Rinviata ancora la presentazione dell’Industrial accelerator act. Si litiga sulla clausola buy European (che non piace agli Usa)
L’Industrial Accelerator Act deve attendere. La proposta mirata a incentivare la transizione industriale e la competitività del Vecchio Continente, parte del più ampio Clean Industrial Deal, avrebbe dovuto inizialmente essere adottata a dicembre, poi è stata rinviata a gennaio, infine a febbraio. Ora la presentazione slitta al 4 marzo. Il rinvio arriva dopo che gli Stati Uniti hanno annunciato ritorsioni in caso di introduzione di una preferenza europea negli appalti pubblici, la cosiddetta clausola “buy European“, nel campo della difesa. L’entourage del vicepresidente della Commissione europea Stéphane Séjourné, responsabile del piano, si augura che “questa settimana aggiuntiva di discussioni interne consentirà di rendere la proposta ancora più solida”.
La preferenza per il buy European, fortemente voluta dalla Francia, favorirebbe le imprese dell’Unione europea rispetto ai fornitori esterni ed è una delle principali linee rosse per il governo francese. Parigi ritiene la misura cruciale per il rilancio della competitività interna – in particolare dell’industria automobilistica e tecnologica – alla luce delle sfide globali come il rallentamento economico, la crisi energetica e le crescenti tensioni geopolitiche. Ma la Germania e l’Italia non sono d’accordo: temono l’effetto boomerang per industrie che hanno già spostato parti importanti della produzione fuori dai confini continentali. Contrari anche diversi paesi dell’Europa settentrionale, tradizionalmente più favorevoli al libero scambio, secondo cui l’adozione della clausola rischia di chiudere il mercato, aumentare i prezzi e danneggiare le loro imprese.
Alle divisioni interne si aggiungono le minacce di ritorsioni arrivate da Washington. In un contesto già teso sul fronte commerciale e con la nuova variabile della sentenza della Corte suprema che ha bocciato i dazi imposti sulla base dell’International Emergency Economic Powers Act, facendo infuriare Donald Trump che li ha sostituiti con altre tariffe del 15% disposte invocando un’altra legge. Una situazione di estrema incertezza che ha indotto il Parlamento europeo a bloccare la ratifica del travagliato accordo siglato a luglio in Scozia tra Trump e Ursula von der Leyen.
A Bruxelles si avverte una certa frustrazione, in particolare tra i funzionari della Commissione, che temono che il rinvio continuo delle decisioni non solo ostacoli la competitività dell’industria europea, ma rischi di compromettere la posizione dell’Unione sul mercato globale.