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Usa avanti sui nuovi dazi: “E niente rimborsi per gli esportatori”. Il ministro Urso dà la colpa alla Corte suprema: “Ci ha svantaggiati”

Il Parlamento europeo ha deciso di non procedere con la ratifica dell'accordo siglato a luglio in Scozia tra Trump e Ursula von der Leyen. Il tycoon su Truth minaccia: gli Stati che "vogliono fare giochetti con la ridicola decisione della Corte Suprema si troveranno ad affrontare dazi molto più alti e peggiori di quelli concordati di recente. Attenzione"
Usa avanti sui nuovi dazi: “E niente rimborsi per gli esportatori”. Il ministro Urso dà la colpa alla Corte suprema: “Ci ha svantaggiati”
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Gli accordi commerciali siglati finora dall’amministrazione Trump restano in vigore. In aggiunta, la Casa Bianca intende mantenere il quadro delle tariffe già stabilite limitandosi a cambiare base giuridica: non più l’International Emergency economic powers act, bocciato dalla Corte Suprema, ma la sezione 122 del Trade Act, che autorizza l’introduzione di dazi fino al 15% per 150 giorni in caso di ampi squilibri della bilancia dei pagamenti. Nessuna intenzione di concedere rimborsi alle aziende esportatrici straniere. Sono questi i punti fermi emersi lunedì dalla riunione dei ministri del Commercio del G7 a Bruxelles, a cui ha partecipato anche il rappresentante Usa al Commercio Jamieson Lee Greer.

Per l’Italia c’era il ministro degli Esteri Antonio Tajani, che – mentre Giorgia Meloni continua a tacere sulla sentenza – ha assicurato di aver “ottenuto rassicurazioni sulla volontà di non creare instabilità per le nostre imprese” e sostenuto che c’è ancora “un obiettivo comune su entrambe le sponde dell’Atlantico”, cioè “prevedibilità per le nostre imprese, rafforzamento del partenariato e rinnovato impegno per la crescita”. Nel frattempo però, da Roma, il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso parlando su Radio 1 Rai ha detto la sua. Dando un giudizio singolare sulla decisione della Corte: “Ci ha svantaggiati rispetto alla Cina, al Brasile e ad altri partner nostri competitori nel mercato americano per i quali l’amministrazione Trump aveva determinato dei dazi maggiori rispetto al 15% concordato con la commissione Ue”, ha detto. “Il fatto stesso che quei dazi elevati siano stati ridotti dalla Corte suprema a un dazio pari a quello di fatto stabilito nei confronti dell’Ue, ci ha danneggiati”. Poco importa se a fissare unilateralmente le nuove tariffe al 15% è stato Donald Trump, non certo John G. Roberts e gli altri otto giudici della più alta corte federale.

Intanto, nonostante Greer abbia chiarito che le intese sottoscritte nei mesi scorsi dal tycoon sono ritenute pienamente valide, il Parlamento europeo ha deciso di non procedere con la ratifica del travagliato accordo siglato a luglio in Scozia tra Trump e Ursula von der Leyen. Nuovo stop, dunque, dopo quello di gennaio arrivato come reazione alle minacce alla Groenlandia. Il socialista tedesco Bernd Lange, relatore dell’Eurocamera sull’intesa Usa-Ue, ha spiegato che “le basi legali sono cambiate” e “molti prodotti al 15% non sono coperti dagli accordi firmati in Scozia”. Troppa confusione sotto il cielo, da cui la decisione di non votare domani in attesa di un altro incontro dei relatori la prossima settimana.

Il rinvio potrebbe risultare molto sgradito al presidente Usa, che dal suo social Truth continua a lanciare strali contro la Corte “influenzata da interessi stranieri” e gli Stati che a suo dire “ci hanno derubato per decenni”. Oggi è arrivato l’avvertimento che quanti “vogliono fare giochetti con la ridicola decisione della Corte Suprema si troveranno ad affrontare dazi molto più alti e peggiori di quelli concordati di recente. Attenzione”. Poi un nuovo disconoscimento della sentenza di venerdì: “In qualità di Presidente, non devo tornare al Congresso per ottenere l’approvazione dei dazi. Tale autorizzazione è già stata concessa, in molte forme, molto tempo fa! È stata inoltre appena ribadita dalla ridicola e mal concepita decisione della Corte Suprema!”.

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