Marras per la sua nuova collezione co-ed ci porta a “casa sua” e, probabilmente, nel suo giardino fatato: nel contesto di nonostantemarras a Milano, negozio-spazio domestico ed esempio di tutta la sua creatività, lo stilista sardo ricostruisce un passaggio naturale e romantico ma allo stesso tempo ricco e decadente. Rami arricchiti da tante decorazioni floreali alla “Alice nel paese delle meraviglie” ospitano delle fate che ricamano fiori luccicanti. Ecco che i look e il make up sono invasi dalle stesse decorazioni, prima in contrasto di colori e poi abbinate al tessuto su cui sono applicate; i tailleur con gonna lunghezza polpaccio in carta da zucchero e nuance azzurre affini sono arricchiti da rose rosse, mentre cappotti e completi bordeaux sono accentuati da colli e polsi in pelliccia leopardata. Il tema del romanticismo prosegue non solo con i look e la musica, ma anche attraverso l’incedere di alcune modelle, tra visi giovani e altri più vissuti, che lasciano cadere “distrattamente” oggetti e fiori a terra, pronti ad essere raccolti dagli uomini alle loro spalle con fare innamorato. Dagli azzurri dei primi look si passa a colori più naturali come beige, tortora e cioccolato, sempre tempestati da decorazioni naturali e floreali ricamate in cristalli che riflettono la luce. Cappe, gonne e abiti trasparenti per la donna si muovono morbidamente, così come i completi gessati morbidi con inserti tartan per l’uomo accompagnate da lunghe sciarpe. Le applicazioni preziose si fanno poi sempre più nere e i tessuti più chiari fino all’avorio di maxi e slip dress in seta, terminando poi in un vestito da sera nero con maniche a sbuffo e schiena scoperta. Atmosfera fiabesca e romantica sono ciò che si nota principalmente nella nuova collezione di Marras, assieme a soluzioni pratiche ripetute nel corso dei look come gonne midi, più strette o più larghe, e i ricami naturali.
Etro
Marco De Vincenzo presenta con Etro la collezione Loop Forward; incentrata sul principio di eclettismo che caratterizza il brand e sul rimescolamento costante e perpetuo di elementi provenienti da mondi lontani che si accostano tra di loro senza sosta. Le cose e le esperienze di Etro sono collezionate e relazionate in un continuum sfumato, dove gli elementi si trasformano. A rafforzare la “ripetizione” la musica di Bluem – dal vivo -, artista sarda che evoca costantemente il folklore della sua terra e che, per Etro, parla proprio di tempo e di quanto ne sia passato. Anche il set-opera-installazione “Now more than ever” del collettivo artistico Numero Cromatico, composto da sette portali attraversati dalle modelle, costituisce una serie ripetitiva di campi. I look partono da composizioni più stratificate e “lifestyle”, cappotti da marinaio ben strutturati su camicie a righe e jeans slavati e dritti, oppure look in pelle con bermuda e giacche borchiate sopra a corsetti “pirateschi”. Il tailoring asciutto lascia spazio a maxi gonne con spacco o a sirena ed abiti leggeri e fluttuanti in stampe paisley dal blu al marrone che evocano mood esotici, mentre la maglieria che si fa spessa con le decorazioni a trecce ci si poggia sopra morbidamente. La collezione, tra rossi, gialli e blu, è anche un trionfo di paillettes e piume, spesso accostate; abiti corti e lunghi trasformano luccichio e movimento nei passi in modo continuo e armonioso, con le paillettes che brillano su ricami di animali disegnati in stile medievale.
Brunello Cucinelli
Anche Brunello Cucinelli opta per “giocare in casa”: la nuova collezione autunno-inverno 26/27 “County Couture” è stata presentata negli uffici e show-room della maison di Viale Montello. Ispirata ai look maschili per la campagna inglese, la collezione integra pezzi e design di ricerca con il savoir-faire di chi per costruire i capi ci impiega più di trenta ore: “tu hai l’idea ma poi sono le magliaie che ti dicono se si può fare e magari ti offrono lo spunto per creare qualcosa di diverso”, spiega Cucinelli, dando riconoscenza al lavoro manuale. I capi della collezione si fanno leggeri mantenendo qualità e consistenza: nascono così una “finta” pelliccia che in realtà è un lungo cardigan in mohair, mentre la tuta in cachemire è in tessuto traforato, leggerezza sostenuta dalla ricerca e dalla preziosità. Ritorna in collezione anche lo spezzato per un’eleganza più fresca, la gonna lunghezza polpaccio in tessuto plissettato e anche un rimando agli anni Sessanta con i bermuda. Il brand tiene saldi a sé dunque ciò che l’hanno reso un esempio del Made in Italy, la creatività ma soprattutto chi effettivamente “fa”.
Diesel
Glenn Martens e Diesel inaugurano le sfilate fisiche della settimana con la nuova collezione co-ed autunno-inverno 26/27, riprendendo la modalità della sfilata dopo l’esperimento della caccia al tesoro durante la Milano Fashion Week di settembre 2025. Al centro della grande sala interamente bianca dello Superstudio di Via Moncucco sorge un’installazione composta da oltre cinquantamila pezzi di oggettistica e memorabilia dell’archivio del brand, una sorta di “mercatino delle pulci” che va dalle carte da gioco fino a una Fiat 500 d’epoca passando per i maxi gonfiabili utilizzati per la collezione autunno-inverno 2022. Il disordine che rimane dopo una festa, volto a testimoniare l’impegno del brand verso la sostenibilità e il riciclo. È proprio attraverso questo paesaggio che si muovono modelli e i quasi settanta look della collezione: il primo a fare quasi da base per ciò che verrà dopo, un semplice top bianco e un paio di jeans scuri completati con quella che sarà una costante per tutta la sfilata, ossia la borsa a mano di medie dimensioni, aumentata di grandezza rispetto alla mini bag in trend del marchio. Protagonista fin da subito anche il denim lavorato, parte del DNA di Diesel, che questa volta si fa rigido e stropicciato su pantaloni e cappotti. La stessa sorte tocca anche a maglioni e cappotti, lavorati in modo da sembrare arricciati e rigidi. Dei primi look si notano shorts sgambati e calze/leggings colorate, e dalle nuance più tenui come grigio, blu e marrone, si passa ad un color block vivace tra verde, giallo, rosa e azzurro diffuso su pantaloni e montoni – anche destrutturati – sia in pelle che denim resi “metallizzati” trattamenti, stesso effetto dato anche a maglie e abiti trasparenti. Protagonisti dei look anche le pellicce ma soprattutto i tessuti floreali dall’effetto “riassemblato” in linea con la dichiarazione d’intenti del set, che tra pieghe, cuciture, drappi e layering generano movimento all’incedere delle modelle. La sfilata si chiude proprio con un look composto da gonna e piumino “vittima” di questa costruzione, in antitesi con l’essenzialità di quello d’apertura.
N.21
Se c’è un modo per sovvertire le regole della Fashion Week, Alessandro Dell’Acqua lo ha trovato invertendo l’ordine dei fattori. Negli spazi industriali e grezzi del brand, avvolti da una colonna sonora epica e cupa in stile Batman, la sfilata autunno-inverno 26/27 di N21 non finisce con la tradizionale parata delle modelle: inizia così. Un esercito femminile avanza in blocco, accompagnato da una voce fuori campo che scandisce: «L’amore è un campo di battaglia». Un colpo di teatro che cita apertamente il genio di Federico Fellini e il finale di 8 ½ («E così finisce il film? No, comincia così»). Ma a guidare la mano del direttore creativo c’è anche un’indagine sottile e voyeuristica ispirata all’artista Sophie Calle, che nel 1981 si finse cameriera in un hotel di Venezia per fotografare la “verità semplice” degli oggetti lasciati incustoditi dagli ospiti. Il risultato in passerella è un guardaroba dall’estetica anni Quaranta che esplora una femminilità quotidiana e priva di sovrastrutture. Il nero domina assoluto come “spazio neutro” da cui far partire tutto: abiti a sacco dal rigore severo con colletti bianchi si scontrano con maliziosi bustier dal doppio reggiseno a contrasto (nero su rosa), mentre il daywear fatto di bermuda al ginocchio, giacconi in pelle oversize e micro-camicie croppate si alterna a drammatici long dress in paillettes e chiffon. Dopo le digressioni nel grigio mélange, la collezione si accende improvvisamente con tessuti metallizzati: oro, argento e rosso rivestono gonne in carta laminata dalla consistenza materica, mentre il romanticismo delle stampe floreali viene intelligentemente sdrammatizzato da anorak sportivi in raso e faille dalle geometrie coloratissime. A chiudere il cerchio, accessori che giocano sui contrasti: scarpe glitterate nere o argento con punte in raso bianco o rosa, fusciacche bicolori in duchesse, guanti in maglia e la borsa Cabiria in taglia media. Una parata di vanità umane, disordinata e bellissima.
Missoni
Missoni decide di mostrare la nuova collezione autunno-inverno 26/27 in uno dei luoghi più iconici di Milano, Palazzo Mezzanotte nel cuore di Piazza Affari. In un set reso caldo e confortevole dal colore aranciato della passerella, i look di Missoni non sono da meno: capispalla come maxi cappotti con revere allargatissimi, montoni con pelliccia, bomber oversize e giacche squadrate simili al peacoat maschile sono il focus della collezione, ingranditi nelle dimensioni e resi morbidi dalle texture dei materiali utilizzati. La silhouette si gonfia attorno alle braccia ma soprattutto sulle spalle e collo, complici le spalline imbottite, colletti rialzati delle giacche o massicce sciarpe o colli in maglia. Quest’ultima parecchio presente anche sul resto dei look: dai maglioni – gonfi di tessuto anche questi – alle gonne alla caviglia, che al passo deciso delle modelle rimbalzano dando l’idea di calore e comfort. Dal basso, stivali e décolleté a punta come footwear, mentre per i pantaloni – oltre alle gonne in maglia – le linee più viste si dividono tra morbidi pantaloni sartoriali gessati dal taglio maschile o bermuda in pelle. Meno visibile del solito la trama multicolor a “zig zag” tipica di Missoni; viene reinterpretata infatti in una spina di pesce più nascosta. Assieme a quest’ultima, i pattern più visti sono spesse righe verticali o motivi tartan, ma rimangono un minimo comune denominatore delle varie trame la presenza di un filato effetto “lurex” che riempie i look di riflessi luminosi. I colori rafforzano il calore, dalle terre più aranciate passando per gli ori e i beige, il colore più visto in passerella è il grigio – specialmente sui pantaloni – , in tonalità che vanno dal chiaro ai grigi grafite più intensi.
Kiton
Niente passerella, come di consueto Kiton ha presentato la sua nuova collezione donna Autunno-Inverno nel cuore del brand, negli spazi del suo quartier generale in via Broletto a Milano. La visione per le nuove proposte si concentra sull’azione quotidiana come definizione della propria identità, il nobile gesto del “fare” per portare all’”essere”. La collezione esalta il DNA sartoriale di Kiton: riflettori puntati sul tailleur, dalle linee squadrate e affilate – sia a doppio che mono petto – rimangono morbidi nonostante la struttura definita, così come i capispalla, tra cappotti lunghi e giacche corte. Centrale anche il ruolo della maglieria, nel suo “habitat naturale” sui pullover in cachemire o come nei colli dei cappotti. I tessuti tradizionali strizzano l’occhio all’eleganza inglese sia nelle trame che nei colori; beige e grigi tortora sono accentuati dal bordeaux in trame a spina di pesce, gessati e principe di Galles di varie dimensioni riportati anche sulle cravatte, mentre nuance più vistose sono portate invece dai blu tendenti al petrolio. Non manca neppure il nero, accompagnato dal color ruggine per abiti e completi di seta stampati, mentre è reso protagonista negli abiti lunghi decorati da pietre e in una rivisitazione del tuxedo, con un cappotto lungo con rever a lancia e papillon slacciato a mo’ di accessorio. Proprio questi ultimi rimangono essenziali: guanti in pelle chiara, cinture e borse a mano, clutch o a spalla sono tutto ciò di cui c’è bisogno così come le scarpe, con pezzi più da giorno come i mocassini color tabacco e stivali alti o décolleté in nero.
Federica Bonifaci
Anche Federica Bonifaci decide di mostrare le sue nuove creazioni al di fuori della passerella, opta invece per gli spazi eleganti dello show-room nel cuore di Brera di Vitale Barberis Canonico, secolare lanificio biellese con cui la Bonifaci collabora per questa autunno-inverno: al centro della collezione la cappa, “gesto architettonico ma anche emotivo”, spiega la stilista: la cappa infatti unisce una struttura scultorea ad una funzione avvolgente e protettiva, riparo dal mondo esterno in tutte le sue forme. A completare i look in modo coerente poi ci pensano camicie con fiocco, gilet e pantaloni lunghi a palazzo o shorts. Tanta attenzione riservata ai tessuti utilizzati: dalle lane più materiche e calde del tessuto Overcoat ai filati più compatti del Mouliné Winter Covert per una maggiore idea di solidità e protezione, seguendo una palette calda e naturale composta da beige bordeaux unito al bianco e nero per uno spirito più contemporaneo. Il reame del tessuto è proprio l’habitat naturale per sviluppare la capsule collection assieme a Vitale Barberis Canonico: la cappa-abito protagonista della collezione è modulabile, adatta a diversi utilizzi, styling e fisicità. Per i materiali il Denim Stories richiama il denim mantenendo l’eleganza e la morbidezza, mentre il Gabardine Revenge si adatta a strutture più rigide grazie alla sua resistenza e feeling compatto.