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“Ero annoiato e ho pensato di andare al Festival, spero di arrivare ultimo. Chi non mi conosce, mi valuta per i tatuaggi e pensa che sia cattivo, si sbaglia”: Chiello a Sanremo 2026

Dall'FSK Satellite al Festival con un brano che è "un oscillare tra ricordi e vuoto". A marzo il nuovo album "Agonia"

di Andrea Bressan
“Ero annoiato e ho pensato di andare al Festival, spero di arrivare ultimo. Chi non mi conosce, mi valuta per i tatuaggi e pensa che sia cattivo, si sbaglia”: Chiello a Sanremo 2026

“Con questo Sanremo mi metto in gioco. Ero annoiato e ho pensato di andare in gara. Non mi interessa il giudizio degli altri: ho più paura di deludere me stesso. Spero di arrivare ultimo”. Verità o strategia comunicativa per allontanare le pressioni attorno a sé? Poco importa. Ciò che realmente conta è che Chiello fa parte del lungo cast annunciato da Carlo Conti in occasione della 76esima edizione del Festival di Sanremo. L’artista sarà in gara con “Ti penso sempre”, brano (potenzialmente rivelazione) che “è un oscillare tra ricordi e vuoto, sono dei pensieri frammentati”, ha spiegato il cantante. Ma andiamo in ordine temporale.

Chiello, oggi considerato cantautore a tutti gli effetti, ha avuto un trascorso in un gruppo trap, gli FSK Satellite. Anche se, come spiegato dallo stesso artista a Billboard, “Essere associato sempre alla trap un po’ mi dà fastidio ma capisco che le persone per conoscerti abbiano bisogno di incasellarti. Posto che io non rinnego niente del mio passato, in effetti ora è cambiato il mio modo di approcciarmi alla musica. Parto proprio dagli strumenti, a volte addirittura dall’orchestra, e meno dalle produzioni”. Il passato, per Chiello, è spesso stato un ostacolo. “Ho affrontato la nausea per la vita che stavo facendo – aveva spiegato l’artista in monologo a “Le Iene” -. Quella sensazione di star vivendo una vita che non mi apparteneva. Mi sono fermato ed ho deciso di volermi bene. E ora sto meglio in equilibrio”.

Nella serata delle cover Chiello avrebbe dovuto duettare con Morgan sulle note di “Mi sono innamorato di te” (Luigi Tenco). Ma in realtà il cantautore non sarà con lui, si è annunciato sì ma sarà “dietro” le quinte come “tecnico”. Quindi sul palco con Chiello ci sarà accompagnato sul palco da Saverio Cigarini al pianoforte.

L’ultimo ricordo di Morgan ed il Festival è il clamoroso caso Bugo. Chiello si è poi detto essere indifferente ad eventuali polemiche che possano coinvolgere un personaggio discusso come il cantante dei Bluvertigo, al centro anche della vicenda giudiziaria in cui è accusato di stalking e diffamazione nei confronti della cantante Angelica Schiatti: “Lo stimo molto come artista, sarà un onore portare lui, penso ‘Canzoni dell’appartamento’ sia uno dei dischi leggendari della musica italiana”, ha detto l’artista in gara alla stampa.

“LA MAGGIOR PARTE DELLA MUSICA ITALIANA MI FA C***E”

Ma il focus dell’artista in gara pare non essere solo su Sanremo, anzi. “Non ci sto pensando molto al Festival, perché sono concentrato sul disco”. Dal 20 marzo, infatti, sarà disponibile l’ascolto del nuovo album di Chiello, “Agonia”. Titolo che “non è un sentimento negativo: descrive il conflitto con sé stessi”, ha spiegato il cantautore sempre a Billboard. La copertina del progetto è una fotografia di Todd Hido, tratta dalla raccolta “House Hunting”, un corpus di immagini a colori e in bianco e nero che attraversa i sobborghi americani. “Agonia” è stato registrato a Minneapolis nello studio del produttore alternative rock americano Steve Albini, il Pachyderm Recording Studio, (dove ha preso forma “In Utero” dei Nirvana). “Agonia”, sembra essere anche il termine opportuno per descrivere l’altalenante rapporto del cantante originario della Basilicata con le proprie canzoni. “Con la musica in generale ho un bel rapporto, ma con la mia un po’ meno. Questo perché, spesso, è diventata un incubo. La musica è il primo pensiero quando mi sveglio e l’ultimo quando vado a dormire. Ma è anche una delle poche cose che mi fa stare bene”, aveva spiegato l’artista ad esse Magazine poco dopo l’uscita del suo secondo album, “Mela marcia”.

Chiello pone sguardi, ispirazione ed attenti ascolti nei confronti dei cantautori italiani d’un tempo. È aspra la critica che l’artista fa a buona parte della musica contemporanea: “La maggior parte della musica italiana mi fa c****e – aveva detto Chiello in un’intervista a Rockol -. Mi rattristano i temi. Quando ascolto le canzoni di oggi, quelle che vanno in classifica, fatico a trovare dei significati. Sembra tutto molto superficiale e questo mi disturba”. E ancora: “Preferirei prendere esempio dai giganti, Luigi Tenco, Battisti, Enzo Carella, Piero Ciampi. Non mi avvicinerò mai alla loro grandezza, sia chiaro, lo so. Ma la vera sfida per me è superare me stesso, portare qualcosa che valga la pena di essere detto. Per farlo ho dovuto cambiare. Ero molto geloso della mia musica, di ogni parola che scrivevo. Non volevo condividerla. Oggi, invece, ho imparato che confrontarmi non mi toglie nulla, anzi può arricchirmi. Sono cambiate anche le mie parole: ho iniziato a fare trap e oggi provo a parlare d’amore. Dell’amore che provo e ricevo. Delle volte in cui qualcuno mi dice che le mie canzoni, anche quelle più tristi, gli hanno fatto compagnia in un momento difficile. Per me questo è tutto. Se c’è qualcosa che conta davvero, è sapere di aver detto qualcosa di vero”, aveva dichiarato il cantautore.

“CHI NON MI CONOSCE MI VALUTA PER I TATOO E PENSA CHE SIA CATTIVO: SBAGLIA”

L’accantonamento della trap, invece, “è arrivato in un momento in cui non riuscivo a esprimermi più bene con” il genere. “Avevo bisogno di una chitarra. Ho comprato una Gibson acustica e ho iniziato a suonarla. Ora ne ho anche di elettriche. Poi, ovvio, ho anche ascoltato un sacco di musica nuova, ho studiato. Ma l’ho fatto sempre in maniera naturale”, aveva spiegato Chiello a Rolling Stones in occasione del suo, oramai, penultimo disco, “Scarabocchi”. Una scelta che è andata contro ogni logica, numericamente parlando, discografica. “Verissimo”, aveva affermato Chiello, “Però il successo è relativo (…). E i numeri non contano un c***o. Non è che una cosa è bella solo perché l’ascolta un botto di gente. Quando ho sentito che non mi dava più niente quella cosa, ho semplicemente fatto altro. Non ho pensato al coraggio o alle conseguenze. Non mi ricordo nemmeno quando è successo. Con gli altri di FSK comunque sono amico, ci vediamo spesso”.

Oltre al genere, in Chiello è cambiato l’approccio che ha nei confronti della sua musica. Rispetto al passato è meno “Hikikomori”. “Prima invece rimanevo chiuso in casa per mesi e mesi. Uscivo solo per fare la spesa. Scrivevo da solo per mesi senza sentire nessuno o confrontarmi con qualcuno, nemmeno la mia famiglia. Invece ora molti testi e idee sono nati a casa mia ma poi mi sono confrontato anche con altre persone”.

La presenza di Chiello non è nuova al Festival. Seppur la kermesse prossima all’inizio rappresenti la prima volta in gara, l’artista classe 1999, aveva duettato, durante la scorsa edizione, con Rose Villain nella serata delle cover, sul testo di “Fiori rosa, fiori di pesco” (Lucio Battisti). Il rapper, ex FSK, ha con sé un’immagine visiva molto impattante. Grazie, soprattutto, ai suoi diversi tatuaggi. Alcuni anche in faccia, ma mai giudicare dalle apparenze: “Chi non mi conosce, mi valuta per i tatuaggi e pensa che sia cattivo: sbaglia”, ha dichiarato l’artista ad Iconmagazine. E ancora: “Difficile che mi penta di qualcosa, ne farei altri al posto di quelli che ho. Non ne ho in programma nessuno e l’ultimo risale a quattro mesi fa, una donna in stile manga sul fianco. Il primo? A 12 anni sotto le mutande, uno skate, un dinosauro e delle ossa spezzate, per nasconderlo ai miei genitori”, ha concluso Chiello.

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