Champions, la lezione dell’Atalanta al calcio italiano vale gli ottavi: ecco come si gioca in Europa
Teniamoci stretta l’Atalanta: ha evitato la vergogna degli ottavi di Champions senza una squadra italiana. La formazione bergamasca ha messo in campo, contro il Borussia Dortmund, oltre a valori tecnici consolidati, orgoglio e consistenza fisica, un giusto grado d’intensità. È la caratteristica principe del football europeo ed è quello che era mancato la sera prima all’Inter. In serie A, si può giocare a ritmi bassi, talvolta da pantofolai: a livello internazionale non puoi permettertelo. Basta un Bodo Glimt, forte, ma non fortissimo, per mandarti a casa.
L’Atalanta ha compiuto un’autentica impresa: partiva dallo 0-2 incassato a Dortmund, in un match segnato da un approccio svagato e da errori difensivi. “La partita più bella da quando faccio l’allenatore”, le parole di Raffaele Palladino. Non abbiamo dubbi. Di fronte al suo popolo, l’Atalanta ha aggredito i tedeschi dal primo secondo. Il gol di Scamacca, dopo appena cinque minuti, è stato un passaggio fondamentale: in gare come questa, bisogna scuotere subito il tabellino. Importante anche il 2-0 di Zappacosta in chiusura di primo tempo.
Quando l’Atalanta è rientrata negli spogliatoi, il debito era già stato saldato: condizione ideale per completare il ribaltone. Il palo di Beier al 54’ è stato il segno che i pianeti si erano allineati nel modo giusto per i bergamaschi. Il 3-1 di Pasalic, una garanzia, ha prodotto il primo sorpasso. A questo punto, un calo fisiologico e i cambi del Borussia hanno modificato il copione. Gli inserimenti di Adeyemi e Fabio Silva hanno aumentato la spinta propulsiva dei tedeschi.
Domanda lecita: perché tenere in panchina, in nome del turn over, due giocatori di questo livello? Kovac ha scelto di tenerli a riposo in vista dello scontro contro il Bayern Monaco – i bavaresi guidano la Bundesliga con otto punti di vantaggio sui rivali -, ma ha sbagliato. La moda del turn over si sta rivelando, sempre più spesso, masochismo allo stato puro. Adeyemi è stato un colpo di frusta nel match: il suo gol è stato un gioiello.
Tutto da rifare e odore forte di supplementari, ma negli ultimi secondi, l’entrata scomposta di Bensebaini su Krstovic, colpito alla testa mentre stava per piazzare la capocciata della disperazione, ha consegnato il rigore-qualificazione, benedetto dal Var. La botta all’incrocio di Samardzic ha fatto esplodere la santabarbara di Bergamo: 4-1, Atalanta agli ottavi. Rivedere il film di questo capolavoro non è semplice esercizio di cronaca: è un insegnamento prezioso per capire come si gioca in Europa.
L’Atalanta, si diceva, ha fatto quello che non è riuscito all’Inter. Si tende spesso a complicare il calcio, a renderlo una scienza misteriosa, ma, in realtà, le cose sono molto più semplici di quanto si creda. L’Atalanta ha nel suo DNA, dopo la lunga permanenza in panchina di Gian Piero Gasperini, le componenti giuste per brillare sul palcoscenico internazionale. Non è un caso che i bergamaschi nel 2024 abbiano conquistato, superando 3-0 in finale un’altra formazione tedesca (il Bayer Leverkusen), l’Europa League, interrompendo un digiuno italiano che in questa competizione durava esattamente da 25 anni.
La notte ci ha regalato la prova d’orgoglio della Juventus che, in dieci dopo la discutibile espulsione di Kelly, è riuscita a portare il Galatasaray ai supplementari con il 3-0 maturato nei novanta minuti dopo il 5-2 incassato a Istanbul. Locatelli, Gatti e McKennie hanno firmato i tre gol. Un palo clamoroso di Yildiz ha fatto sfiorare il 4-0 che la Juve, per coraggio e orgoglio, avrebbe meritato. Zhegrova ha divorato il poker nel primo tempo dell’extratime e, da copione, è arrivata la stoccata di Osimhen, unico campione vero della squadra turca. Il Galatasaray ha giocato in modo osceno, pensando solo a perdere tempo e a difendersi. Alla fine, gli è andata bene e ha trovato persino la seconda rete, con Alper Yilmaz, per il 3-2 finale, ma al netto del carattere mostrato nel match di ritorno, l’eliminazione della squadra bianconera è un’altra stroncatura per il nostro calcio. Teniamoci stretta l’Atalanta.