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“Ho visto il mio primo omicidio a nove anni. Mi hanno caricato una pistola in testa, ero accecato dalla rabbia e pensavo solo a vendicarmi”: Luchè a Sanremo 2026 con “Labirinto”

Il rapper in gara con “Labirinto”, nella serata delle cover, duetterà con Gianluca Grignani, sulle note di “Falco a metà”

di Andrea Bressan
“Ho visto il mio primo omicidio a nove anni. Mi hanno caricato una pistola in testa, ero accecato dalla rabbia e pensavo solo a vendicarmi”: Luchè a Sanremo 2026 con “Labirinto”

“Ho visto il mio primo omicidio a nove anni e non ho provato niente. Anzi, forse attrazione”, aveva raccontato Luchè, definendola, “una dinamica di quartiere”, a One More Time Podcast. Nel suo passato l’artista partenopeo, Luca Imprudente all’anagrafe, ne ha viste di cotte e di crude. Un’infanzia e un’adolescenza trascorsa tra i vicoli di Marianella, un quartiere vicino a Scampia. Poi è arrivata la musica a svoltargli la vita. Prima, assieme all’amico e collega Ntò, coi Co’Sang. Il loro disco più significativo è “Chi more pe’mme”. All’interno del progetto i due rapper raccontano la vita e le difficoltà all’interno dei rioni partenopei. Luchè è riuscito ad affermarsi anche da solista. Celebri e riconosciuti sono, da pubblico, scena e critica, album come “Malammore”, “Potere” ed il più recente “Il mio lato peggiore”.

All’età di 45 anni è arrivato il momento del grande salto: la partecipazione al Festival di Sanremo 2026, sulle note del brano “Labirinto”. “Succede a tanti di sentirsi prigionieri in un labirinto, specie a chi ha un’anima sensibile – ha spiegato Luchè, a proposito del brano -. Quanto a me, sto ancora cercando la via d’uscita. Sono una persona complicata, che non si accontenta di essere ‘abbastanza’, ma vuole spingersi oltre, anche fallendo, ma spesso anche vincendo”. Quest’anno la kermesse conta un’ampia quota di rapper. Si strizza l’occhio ai più giovani e il numero degli streaming sono (ancor di più) al sicuro. L’artista partenopeo, come vi avevamo rivelato in occasione del primo – e finora unico – ascolto del brano, “porta una bella canzone con un beat leggermente soul, pop e ovviamente rap. Un brano intimo che parla di sé senza fare sconti. Auto-Tune a tutto spiano”. Sarà, inoltre, interessante vedere all’opera il connubio Luchè-orchestra. Ma per comprendere al meglio il “Labirinto” interiore di Luchè, occorre fare luce sul suo trascorso.

“MI HANNO CARICATO UNA PISTOLA IN TESTA”

Nella canzone “Lettera alla pistola alla mia tempia”, il rapper si rivolge, a tu per tu, all’arma che avrebbe potuto ucciderlo per futili motivi. “Tu sei la chiave per aprire questa gabbia (…). Spegni quel fuoco che brucia a ogni mio passo. Ho scartato il regalo della vita e non era la sorpresa che cercavo. Liberami da questa morte lenta, sii la mia medicina definitiva (…). Dai senso a tutta questa sofferenza testarda che non mi abbandona mai (…). Anche chiudere gli occhi ed evaporare è un mio diritto. Pistola, che baci la mia tempia, tu hai il potere, tutto dipende da te (…). Te ne sarò grato a vita, dovrò tutta la mia serenità a te. Rendimi libero di volare (…)”, prosegue Luchè, in tono struggente.

Una cronaca di strada che, purtroppo, è tutt’oggi attuale. “Mi hanno caricato la pistola in testa – aveva raccontato l’artista a “Le Iene”, a proposito dell’arma puntatagli in fronte –. Eravamo fuori da un bar a parlare con delle ragazze. Ad un certo punto è passato il fidanzato di una di queste. Vede me ed i miei amici e se ne va. Dopo un po’ ci tagliano (il ragazzo in questione ed un suo amico, ndr) la strada con un motorino. Io ero in macchina, inchiodo, cerco di uscire dal veicolo ma loro due mi chiudono a calci la portiera. Lui col manico della pistola rompe il finestrino e carica l’arma sulla tempia. Poi se ne vanno”. E ancora: “Ero accecato dalla rabbia, pensavo solo a vendicarmi. E infatti una settimana dopo siamo andati a prenderlo. Siamo andati da lui con un gruppo di persone armate, le cose si sono calmate ed i tipi che erano venuti con me gli hanno detto ‘la prossima volta spara’. Non è che la cacci e non spari”, aveva concluso il rapper partenopeo.

“NON MI SI PUÒ DIRE CHE SIA UN PAGLIACCIO”

Nonostante il successo, sono ancora ben ancorate le radici che legano Luchè con la città ed i quartieri di Napoli. E quando viene affrontato il tema delle Vele di Scampia, il rapper ne parla con tono amareggiato. “Costruisci una cosa che dovrebbe rappresentare il riscatto popolare e poi diventa il simbolo del degrado di tutta Europa, è un inganno”. Oggi “vengono a fare le foto i turisti, vengono a vedere il degrado. Combattere il pregiudizio per cinque minuti è facile”, aveva precisato il rapper, sempre a “Le Iene”. “Non avrei mai pensato che questo giorno sarebbe arrivato – aveva detto poco prima che iniziasse la demolizione della Vela Rossa (Vela D) -. Fa male, ci ha dato tanto dal punto di vista umano, ma ci ha reso anche più freddi e cinici”.

Nei confronti della sua amata città, il rapper ha sempre usato bastone e carota. “Non possiamo dire ancora che Napoli non abbia le difficoltà di un tempo – aveva dichiarato a FqMagazine -. (…) Dobbiamo sottolineare le qualità di Napoli ma anche denunciare dove possiamo fare meglio. Solo così la città potrà crescere veramente”. E ancora: “Cerco di provocare le persone per aprire la loro mente, voglio che sia importante la mia musica per dire anche delle cose scomode. Non m’interessa non mettermi contro nessuno per guadagnare. Se mi metto contro qualcuno lo faccio veramente. Non mi si può dire che sia un pagliaccio o una marionetta”. Le periferie e la criminalità sono in continua evoluzione. Alcuni osservano come, nelle strade, non ci siano più “codici”. “Quando ero più piccolo e stavamo nelle periferie c’era ancora il ruolo di chi comandava. Adesso si è abbassata l’età e quindi ci sono meno codici, anche se, già anni fa, notavo che succedevano cose che mi facevano pensare: ‘Ma i codici dove ca**o stanno se, ad esempio, bruciano viva l’ex fidanzata di uno?’. Forse questo discorso sui codici della strada è stata sempre un’utopia”, aveva, tuttavia, osservato Luchè.

“IL GIORNO DELL’ANNUNCIO HO LITIGATO CON MIA MAMMA”

L’artista si era reso protagonista anche di un acceso dissing con Salmo, infiammando (sì, stiamo parlando delle barre e non delle alte temperature) l’estate degli appassionati di rap. I due se le erano date, musicalmente parlando, di santa ragione. “Per me c’è poco da dire perché quello che è stato detto resta e quando le cose che si dicono sono valutate gravi, per me restano gravi. Sicuramente non lo rifarei, non mi andrebbe di andare a camminare per le strade di Milano e rischiare di incontrare un nemico. (…). Ho dato dimostrazione che non sono un giocattolino (…). Subire affronti così ferisce, non sarei pronto ad avere un’amicizia con una persona che si è permessa di dire queste cose di me, come io di lui ovviamente – aveva spiegato a “One More Time Podcast” –. La lezione che ne traggo? È stato solo intrattenimento per un pubblico che poi si è rivelato molto infantile e non ha fatto altro che dividere le masse. Non c’è neanche stato confronto artistico. Se mi dovesse arrivare un altro attacco del genere, non risponderei più”.

Per Luchè l’Ariston rappresenta un ritorno. Il rapper, che è comunque al suo debutto in gara, si era esibito, nel Festival del 2024, durante la serata delle cover assieme a Geolier, Guè e Gigi D’Alessio. Come affronterà Sanremo, tuttavia? Il risultato della classifica finale ha, per Luchè, importanza relativa. Ciò che più conta sarà fare “buona impressione” e sperare che il brano possa andare bene anche e soprattutto post Festival. Tutti conosciamo il rapporto viscerale che lega la città Sanremo ed i suoi magnifici fiori (tranquilli ora lo sa anche Blanco). Luchè stesso ne sarà al corrente. Tuttavia, come da lui stesso rivelato a “Supernova”, “Il giorno dell’annuncio” dei trenta big che avrebbero partecipato alla kermesse, non è andato tutto “a rose e fiori”. “Ho litigato in cucina con mia madre – ha rivelato il rapper a Cattelan -. Mi son trovato a casa tutti i parenti per guardare il TG che avrebbe annunciato i nomi dei concorrenti. Ma sono cose, e i miei parenti lo sanno, che un po’ m’imbarazzano, perché sono fin troppo riservato. E mentre stavo discutendo con mia mamma, Carlo Conti aveva fatto il mio nome, quindi non lo abbiamo visto” in diretta. “Chi ben inizia è a metà dell’opera” direbbero i più. Vero. Luchè, tuttavia, potrebbe avere assi nella manica per stupire, soprattutto, il pubblico che meno lo conosce. Staremo a vedere.

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