Musica

“Ci ucciderà la fretta di arrivare, il bisogno di essere subito performanti. Vogliamo diventare come l’IA? Non credo”: il debutto di Tredici Pietro a Sanremo 2026

Il rapper debutta al Festival di Sanremo 2026 con "Uomo che cade", un brano sul cadere e rialzarsi. In arrivo anche l'album "Non guardare + giù"

di Andrea Conti

Tredici Pietro è per la prima volta in gara alla 76esima edizione del Festival di Sanremo con il brano “Uomo che cade”, scritto da Tredici Pietro insieme ad Antonino Dimartino. La musica è di Antonino Dimartino e Marco Spaggiari. È prodotto da Vanegas; la produzione aggiuntiva è di Giovanni Pallotti, Fudasca, Sedd e Montesacro. Venerdì 27 febbraio esce “Non guardare + giù”, l’album, pubblicato lo scorso aprile, nella nuova versione deluxe che include, oltre alle tracce originali, il brano “La Fretta” e il brano sanremese.

“Mi sono sentito superato e di non servire alla musica”

“Uomo che cade penso che sia uno dei brani che ho scritto in quest’ultimo anno, che mi rappresenta di più, sia sotto ‘aspetto lirico che sonoro. Ha la statura giusta per essere su quel palco. Ci sono stati tanti anni in cui mi sono sentito superato e di non servire alla musica in qualche modo. Ci sono stati degli anni in cui magari le cose non andavano bene come adesso, chiaramente si pensa al peggio: ‘non riuscirò a realizzare i sogni della mia vita’. Questa cosa terrorizza. Il mio invito è quello di non smettere di crederci. Quando pensi che stai toccando il fondo, è lì che stai risalendo. È importante fare e avere la giusta capacità reattiva nei confronti della vita. Non è una cosa che possono fare tutti, però è un sogno”.

Il ricordo di Lucio Dalla: “Lui chiamava mio padre psycho”

Nella serata delle cover Tredici Pietro canterà – accompagnato da Galeffi, Fudasca & band – “Vita”, portata al successo nel 1988 dal padre Gianni Morandi e da Lucio Dalla: “Lucio è stato un grande musicista e cantante. Uno dei più grandi che l’Italia abbia avuto. Quello che so è che chiamava Lucio chiamava mio padre “psycho”, perché registrava troppe volte. Era troppo minuzioso nelle registrazioni delle canzoni, delle voci. Invece Dalle era uno da ‘buona la prima’, uno molto intenso e capace di
racchiudere tutte le emotività, le capacità interpretativa immediata”

“Ci ucciderà la fretta di arrivare”

“C’è anche un altro inedito che si intitola “La Fretta: “Oggi vedo tanta rinuncia, tanta incapacità nel prendere un percorso e portarlo avanti per anni e definirlo come strada di vita, da parte nostra, della nostra generazione. Ho tantissimi amici che purtroppo non riescono a trovare una strada, magari, fanno un lavoro dopo sei mesi che fanno tanti lavori per sei mesi… Noi oggi, con tutti questi input /output che riceviamo, abbiamo quasi l’imbarazzo della scelta da una parte e dall’altra. Quindi è così difficile prendere una strada e perseguirla senza guardare giù. Io dico che ci ucciderà la fretta di arrivare. Questo spasmodico bisogno di dover arrivare domani per non dire adesso, questo bisogno di essere subito performanti. Andando invece avanti per la propria strada, magari qualcosa di buono arriva, ma soprattutto cercandolo.

Di mezzo c’è un impedimento economico, secondo me. La lontananza che c’è tra voler fare le cose e accedervi. Realmente. Però in mezzo c’è un altro grande spettro, quello dell‘immobilità, non avere il coraggio di fare, che può essere “non provarci con una ragazza”, perché tanto c’è il telefonino e le si scrive quando si è a casa, una cosa da cretino, sei solo un babbo (ride, ndr). Al non cercare di dire la propria in una sala per paura di essere giudicati e di conseguenza non mostrare se stessi. È molto difficile, perché c ‘è tanto giudizio, la privacy sembra non avere avere riposo, non esistono momenti in cui siamo costantemente non passibili di privacy. Dalla persona più sconosciuta alla più conosciuta, potenzialmente ci si potrebbe ritrovare nel video viralissimo in cui fa la figura “peggiore del mondo” e questa cosa nella testa della gente gira. L’unica cosa importante è che dobbiamo avere dei tempi di defaticamento, dei tempi in cui stiamo fermi e veniamo superati dalla vita, è inevitabile”.

“Solo l’intelligenza artificiale non si ferma mai”

“La Borsa si ferma, tutti si fermano nel weekend solo l’Intelligenza Artificiale non si ferma. Vogliamo davvero seguire il processo delle IA? Eseguire i ritmi di un robot? I robot non avranno bisogno di andare in vacanza con loro famiglia. I robot non avranno bisogno di la domenica di pausa. Siamo sicuri di voler diventare un robot o comunque seguire quel ritmo lì e di doverci adattare a quello? No, non è così. Non voglio arrivare a questo, vorrei che il mondo fosse più fallibile e che fosse celebrata la fallibilità. L’uomo che cade alla fine celebra la figuraccia, il fallimento e il cadere perché il cadere è figlio dell’aver provato almeno per una volta a risalire per avvicinarsi alla vetta”.

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