A poche ore dall’esibizione del palco del Teatro Ariston per presentare il suo brano inedito “I Romantici”, abbiamo Tommaso Paradiso a Il Club dei Romantici, uno spazio creato da Lego proprio per l’occasione sanremese. Occhiali neri, accogliente, un po’ emozionato il cantautore ha mostrato una nuova fascia sulla mano sinistra di colore azzurro con sopra raffigurato uno dei protagonisti del manga “One Piece” di Eiichirō Oda. Un portafortuna o altro? Nei giorni scorsi l’artista si è fatto un taglietto, ma sicuramente indossare la fascia durante tutte le fasi della preparazione al Festival rappresenta per Paradiso anche un significato più profondo. Per l’artista “One Piece” non è solo un manga, ma anche un simbolo di libertà sia personale che universale. Al centro di “One Piece” ci sono le avventure di Monkey D. Luffy (in Italia ci chiama Rufy, ndr), un ragazzo con il corpo flessibile come la gomma, dopo aver mangiato il “Frutto del Diavolo”.
Poi c’è anche un’altra valenza più politica. Lo scorso ottobre alle manifestazioni italiane per Gaza e sulle navi della Flotilla è apparsa la Jolly Roger con il cappello di paglia, il vessillo dei pirati più famosi del Giappone, protagonisti proprio del manga. Ed è così che è diventato un simbolo di protesta globale.
Paradiso si concentra a modo suo prima di salire sul palco: “Farò un pò di shadow boxing, come se stessi andando sul ring, e poi scendo le scale…Sperando di non cadere”.
Nel brano cita il padre (“Io non farò come ha fatto mio padre, gelido”) e ha spiegato: “È un papà che non ho avuto, un papà che ha scelto di stare lontano da me quando sono nato, tutto qui”.
La canzone, che è stata ben accolta dalla stampa, “è come se avessi scritto una lettera, una cosa che mi è uscita dal cuore”, scritta con Davide Petrella e Davide Simonetta. Una canzone che tocca il tema della paternità, portandolo a una riflessione sul rapporto genitori-figli: “Come figlio è stato meraviglioso, ho una madre che mi ha curato in tutto. È stata molto severa ma mi ha anche dato tanto amore. Come padre, non so, spero che me lo dirà mia figlia quando incomincerà a parlare, quando comincerà a ragionare”.