Televisione

“Massimo Troisi mi ha salvato. I numeri degli stream sono una droga, ma il vero successo è vedere le persone ai miei concerti. A Sanremo vado con la PlayStation”: parla Mazzariello

Il cantautore salernitano debutta tra le Nuove Proposte del Festival con "Manifestazione d'amore", e presenta a "FQMagazine" il nuovo EP "Grandi successi" in uscita nei giorni della kermesse: "Ho vissuto anch'io l'ansia di dover pubblicare canzoni, poi ho capito che non voglio stare dietro a certe logiche"

di Emanuele Corbo
“Massimo Troisi mi ha salvato. I numeri degli stream sono una droga, ma il vero successo è vedere le persone ai miei concerti. A Sanremo vado con la PlayStation”: parla Mazzariello

L’anno scorso ha sfiorato la partecipazione al Festival di Sanremo, quest’anno Mazzariello sarà tra i protagonisti delle Nuove Proposte con “Manifestazione d’amore”, il brano con cui ha conquistato la giuria di Area Sanremo, guadagnandosi il pass per la città dei fiori. Classe 2001, originario di Siano (Salerno), negli ultimi anni ha costruito un percorso fatto di singoli che hanno saputo intercettare il sentire della propria generazione, rendendolo uno dei giovani cantautori più promettenti del panorama emergente. Mazzariello arriva a Sanremo dopo aver calcato il palco del Concertone del Primo Maggio e quelli di alcuni dei più importanti festival nazionali. Ad accompagnarlo in questa avventura in riviera, come confessa a FQMagazine, due inseparabili “amici”: il reflusso gastrico e i videogiochi.

In “Manifestazione d’amore” il protagonista è costretto a correre e a performare seguendo i ritmi frenetici della città: siamo sopraffatti dal mito della performance?
Totalmente. Siamo schiacciati da una società iper-performante e dall’essere reperibili 24 ore su 24. Da quando l’anno scorso mi sono trasferito a Milano ho notato che stavo entrando in un flusso lavorativo per cui sentivo sempre di meno la mia famiglia e i miei amici. “Manifestazione d’amore”, invece, vuole riportare l’attenzione sui luoghi e sulle persone che ci fanno stare bene. Il mito della performance, però, si sta insinuando anche in ambiti extralavorativi, come la salute mentale.

In che senso?
Pare che uno debba essere performante anche nello stare male o nello stare bene. In questo mi sento vicino a Massimo Troisi, che in “Pensavo fosse amore… invece era un calesse” diceva: “Lasciatemi soffrire tranquillo. Voglio solo soffrire bene”.

Curioso che citi proprio Troisi, dato che c’è qualcosa in te che lo ricorda.
Da piccolo dicevo di voler fare l’attore comico, e mia madre mi ha consigliato di guardare i suoi sketch. Avevo 8-9 anni e mi sono ritrovato a impararli a memoria vedendoli su YouTube. Il suo modo di leggere con ironia le cose che ci circondano mi ha aiutato tantissimo. Anzi, mi ha salvato.

Tornando al brano, è un invito a rallentare e a rimettere ordine nella lista delle priorità?
Sì, rallentare prima che sia troppo tardi e rimettere in ordine le priorità, perché va bene il lavoro e la carriera, ma secondo me a definirci sono più i legami che creiamo, non la nostra professione.

E la tua scala di valori qual è ora?
Al primo posto coltivare i legami che ho. Specialmente in questo periodo frenetico che sto vivendo mi tengono molto ancorato a terra. Persino la musica passa in secondo piano.

Accennavi al trasferimento a Milano. Come stai vivendo la città?
Sto imparando a viverla bene. Mi permette di lavorare parecchio, però bisogna trovare un giusto equilibrio altrimenti è facile cadere nell’idea che si debba over-performare. Con chiunque parli, sembra che tutti vogliano scappare da Milano. Lo posso capire, però non ci ha fatto niente di male. In realtà è una bella città.

Quando senti il bisogno di rallentare dove ti rifugi?
Vado a Lambrate (quartiere di Milano, ndr) dai miei amici. Anche loro fanno musica, ma cerchiamo di non parlare di quello perché per noi equivarrebbe a parlare di lavoro. Altrimenti sto a casa e gioco alla PlayStation. Quando posso, però, torno qualche giorno a Siano, ma capita raramente.

Che cosa ti manca di più della tua terra?
Guidare, perché in provincia oltre al tempo anche le distanze sono dilatate, e per andare nei paesi vicini ci può volere pure un’oretta. Quelli sono momenti per me stesso in cui sto da solo, ascolto un po’ di musica o qualche podcast. Un’altra cosa che mi manca è il verde: intorno al mio paese ci sono le montagne e sono a 20 minuti dal mare.

Ad andare veloce non è solo la città. Anche la musica ormai ha ritmi molto sostenuti.
È una dinamica che bisogna imparare a gestire, e che tocca tutti, dai big agli emergenti. Pure io sono stato investito dall’ansia di dover pubblicare canzoni, ma ho capito che non mi va di stare dietro a certe logiche. Ci penso, ovviamente, ma non voglio vivermi male la musica, per cui quando ho pezzi che reputo belli e validi li faccio uscire.

In concomitanza con il Festival esce il tuo nuovo EP “Grandi successi.” Che cos’è per te il successo?
Vivere di musica, e avere altri soldi per continuare a farla (ride, ndr). L’ EP racchiude la mia vita artistica degli ultimi due anni. Sono in un periodo in cui mi sento molto fortunato per le cose che sto facendo.

In un mercato discografico che chiede ai propri artisti di sfornare continuamente successi, che cosa succede a un artista quando non centra l’obbiettivo?
Dipende sempre da cosa intendiamo per successo. Bellissimi i numeri, sono una droga per certi versi, ma per me la vera vittoria sono le persone che vengono ad ascoltarmi live. Quando non si centra l’obbiettivo si rosica, ma la cosa migliore che si può fare è rimboccarsi le maniche e cercare di andare nella direzione più sincera possibile nei confronti della musica. Anche quello è un metro per il successo: se ho scritto una canzone sincera, a prescindere dal risultato è già una conquista per me. I numeri vanno e vengono. Ci sono momenti nella carriera di un artista dove è tutto più amplificato, altri dove è più ridimensionato.

Come va a Sanremo con il reflusso di cui soffri?
Meglio, sto mangiando in modo più sano, mi sono anche iscritto in palestra, pensa un po’ Sanremo cosa fa nella psiche di un ragazzo, ma penso sia dovuto anche all’emozione.

Oltre ai farmaci per tenerlo sotto controllo, cosa non manca nella tua valigia sanremese?
La PlayStation per farmi una partita ogni tanto. Al 99% non avrò tempo, ma se dovessi avere un momento per giocare mi aiuterebbe a ricaricarmi.

Giocherai invece al FantaSanremo?
Non ci ho mai giocato, ma questo forse è l’anno buono. E visto che le Nuove Proposte non sono contemplate nel gioco, potrò provare a modificare le cose dall’interno.

Precedente
Precedente
Playlist

Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e ogni utente può postare al massimo 150 commenti alla settimana. Abbiamo deciso di impostare questi limiti per migliorare la qualità del dibattito. È necessario attenersi Termini e Condizioni di utilizzo del sito (in particolare punti 3 e 5): evitare gli insulti, le accuse senza fondamento e mantenersi in tema con la discussione. I commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list (vedere il punto 3 della nostra policy). Infine non è consentito accedere al servizio tramite account multipli. Vi preghiamo di segnalare eventuali problemi tecnici al nostro supporto tecnico La Redazione