“Sanremo è seguito da milioni di persone, renderlo accessibile significa affermare che la cultura è un diritto di tutti“. Martina Romano, 32 anni, vercellese, sorda dall’età di due anni, dal 2020 interpreta in diretta le canzoni del Festival su RaiPlay in Lingua dei segni. Un lavoro che non è semplice traduzione, ma restituzione emotiva.
Come vengono tradotte le canzoni del Festival nella Lingua dei segni
Dietro quei minuti in video c’è una preparazione meticolosa: “Studiamo i testi, ascoltiamo le interviste degli artisti per comprendere cosa vogliono davvero trasmettere”. L’obiettivo è andare oltre le parole, entrare nell’intenzione di chi canta. “Non si tratta di tradurra parola per parola, ma di cogliere il senso profondo, le immagini, il ritmo, l’intenzione dell’artista“, spiega a La Stampa. Poi c’è la variabile della diretta: l’energia del palco può cambiare tutto e l’interpretazione si adatta.
“Le persone sorde attraverso l’interpretazione riescono a emozionarsi, a commuoversi, a sentirsi finalmente parte dell’evento“. Perché “la musica non è solo suono: è vibrazione, ritmo, espressione del corpo, atmosfera”.
I ricordi d’infanzia
Il legame di Romano con la musica nasce in famiglia: “Me l’ha trasmessa mia madre: per portarmi a scuola, da una città all’altra, alzava il volume in macchina, mi faceva sentire le vibrazioni e mi traduceva le parole” racconta. “Mi ha insegnato che la musica si può vivere con gli occhi, con il corpo, con il cuore”. Oggi, grazie anche agli apparecchi acustici, Martina ha “un buon recupero uditivo”. Alla domanda se la sordità sia stata un ostacolo fa sapere: “Più che la sordità, gli ostacoli sono state le barriere comunicative. Quando manca accessibilità si crea esclusione”. E conclude: “Oggi la sordità fa parte della mia identità culturale. Senza di essa non sarei la persona che sono”.